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Avere vent’anni: MONSTROSITY – Millennium

29 agosto 2016

monstrosity_millennium

Paul Di’Anno è il cantante degli Iron Maiden. Chris Barnes è il cantante dei Cannibal Corpse. E George Fisher è il cantante dei Monstrosity. Erano i Monstrosity la sua band; i Cannibal Corpse, la botta di culo che va avanti tuttora. È andata così: Six Feet Under era il nome del passatempo di Chris Barnes e Allen West, più Terry Butler dei Massacre e il suo fratellastro; dal 1993 suonavano in cazzeggio nei bar cover di pezzi famosi con la distorsione e il vocione orchesco, primariamente quando Cannibal Corpse e Obituary non erano in tour. Nel 1995 esce Haunted, solo materiale inedito, musiche di Allen West testi di Barnes, in pratica un disco degli Obituary con frasi di senso compiuto al posto di grugniti bestiali in mezzo a parole a caso; scritto, registrato e mixato in poche settimane, a detta dei diretti interessati uno sfizio da levarsi tanto per. Inaspettatamente fa il botto: cifre grosse, letteralmente impensabili in un periodo in cui il death metal alla vecchia pativa una saturazione del mercato insostenibile da una parte, l’avanzata delle nuove leve tecnologiche dall’altra (il 1995 è anche l’anno di Demanufacture). I Cannibal Corpse sono nel mezzo delle registrazioni di Created to Kill, il seguito di The Bleeding; per qualche ragione che non sapremo mai, Barnes molla – o viene cacciato – Fisher sale a bordo a tempo di record (nessun’altra audizione), è l’exit strategy per entrambe le parti. Al posto di Created to Kill uscirà Vile; Fisher completa le registrazioni di Millennium, un atto dovuto, poi Monstrosity addio. I Six Feet Under diventeranno la priorità numero uno per Chris Barnes. Complessivamente la più grande perdita nella storia del death metal: i Cannibal Corpse continueranno a buttare fuori grande musica ma i primi quattro sono e restano tutt’altra faccenda, irripetuta da chiunque; i Six Feet Under con l’abbandono di Allen West diventeranno progressivamente sempre più irrilevanti, una versione semplificata per bambocci in età prescolare della frangia estrema del metal che fino a tutto il 1995 ha saputo dettare legge. Chris Barnes punkabbestia con dread sporchi e dilatatore nemmeno una pallida copia dei tempi di Tomb Of The Mutilated con strascichi mainstream connessi (la comparsata in Ace Ventura li rese ai tempi più famosi dei Beatles): la dimostrazione che fumare troppo fa male al cervello molto prima che ai polmoni.

Mai piaciuto intrattenere valutazioni di massima, mai nemmeno interessato stabilire gerarchie di alcun tipo. Una cosa so: Millennium è in assoluto il disco di brutal death metal che preferisco. E sì, nella mia testa il migliore. Uno solo gli si è avvicinato in questi anni, arrivando quasi a sfiorarlo per nitore, profondità, ispirazione e rigore (Dying Fetus, Destroy The Opposition); ma niente da fare, le prime note del primo pezzo bastano a polverizzare all’istante ogni possibile ipotesi di “concorrenza”, vent’anni fa, oggi, da qui ad altri vent’anni. Da Fatal millennium via via a tutto il resto, da cima a fondo: non un secondo sprecato, non una nota di troppo. La perfezione se ne esiste una. Inutile spiegare, perché non c’è niente da capire: quel che serve è far partire il disco se hai anche solo un vago interesse per la cosa, il resto va da sé. Non conosco altri dischi altrettanto complessi e allo stesso modo altrettanto memorizzabili dalla prima all’ultima nota, e dalla prima all’ultima parola: testi che valga la pena seguire davvero, parole con un senso, chiaramente distinguibili anche senza il libretto sotto gli occhi. La penna mai altrettanto ispirata di Lee Harrison (più variabili soci) incontra per l’ultima volta la sola gola capace di mandare in orbita il disco come sa: Millennium rimane la migliore prova vocale di Fisher e potrei andare a dirlo a casa dei Cannibal Corpse salendo sul tavolo, fissando Alex Webster negli occhi.

Detesto citare un pezzo in particolare da quando Rockstar ha smesso di uscire – nelle recensioni dei dischi importanti riportavano la tracklist per intero, il produttore, altre informazioni, concludendo con la voce “Brano Migliore” (e anche lì, il meglio per me era quando alla fine stava scritto “tutti”, o “nessuno”). Ma qui devo farlo: Millennium contiene, a mia memoria, la prima e unica death metal ballad della storia. Fragments of resolution. Solo un’altra perla nell’economia di un capolavoro assoluto. Che meraviglia che è Millennium. Che tristezza come siano andate a finire le cose poi. (Matteo Cortesi)

7 commenti leave one →
  1. 29 agosto 2016 16:09

    Io la penso esattamente come te da quando sono casualmente entrato in possesso di questo album in un negozio di Portland, Maine, in una grigia e fredda giornata d’estate.
    Da anni cerco di farne proselitismo, e lo ribadisco anche qui: se vi interessa anche solo marginalmente il death, specialmente quello americano, questo disco è imprescindibile. Ascoltare per credere.

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  2. sergente kabukiman permalink
    1 settembre 2016 20:33

    non ho mai capito il collegamento tra la copertina e il titolo, ma per tutto il resto questo disco è da lacrimazione perpetua

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  3. 29 luglio 2017 11:21

    Nel genere, la “perfezione se ne esiste una”.

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