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Stop at nothing – intervista ai DYING FETUS

15 aprile 2011

Quasi tutti noi, da adolescenti, abbiamo avuto dei maestri di vita metallica che ci istruivano su cosa era giusto e cosa sbagliato, figure che ascoltavamo con il rispetto e la devozione dovuti ai veterani. Nella swingin’ Cagliari di metà anni ’90 la nostra guida spirituale era un tale Crispino, per gli amici ‘zio Crispino’. Piero Tola se lo ricorda sicuramente. Era costui il classico metallaro old school dall’età indefinibile compresa tra i 25 e i 45 anni, la tipica faccia arcigna da tagliagole barbaricino e una lunga chioma nera e unta che sfidava coraggiosamente la calvizie precoce. Aveva un carattere un po’ burbero e scostante ma nel complesso era un’ottima persona. Lo si incontrava spesso alle assemblee musicali dei licei (che, come ho spiegato, erano una delle pochissime occasioni di ascoltare metal dal vivo nella mia città natale) indossare fieramente una scolorita t-shirt dei Carnage che gli aveva regalato Matti Karki, uno degli innumerevoli musicisti con cui aveva scambiato lettere ai tempi eroici del death primigenio e sui quali raccontava gli aneddoti più bizzarri. A quei tempi noialtri sbarbatelli eravamo tutti in fissa con il black norvegese, allora ai massimi storici. Zio Crispino guardava a tale movimento con diffidente sussiego, considerandolo roba da ragazzini quali appunto noi eravamo. Ogni volta che provavamo a convincerlo che gli Immortal fossero un gruppo della madonna lui ribadiva che era solo casino e che avremmo fatto meglio a procurarci la demo dei (inserire nome di gruppo death/grind underground polacco dell’epoca a piacere). Noi annuivamo perché zio Crispino aveva ragione sempre e comunque, anche se non gli piaceva Battles In The North.

Il bastione di Saint Remy, mia scuola di vita

Un giorno il nostro mentore si presentò al Bastione (il luogo intorno al quale gravitavano tutti i rifiuti umani di Cagliari e dintorni – dai metallari agli hip hop, dai punk ai fricchettoni fino ai semplici eroinomani – e dove ovviamente trascorrevo larga parte delle mie giornate) con una maglietta ultrasplatter di una band che avevo a malapena sentito nominare. “Crispino, ma chi sono ‘sti Dying Fetus?” “Come, ‘black metal’ (mi aveva soprannominato così), non conosci i Dying Fetus, mi stai dicendo che non hai mai ascoltato la fondamentale demo del ’93 ‘Bathe In Entrails’? Beh, faresti meglio a sentirli, questo è il vero death metal, mica la roba che ti ascolti te”. L’act statunitense era appena fuori con il secondo album Killing On Adrenaline, effettivamente un discone. Zio Crispino non aveva avuto torto. Intricato, ultratecnico, violentissimo, con testi schizzati e paramarxisti. Stava venendo fuori una nuova generazione brutal a stelle e strisce, e la formazione di John Gallagher ne era già tra i capofila. Faranno ancora meglio nel 2000, con l’incredibile Destroy The Opposition, i cui deragliamenti groovy e hardcore influenzeranno una generazione. Subito dopo tre quarti della band lasceranno Gallagher da solo per formare i Misery Index. Il chitarrista non si perse d’animo e reclutò subito quattro nuovi membri, con i quali inciderà tre anni dopo Stop At Nothing, un lavoro molto meno interessante dal punto di vista creativo ma altrettanto solido. Seguiranno altri due album, che, insieme all’intensissima attività live, consolideranno il ruolo dei Dying Fetus nella scena, ruolo che, complice l’esplosione del fenomeno deathcore, resterà di primo piano nonostante gli ulteriori cambi di line-up, ai quali sopravviverà il solo bassista Sean Beasley, che incontro nel backstage del Blackout poco prima della loro gig romana…

Ormai sono due anni che girate come trio. La prima volta che vi vidi con questa formazione, un annetto fa, in alcune canzoni si sentiva un po’ la mancanza di un’altra chitarra. Perché avete deciso di non sostituire Mike Kimball?

Quando Mike ci mollò avevamo un sacco di concerti in programma. Provammo un paio di chitarristi per poter restare in quattro ma non trovammo nessuno che funzionasse e dovevamo tornare in tour a breve. Iniziammo a fare qualche data in tre, provammo un altro tizio ancora ma non funzionò neanche lui e alla fine si rivelò molto più facile continuare così piuttosto che trovare un chitarrista che imparasse le canzoni in pieno tour americano. Non credo che abbia pesato sulla nostra roba più di tanto, non siamo una band melodica con armonie di chitarre gemelle, ora stiamo bene come trio.

Però John canta pure, non si trova troppo peso addosso?

No, per lui è più semplice suonare da solo piuttosto che coordinarsi con qualcun altro. Io invece ho dovuto cambiare il mio modo di suonare nelle parti dove lui esegue gli assoli, faccio un sacco di accordi per poter riempire gli spazi. Dovevamo mantenere lo stesso impatto con una chitarra sola e all’inizio fu strano, riarrangiammo parecchi pezzi. Abbiamo fatto qualche prova, mi sono inventato qualcosa per quelle parti e siamo ripartiti in tour. Certo, ci ho dovuto lavorare un po’.

Infatti Descent Into Depravity, il primo disco che avete inciso come trio, suona piuttosto diverso da War On Attrition, il basso è molto più presente…

Quando entrammo in sala di registrazione sapevamo di non poter infilare troppe chitarre in mezzo, ovviamente qualcosa in studio la si aggiunge ma doveva essere roba che potessimo suonare tranquillamente in tre…

Della formazione di Destroy The Opposition rimane solo John e della line-up del successivo Stop At Nothing sei l’unico superstite oltre a lui. Come mai tutti questi cambi di line-up? Siete gente così intrattabile?

Non c’è un motivo preciso, i cambi di line-up sono cose che capitano, sto nel gruppo da dieci anni e ne ho visti molti ormai, e ogni volta avvengono per una ragione differente. A volte è gente con cui non ti trovi bene, altre volte qualcuno ha un buon posto di lavoro che non può mollare, ancora più spesso c’entrano le fidanzate… Ogni volta è una storia è diversa. A Mike, per esempio, non piaceva la direzione dove stavamo andando musicalmente, non gli piacevano le canzoni che stavamo scrivendo e non voleva più fare parte della band… Questa era nuova! Lui avrebbe voluto fare qualcosa di più thrash metal, di più veloce, mentre noi non vogliamo prefiggerci cosa scrivere. Ci piace essere tecnici ma la tecnica non deve dominare la canzone, avevamo idee diverse su come dovevano suonare i brani, Mike voleva suonare ultraveloce… Non abbiamo litigato, semplicemente volevamo andare in direzioni diverse. Inoltre lui ha un impiego ben pagato, avere un lavoro fisso e poter tornare a casa la sera è molto più confortevole!

In effetti ora che i dischi si scaricano e non si vendono è più dura fare la vita da musicista, per campare devi stare costantemente in tour…

Decisamente. Adesso stanno tutti a casa a scaricare, chi compra ancora i dischi è chi vuole sostenere la band, chi compra anche le magliette e il vinile; il tuo fan medio oggi scarica e basta. Una cosa è preoccuparsi di avere la macchina fica, una cosa è preoccuparsi del cibo (ride)!

Fu molto dura ricostruire la band da zero dopo Destroy The Opposition? Jason Netherton fu il primo a mollare e tu, di conseguenza, il primo nuovo acquisto…

Già, quando arrivai c’erano ancora Sparky Voyles alla chitarra e Kevin Talley alla batteria. Jason se ne andò per frequentare un master a Berlino, poi gli mancò suonare in una band e formò i Misery Index (ai quali subito dopo si unirono Voyles e Talley, ndr). Questo fu l’inizio, poi all’improvviso andò tutto a puttane, fu una cosa abbastanza strana. Arrivò gente nuova, ma ero un membro nuovo anch’io e al momento mi preoccupavo soprattutto di imparare le canzoni in tempo per il tour. Non fu facile, per me fu una grande occasione di miglioramento. Il fatto che fossi così concentrato sullo strumento è uno dei motivi per cui non conosco la storia dei dettagli. Posso dirti che ci furono gravi contrasti personali tra John e gli altri ragazzi, soprattutto con Jason. Erano due personalità molto forti, entrambi volevano guidare la band.

Con il nuovo batterista Trey Williams tutto ok?

Sì, ormai stiamo da tre anni insieme, è un ottimo batterista ed è perfetto per quello che facciamo. Adesso è tutto diventato più facile, davvero. E’ più facile provare, andare d’accordo, prendere decisioni. Per un certo periodo siamo stati in cinque, non ti immagini il casino (ride)!

State già lavorando al nuovo album?

Avevamo iniziato a scrivere prima di partire per il Bonecrusher ma ci siamo fermati perché non potevamo rinunciare a un tour come questo. Ricominceremo appena tornati a casa e poi ci concentreremo sulle nuove date in Usa. Scrivere in tour è possibile ma non è semplice, sai, hai i soundcheck di mezzo… Abbiamo quattro o cinque pezzi quasi pronti, speriamo di chiudere entro la fine dell’anno. E’ difficile prevedere quanto tempo richiederà un disco, Descent Into Depravity e Stop At Nothing vennero fuori abbastanza velocemente mentre War On Attrition richiese molto più tempo…

Mike ti ha lasciato in eredità il compito di scrivere le liriche. I vostri testi hanno sempre mantenuto una forte impronta sociopolitica a prescindere da chi li scrivesse…

Partì tutto da Jason. Prima di Killing On Adrenaline i testi erano più legati alle tematiche tradizionali del death metal, poi con Destroy The Opposition assunsero connotati politici ancora più forti. Mike continuò su quella strada per due album e oggi tocca a me. E’ parte dell’identità del gruppo, un aspetto che abbiamo voluto sempre conservare.

Oggi parlano tutti di questo deathcore e voi ne siete considerati tra i maggiori ispiratori. Ve ne eravate resi conto?

Beh, all’inizio è stato abbastanza fico che tutte queste band ci considerassero degli ispiratori, e la tendenza è già cambiata, sai, ogni due anni spunta qualcosa di nuovo. All’inizio girava tutto intorno al breakdown, quel riff che ogni gruppo ficcava a un certo punto… Tutti condividevano un unico riff! Oggi sta diventando tutto molto più tecnico, le nuove band infilano un sacco di stacchi ipertecnici assurdi insieme, beh, ai breakdown. E’ roba che noi facevamo da un po’, quindi ce lo riconoscono.

La storia dei breakdown è divertente, sai, il fatto di dover imparare le nuove terminologie, all’inizio manco avevo capito che cazzo era ‘sto breakdown.

Idem. Non so se hanno ancora inventato una definizione per gli stacchi ipertecnici (ride). E’ un genere nuovo, dovrebbero dargli una definizione! Ormai il deathcore è roba di due o tre anni fa, la scena, come ti dicevo, è già cambiata.

Ma segui i gruppi recenti o a casa ascolti sempre la roba vecchia?

Mi piacciono molti generi diversi ma quando sto a casa ascolto soprattutto la roba vecchia. Mi capita di sentire qualche nuova band soprattutto quando sono in tour e i ragazzi più giovani mi fanno sentire i loro cd.

Si dice sempre che non è rimasto più niente da inventare nel metal ma, almeno a livello di tendenze, qualcosa ogni tanto continua a saltare fuori…

Infatti! Pensa al vecchio death metal. A metà anni duemila sembrava stecchito, noi avevamo resistito ma ci ritrovavamo in tour soprattutto con gruppi hardcore o black metal. Era una scena che stava morendo, oggi sta tornando, molte vecchie band si sono riformate, pensa a Suffocation, Obituary, Pestilence… La reinvenzione del thrash era un’altra cosa che non mi aspettavo affatto. La prima volta che suonai insieme a gente come Skeleton Witch e Toxik Holocaust ci rimasi di sasso. E’ pazzesco come questi ragazzi siano interessati alle vecchie band, e si vestono come ci si vestiva quando avevo quattordici anni! E’ fico, è divertente e, soprattutto, è buona musica.

Ultime parole famose?

Grazie a tutti i fan che ci sostengono, senza di voi dovremmo trovarci un lavoro vero! (Ciccio Russo)

24 commenti leave one →
  1. Jesus Win Frankenstein permalink
    15 aprile 2011 12:27

    ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!francesco, crispino è cliente decennale del pub dove lavoro, è il dio dell’underground, stavo ridendo a lacrime leggendo perchè lui è esattamente così ahahahahahhahahahahahahah!ps- comunque al bastione punk, metallari e addirittura hip hop erano coalizzati contro i figli dei fiori del cazzo che giocolavano

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    • 15 aprile 2011 13:01

      Ma lavori al Bodie Art, per caso? Cazzo, salutami tanto Crispino anche se ovviamente non si ricorderà di me. La mia cricca di riferimento al bastione era piuttosto composita e c’erano anche fricchettoni che giocolavano, poi però nel ’99 mi trasferii e iniziai a scendere pochissimo quindi non ho mai saputo bene come si fossero evolute le cose dopo, anche perché la maggior parte delle persone che frequentavo in quel giro non hanno fatto una fine splendida ed è stato facile perderle di vista…

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  2. Piero Tola permalink
    15 aprile 2011 13:43

    a Ciccio… se vedessi il Bastione che cazzo è diventato ora… rifatta la pavimentazione, abbellito con fioriere e aiuole del cazzo… niente più barboni che si fermano per la notte… e soprattuto scordati l’ambiente da centro sociale di una volta… ora è tutto fighettame di chi va a farsi rapinare in quei bar fighetti di merda…. tra l’atro ne approfitto per fare una denuncia: hanno finito i lavori di restauro di recente… allora perchè il mese scorso un pezzo di cornicione, cadendo, ha quasi ucciso una persona???
    e cmq mi è capitato di vedere dal vivo i Misery Index e devo dire che mi sanguinavano le orecchie… MOLTO MOLTO FIGHI…. e naturalmente Crispino me lo ricordo… fu lui che mi vendette il mitico e ormai introvabile 7” return of the ark dei Catacomb anni e anni fa… HELL YEAH!

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    • 15 aprile 2011 13:48

      Sono passato l’estate scorsa e ho visto, che depressione… A me Crispino vendette “In Pains” dei Cadaver e “Interstellar Experience” degli Assassin. I Misery Index dal vivo sono delle macchine.

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      • Piero Tola permalink
        15 aprile 2011 13:50

        mamma mia Adam Jarvis dei Misery Index!!!!

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  3. Jesus Win Frankenstein permalink
    16 aprile 2011 19:35

    eja, francè. al bodie art, è grazie a lui che è scoppiata la ghost mania al locale ahahahahahha!comunque si, il bastione è diventata roba da cremini, non ci sono nemmeno i gaggi che cercano di fare i simpatici con i punk e i metallari dicendo di ascoltare anche loro “la vostra musica” come i sistem of a down

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  4. 19 aprile 2011 10:55

    e dire che una volta il Bastione sembrava GreySkull di He-Man….Ehi ciccio, di che quartiere é Crispino? Mi sa che forse lo conosco….http://www.youtube.com/watch?v=ovc6XuYUFlQ

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