Il mio grosso grasso e irrimandabile album dei KATAKLYSM: Unconquered

Non c’è molto da dire: in piena epoca Covid-19 un’etichetta discografica si è distinta per aver rimandato alcuni album sui quali si sbavava da tempo, e che ho menzionato qui. Il tentativo è stato fatto anche con i Kataklysm, perché, a detta del colosso Nuclear Blast, Maurizio Iacono e soci avevano per le mani del materiale ad alto potenziale. Il disco grosso, quello per cui aspettare ancora un po’ anziché buttarlo in piazza in un momento definibile “di morta”. Unconquered dunque esce: non si tiene sotto formalina una roba che oltre sei mesi fa era già pronta. E in questo io sono d’accordo con loro.

Poi vedo quella copertina da esclusiva PS5 e tento di rimanere più ottimista che posso.

Il loro grosso problema è che, se fossero rimasti alla loro formula magica dei primi anni Duemila, tutti avrebbero ripetuto ossessivamente che i Kataklysm fanno lo stesso e identico album di death metal melodico indirizzato a un pubblico vasto. Per minorenni, per trentenni bolsi e poltronari, per cani e per gatti. Quella roba era perfetta così ma, allo stesso tempo, suonava talmente contrastante con il concetto stesso di death metal che in breve tempo finiva per stuccare ogni appassionato. Il grosso problema dei Kataklysm, dicevamo: se i canadesi avessero mai deciso di muovere non soltanto una pedina, ma due, da quella formula vincente, avrebbero innescato la sommossa. I Kataklysm che non vanno più bene, perché ci sono echi di djent, dei Fear Factory, dello stesso groove su cui in realtà già si fondava Victims of This Fallen World del 1998. Non vanno più bene perché la produzione di Meditations è pulita e rileccata, direi patinata, e perché perfino Heaven’s Venom, sotto quel punto di vista, e sotto quello soltanto, era stato una bomba. I Kataklysm stanno semplicemente cercando rivedere il loro bacino di utenza per non morire mai, un po’ come accade a tante band che sono estreme, che fanno uscire l’album perché farlo uscire in ritardo “non è metal” (testuali parole del cantante), ma che in fin dei conti hanno un’agenda con le entrate e le uscite registrate su due colonnine e due opzioni per non andare in rosso: fare dei dischi magnifici oppure andare a ricercare quella quadratura che ti mantiene appetibile agli occhi di chi segue il metal. Che cosa vuole la gente, inteso come grandi e soprattutto piccini? Che pappa scodellata sia.

Unconquered è un’esca, come con le trote iridee, non un ritorno alle origini. Che, semmai, è avvenuto nel modus operandi, perché come sottolinea il buon Iacono c’è stata una maggior cooperazione, nel 2019, fra lui e Dagenais in fase di stesura e arrangiamento. Per il resto c’è un’opener e singolo (The Killshot) che pesta duro al punto da farmi ritenere esagerata, se non sproporzionata, la batteria: spiace dirlo ma, nella sua semplicità, Max Duhamel era un elemento insostituibile. Poi c’è il miglior brano del lotto, Cut me Down, altro singolo, identica in tutto e per tutto agli At the Gates al punto di non sfigurare al cospetto delle ultime due pubblicazioni in studio di Tompa e soci. Per terza cosa esce fuori l’anima groove dei soliti e ultimi Kataklysm: nessun ritorno alle origini, semmai tanta melodia, tanti riffoni stoppati e una batteria che riempie ogni angolino libero delle partiture. Ricordo ben poco del resto del disco, che da alcune settimane sto ascoltando sebbene fatichi mostruosamente a entrarmi in testa: il mosh alla fine di Underneath the Scars è notevole e ha scritto in fronte Machine Head, Focused to Destroy You caccia dentro qualche atmosfera alla Fear Factory e un ritmo alla Slipknot, mentre il finale di Stitches e la successiva Defiant, nervosa e dinamica come nella miglior tradizione dei primi Darkane, ci consegnano gli ultimi vagiti di metal estremo anticipando una coda altamente paraculo, e non così redditizia come quella Achilles’ Heel che chiuse il precedente album.

Comprendo perfettamente come faccia Unconquered a meravigliare i Kataklysm, e forse anche alcuni di voi: questa band è andata a picco più o meno a partire da Serenity in Fire, e, sempre da allora, alterna prove sufficienti ad altre che oscillano attorno alla suddetta sufficienza. Quando tutto si livella, e quando è difficile meravigliarsi a causa di uno scarso livello di rischio, ci si accontenta di quel che offre il convento accettando che il numero di fan vada man mano assottigliandosi, oppure si cambia. Ragionare da azienda e non da band porta a questo, non è evitabile, alla lunga.

Cambiare vuol dire cambiare, non farlo valutando i rischi. Se Cut me Down e Defiant sono di gran lunga gli episodi migliori di questo album, e seThe Killshot in coppia con la conclusiva e moscia When it’s Over richiamano con maggior incisività le melodie che resero celebri i Kataklysm, a un certo punto è necessario scartare qualcosa. C’è troppa roba nelle loro intenzioni. Purtroppo ho la certezza che i Kataklysm continuino a restare sulla bocca della gente per merito di quella forte vena groove metal che caratterizza una abbondante metà del disco, e che mai toglieranno di mezzo. Di conseguenza, qui lo dico e un giorno probabilmente lo ripeterò, i prossimi album soffriranno delle solite velleità riconducibili al voler accontentare tutti ottenendo – di volta in volta – un lavoro completo a metà. Questo sono i Kataklysm, ma non da oggi. (Marco Belardi)

One comment

  • Ho un baule pieno di vecchi CD e musicassette, la sera pesco a caso da lì perché ormai la roba che esce ultimamente sarà pure piena di “groove” ma non mi si stampa in testa anche ascoltandola mille volte. Si fa musica come se fosse un post da piazzare su qualche social e dopo 48 ore è già merda secca o magari mi sto sbagliando io, ai posteri l’ardua sentenza.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...