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Frattaglie in saldo #18

6 agosto 2013

Evil Dead Trap 8

I giapponesi che suonano metal estremo sono un po’ come gli europei che disegnano manga. Puoi essere tecnicamente valido e applicarti al meglio, tuttavia qualcosa mancherà sempre in termini di autenticità. Prendete i pur validi Ritual Carnage (che fine hanno fatto?) o i loro concittadini COFFINS, che varcano la boa del quarto full di una discografia costellata di split ed ep. Il genere, in teoria, è uno dei miei preferiti: death/doom cupissimo alla Autopsy/Asphyx. In anni nei quali gli originali sono tornati ai massimi livelli, dell’act di Tokyo non so però che farmene. Il debutto Mortuary In Darkness, per quanto altalenante, prometteva bene. In seguito i nipponici si sono un po’ persi per strada, smarrendo la cazzimma entombediana che li salvava agli inizi, recuperata in parte in quest’ultimo The Fleshland (Relapse), che suona più compatto e rifinito dei suoi predecessori, grazie a una produzione meno fognaria e a un songwriting meno dispersivo. Alla lunga annoiano ma, se non si nutrono attese eccessive, ci si può anche lasciar coinvolgere dalle atmosfere tombali alla Winter di The Colossal Hole o della scapocciona Tormentopia. E poi sono giapponesi, fanno tenerezza con quelle copertine da fumetto horror di serie C, dirne troppo male pare brutto. Se volete farvi un’idea, The Fleshland è in streaming su bandcamp:

A parte l’isolato scivolone di Crown Of Souls, parziale cedimento all’insulsa moda slam, quella dei DEEDS OF FLESH è stata una carriera in costante ascesa: dagli ingenui esordi da copisti dei Cannibal Corpse alla consacrazione avvenuta con docce di shrapnel quali Mark Of The Legion e Reduced To Ashes, fino alla svolta del penultimo Of What’s To Come, che vedeva i californiani elaborare un sound maggiormente strutturato e moderno. Portals To Canaan (Unique Leader) riprende il discorso aperto dal predecessore e non tradisce le aspettative, nel mio caso abbastanza elevate a causa dei cinque anni di attesa, legati in parte ai cambi di formazione (al basso e alla chitarra solista sono arrivati Ivan Munguia e Craig Peters, entrambi prelevati dagli Arkaik). I pezzi sono diventati ancora più tecnici e complessi ma le radici nel classico death metal di scuola Usa restano ben salde, come conviene a un veterano come Erik Lindmark (che della Unique Leader è il boss), oggi costretto, almeno sul palco, a occuparsi solo della voce a causa di una tendinite che gli impedisce di suonare la chitarra dal vivo. Immaginate dei Nile purgati dagli orpelli che hanno finito per appesantirli incrociati con degli Immolation meno oscuri (ascoltare Entranced in Decades Of Psychedelic Sleep per credere) e avrete un’idea ragionevolmente approssimativa di cosa vi riserva Portals To Canaan. Non indispensabile ma decisamente consigliato.

waco_jesus_mayhem_doctrineSarò io che avrò gusti strani, però il nuovo WACO JESUS mi ha preso davvero bene. Era un pezzo che avevo perso le tracce dei sadisti dell’Illinois, che all’inizio si fecero notare soprattutto per i ributtanti artwork e per i testi a base di coprofilia e misoginia gratuita. Da questo punto di vista non sono cambiati granché ma, sotto ogni altro profilo, la maturazione è evidente. Non saranno i più veloci, non saranno i più tecnici (sebbene il nuovo acquisto Justin DiPinto sia un batterista di tutto rispetto), non saranno nemmeno i più cattivi. Ma ti danno LA BOTTA. In una scena dove un buon 50% dei gruppi appare impegnato in una sterile gara a chi piscia più lontano, i Waco Jesus sganciano nove bombe dall’impatto assassino, che conservano mordente anche dopo ripetuti ascolti. L’ignoranza grind è scemata in favore di un approccio più ragionato e dinamico, memore dei primi Dying Fetus. Derivativo, involuto, fracassone, quello che vi pare, per me Mayhem Doctrine (Sevared)  è una delle migliori uscite brutal di questa prima metà del 2013.

panzerchrist-seventhCon il consueto carro armato in copertina, i PANZERCHRIST si scagliano all’assalto dei nostri martoriati timpani con 7th Offensive (Listenable). La componente black sembra aver guadagnato spazio, vedansi le melodie corrusche di In The Name Of Massacration (grande titolo), che fa venire in mente dei God Dethroned più pestoni, o l’attacco epicheggiante di Mass Attack Of The Lychanthrope Legion (niente male manco questo). Non ho mai ritenuto i danesi nulla più che onesti mestieranti e nemmeno questa volta cambierò idea, mi sa. Il loro problema è sempre quello: non sono né carne né pesce. Verrebbe quasi da auspicare che saltino definitivamente il fosso e si trasformino in un gruppo black tout-court: quando si lanciano nella mitragliata alla Marduk riescono a smuoversi, finché restano nell’alveo di un death tradizionale suonano stantii e girano a vuoto, lasciando affondare The 7Th Offensive nelle sabbie mobili del tedio.

Vi lascio con un nuovo pezzo dei PYREXIA che tanto nuovo non è, dato che stato caricato sul tubo a marzo. Da allora non si sa più nulla della possibile data di uscita di Feast Of Iniquity e io volevo rendervi partecipi del mio disappunto, giacché, in questo momento della mia vita, avverto l’impellente necessità di un disco dei Pyrexia. Amici della Unique Leader, suvvia, cercate di pubblicarlo entro l’anno. Esigo un disco dei Pyrexia. Il mondo ha bisogno di un disco dei Pyrexia. Erik, sto parlando con te. Sentite che poesia:

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