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DYING FETUS – Wrong One To Fuck With

11 luglio 2017

Dal vivo restano micidiali. In studio non inventano più niente da Destroy The Opposition (il quale merita un posto tra i grandi classici del brutal death americano tanto quanto un Millennium o un Pierced From Within) ma va sempre ricordato che quei Dying Fetus morirono subito dopo il loro capolavoro. Jason Netherton formò i clamorosi Misery Index, che fecero capire subito quanto vaste dovessero essere le divergenze creative con John Gallagher. Non se ne va solo Netherton, se ne vanno tutti (mo’ i retroscena non li so). E il batterista Kevin Talley segue Netherton nei Misery Index. Una specie di mitosi.

Comprai Stop At Nothing appena uscì, da Robertò, che all’epoca si faceva arrivare i cd della Relapse perché nel circoletto dei degenerati di Roma allora si era tutti in fissa col post-hardcore. Ci rimasi di merda. Della genialità di Destroy The Opposition non c’era più nulla, era avvenuta una mitosi, alla fine non poteva andare altrimenti. A mente fredda, però, resta un buon disco di death metal americano moderno. E il death metal americano moderno lo hanno inventato soprattutto i Dying Fetus (ok, pure gli Internal Bleeding di Driven To Conquer non erano troppo lontani ma, pur con tutta la simpatia di questo mondo per gli Internal Bleeding, stiamo parlando di due campionati diversi).

I Nile hanno un successo commerciale forse ancora superiore ma non hanno influenzato migliaia di ventenni che hanno iniziato ad ascoltare metal negli anni 2000 e poi hanno formato un gruppo, magari deathcore. Il deathcore, genere che non frequento se non in maniera sporadica per ragioni documentali, ha due tipi di tic, che ne costituiscono la cifra stilistica. Da una parte le chitarre maideniane e i ritornelli svedesi melodici copiati dai Soilwork da una parte. Dall’altra – e questi sono due canoni che hanno codificato i Dying Fetus – i cosiddetti “breakdown” e un growl ritmato negli stacchi sincopati che sotto sotto rimanda al rap, un approccio non distantissimo da quello di certi gruppi post-thrash Usa venuti fuori dopo il 2000. Alcuni riff e alcuni stacchi li puoi trovare quasi uguali nell’ultimo Byzantine, per dire.

Quando uscì la copertina su Facebook, un po’ mi fomentai. È tornato il vecchio logo. Il titolo meraviglioso. Alla fine è sempre la stessa roba che suonano da quando hanno la formazione a tre, forse un filino più ignorante del solito. Il che mi va ovviamente benissimo, figuriamoci. I mid-tempo schiacciasassi di Panic amongst the herdReveling in the abyss ti sanno ancora svitare il collo. I momenti più mosci sono forse proprio quelli più sparati, che a volte girano un po’ a vuoto (Ideological subjugation). È lo stesso discorso dei Cannibal Corpse e di tante altre glorie dell’irripetibile prima generazione death metal americana. Nulla da questionare finché un loro disco di routine rimane superiore al 90% delle uscite analoghe coeve. Se passano dalle vostre parti, non ve li perdete.  (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. blackwolf permalink
    11 luglio 2017 18:19

    ahaha ti parlavo proprio di loro prima, nelle mie paturnie sui Portal.
    Dei fighi indiscussi. La copertina è bellissima. Come hai detto tu niente di nuovo, ma per la miseria quanti calci in culo che tirano ancora.
    Mi ricordo ancora la prima volta, quando un pomeriggio un mio amico mi fece sentire Kill your mother rape your dog e nacque l’amore. Quanti anni che sono passati.
    Tritasassi.

    Mi piace

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  1. SUFFOCATION – …Of The Dark Light | Metal Skunk

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