Non voglio più vedere Ozzy salire su un palco

Un paio di settimane fa i tabloid inglesi hanno pubblicato alcune foto di Ozzy Osbourne che hanno portato molti a definirlo “in condizioni disastrose”. In realtà l’Ozzy visto in quelle immagini corrisponde perfettamente all’identikit: uomo, settantadue anni, affetto dal morbo di Parkinson e con alle spalle decenni di abusi di varia, e, oserei dire, fantasiosa natura, per i quali neanche lui sa tutt’ora spiegarsi come faccia ad essere in piedi. E ci scherza sopra, perché se c’è una cosa che in lui non invecchierà mai è certamente lo spirito. Ozzy Osbourne non è make-up, tintura per capelli, occhiali tondi e tutto quanto il resto: è un signore d’una certa età che per camminare deve fare uso del bastone, e che, a causa di una malattia degenerativa come quella che lo affligge, non andrà certo migliorando.

Ho a lungo riflettuto sui continui rinvii e sulle cancellazioni delle sue date in tempi non influenzati dalla pandemia. Più e più volte ho ripetuto a me stesso che bramavo, speravo, desideravo tornasse sul palco, per un altro show, per un’ultima apparizione con Iommi che in realtà è la penultima perché subito dopo ne chiederemo un’ultima, e altre cose così. Devo essere onesto: io Ozzy Osbourne sul palco non ce lo voglio più.

Non pigliamoci per il culo, non è comprensibile che un uomo di settantadue anni con il suo passato e presente senta ancora la necessità di alternare, nel quotidiano, gli impegni per un disco e per il tour di supporto. Poi apro Blabbermouth e leggo che, parole sue, spera di essere in tour entro il 2022.

Attenzione agli specchietti per le allodole. La maggior parte della roba che gli sentiamo pronunciare a mezzo stampa altro non è che mantenimento di un marchio: se smetti di parlarne la gente perderà interesse, e allora di tanto in tanto ci vuole una frase, al costo di farla dire nel bel mezzo d’una convalescenza.

“Non smetterò mai, non mi ritirerò molto facilmente”, eppure tra le tante cazzate contro natura che gli abbiamo attribuito possiamo leggere, ben nascosta fra le righe, la sincera volontà di mettersi seduto di un uomo che ne ha passate di tutti i colori e che ancora deve passarne di peggiori. Ozzy Osbourne si sta ritirando, deve ritirarsi e probabilmente glielo dobbiamo in prima persona, quel pensionamento.

In proposito, non molto tempo fa è stato annunciato il seguito di Ordinary Man, tanto scriverebbe tutto Andrew Watt. Al massimo, a settantadue anni e nelle sue condizioni, puoi permetterti qualche fugace apparizione e di certo non hai quell’impellente voglia d’andare oltre: tour nel 2022? Ozzy Osbourne iniziò a sentire la necessità di staccare già negli anni di No More Tears, allorché gli sciacalli e gli avvoltoi attorno alla sua vivissima carcassa ben pensarono: trasformiamo quest’affermazione in un business. Ne fecero l’ultimo tour del Madman e il successo planetario dell’album, che per metà era bellissimo. Ne cacciarono fuori una decina di milioni di copie vendute.

Da allora Ozzy Osbourne rivive ciclicamente questa necessità di staccare, fra alti e bassi: la accenna, la esprime e poi la ritrae, affermando l’esatto contrario. Fa qualche disco di merda, un buon album con i Black Sabbath e un Ordinary Man che è una delle cose più costruite a tavolino che io abbia mai sentito ma tutto sommato, specie nei singoli, funziona. E poi le cadute, gli incidenti, gli acciacchi, le solite cose che ha addosso dagli anni Settanta, insomma. Ma con mezzo secolo in più sulla schiena. Il problema è che gli avvoltoi e gli sciacalli non smetteranno mai di avere fame.

E allora non posso pensarla in modo banale, e credere che l’artista possa o peggio ancora debba andare eternamente avanti: per chi, per me? Per te? Desiderare che James Hetfield suoni Fight Fire With Fire tra un decennio, quando di anni ne avrà sessantasette, assistito dalla doppia cassa del robot che sostituisce egregiamente Lars? O che il Madman insista a programmare tournée nonostante i tremori e i dolori, soltanto perché chi gli sta attorno, noi compresi, vede in lui un business su cui investire per generare introiti (che ormai non servono più a lui quanto alle figure che lo hanno spremuto e che continueranno a spremerlo), oppure su cui spendere in una speranzosa prevendita per godere ancora di Paranoid e di tutte le altre che gli chiediamo a gran voce. Desidero questo? Basta così, Ozzy. Quello che mi auguro è che adesso tu possa darti una calmata, per rispetto. Ma gli avvoltoi e gli sciacalli non te lo permetteranno mai, e una volta morto prenderanno il sopravvento sulla tua figura facendone i cartoni animati, le action figure e tutto ciò che non vorrei mai acquistare per giustificare o onorare la memoria del cantante di Master of Reality. Non ci sarà rispetto, non c’è già ora, non c’è mai stato: sembra una di quelle agenzie immobiliari che ti chiamano quando ancora il nonno sta respirando.

Rovescio della medaglia, per chi non ha pazienza pare esserci chi improvvisamente ne ha anche troppa. Ho ingenuamente pensato che alcuni puntassero sul disco in alternativa ai tour, e invece no. La risposta arriva proprio dalle case discografiche: il disco è morto e non sarà il Covid 19 a fare il Re-Animator della situazione. 

Prendiamo i Carcass: da quanto aspettate il seguito di Surgical Steel? Ha un titolo, Torn Arteries, e un primo estratto, Under the Scalpel Blade. Ha una data d’uscita fissata nel 2020, posticipata ancora nel 2020 e infine posticipata a data indefinita. Gli inglesi annunciano, al suo posto, un EP di b-side che a dirla tutta m’ha messo rabbia e di seguito un ingiustificabile entusiasmo. La tale che si faceva scarrozzare da Ambrogio parlerebbe di un certo languorino. Esce come singolo The Living Dead at the Manchester Morgue, che, per prima cosa, mi piace ancor più di Under the Scalpel Blade nonostante sia una b-side: più arrangiata, più death metal, più dinamica. Più tutto. Ne esce un’altra, così hai già ascoltato l’intero EP, o poco ci manca, a un mese dalla pubblicazione. Sfortunatamente The Long And Winding Bier Road non mi è piaciuta per niente, facendo scemare l’hype giusto di qualche punto percentuale. É un disco di b-side e lo prenderò per quel che è, ma l’album?

In sostanza meglio un uovo oggi che una gallina ieri, perché ieri, ormai, è andata come è andata. L’album lo ascolteremo quando ci sarà la possibilità di venderlo prevista da qualcuno che non ha mai affrontato, economicamente, una situazione del genere.

I Kataklysm vanno contro corrente, i Paradise Lost pure, ma in entrambi i casi si debbono puntare i piedi contro il volere di una casa discografica non a caso, Nuclear Blast, la stessa dei Carcass e ormai di un po’ tutte le band metal di un certo peso in circolazione. Un’etichetta che porta avanti una linea guida comune: rimandare, rimandare, rimandare.

Il beneficio di rimandare si ha legando l’album al tour e a nient’altro. Un tempo le date servivano a promuovere l’album, oggi è l’album che giustifica l’esistenza di una scaletta diversa dalla precedente e il tuo ritorno al cospetto delle traballanti transenne: né più, né meno.

A questo punto si deve essere un minimo fiduciosi che l’attività concertistica riprenda nei primi mesi del 2021, perché, altrimenti, band ed etichette discografiche andranno incontro a un periodo d’inattività così prolungato da infliggere loro un colpo troppo duro da reggere. I virologi della Nuclear Blast certamente ne sapranno qualcosa, per essersi mossi con cotanta insistenza nei confronti dei nomi summenzionati. Ai Kataklysm hanno pure detto: “l’album è bello, dovreste rimandarlo”. Credo che a far insospettire Iacono sia stata la prima metà di quella stessa frase. Io credo che per semplice rispetto nei confronti di una scena verso la quale si fanno tanti proclami, per poi assumere Jeff Loomis in gruppi che non hanno bisogno di lui, al fan, al consumatore, al chiamatelo come vi pare, si debba dare qualcosa per mantenere in vita il carrozzone. E questo qualcosa non è Ozzy Osbourne pesantemente tinto e truccato affinché non somigli a quel che è. Questo qualcosa sono i dischi, siate dunque maledetti voi che li rimandate a un periodo in cui se ne venderanno le stesse esatte copie: poche, e compensate da tanto streaming per due spicci. (Marco Belardi)

14 commenti

  • Mi trovi d’accordo su tutto, però sono stufo di vedere dappertutto queste foto di Ozzy, spero che si finisca per lasciarlo stare una volta per tutte. I suoi primi due dischi da solista e i primi sei dei Sabbath sono inarrivabili e voglio ricordarmelo per questo. Spero che anche la befana che gli fa da manager alla fine ci arrivi. Detto questo, il disco dei Carcass lo prendo e non voglio ascoltare niente prima.

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  • Sergente Kabukiman

    Avrò il rimpianto di non averlo mai visto con i sabbath(da solista me lo sono gustato nell’ozzy & friends di qualche anno fa), ma vorrei sinceramente che si godesse il tempo a casa, com’è giusto che sia.
    Piccolo o.t., complimenti per il nuovo layout del sito, molto più fruibile di prima!

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  • Fuffa social repellente. Ozzy è uno spettro, gli altri grattano fondi di barile marcio, senza i live c’è poco da inventarsi.

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  • Su Ozzy hai ragione da vendere, ma evidentemente la triste parabola di Lemmy (vi ricordate le ultime esibizioni?) non ha insegnato nulla al pubblico.

    “Un tempo le date servivano a promuovere l’album, oggi è l’album che giustifica l’esistenza di una scaletta diversa dalla precedente e il tuo ritorno al cospetto delle traballanti transenne: né più, né meno”.

    Non sono d’accordo, oggi si va in tour a prescindere perchè di quelli le band campano, disco o non disco. La release è un qualcosa in più, qualcosa che come giustamente osservi, tuttavia serve a mantenere viva la scena.
    La scelta dei Paradise Lost ha ripagato anche commercialmente, forse la NB dovrebbe valutare caso per caso, se il disco è atteso forse vale la pena rischiare.

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  • Il crocevia sono i festival estivi (di cui qualcuno inizierebbe già a fine Maggio) se salteranno, sarà una bella botta da cui sarà difficile riprendersi perché il grosso dei gruppi storici (Saxon, Maiden, Judas Priest) e con loro tutto l’indotto diretto e indiretto che portano, mentre di band piccole e medie ne rimarranno in piedi la metà.

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  • Alberto Massidda

    Domanda, Belardi: ma tu quindi lo boicotteresti un concerto di Ozzy, nell’ottica che smettere di comprare è il modo migliore per farlo pensionare? Perchè sennò sei (siamo) parte della folla cannibale.
    Il vero sballo è dire no.

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    • Ho già saltato gli slayer con holt a firenze e osbourne, è tanto tempo che non vado a vedere un gruppo/festival grosso. Agli slayer non andai perché preferivo mantenere il ricordo di quei quattro concerti che ho visto dal 2000 al ritorno di lombardo, mi bastava così. Il suo pensionamento purtroppo deve partire da chi lo “gestisce”, perché se annuncia che il tale mese ci sarà un’ultima botta di blizzard of ozz, o di black sabbath, è normale che la gente ci vada e non riuscirei mai a prendermela con chi ci va (specie con chi non l’ha mai potuto vedere dal vivo… ma è un settantenne col parkinson che tiene fede a contratti stipulati a lungo termine e con in mezzo il covid… non c’è più niente, è quasi surreale)

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  • Andrew 'Old and Wise'

    Caro Belardi, hai solo ragione.

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  • articolo stupendo,da vecchio fans sabbath/Ozzy concordo totalmente,mi fa piacere che nomini master of reality,x me capolavoro e album che ha inventato il dark sia metal che new esce.

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  • Metallaro scettico

    Sono in disaccordo su Lemmy. Se aveste letto la sua autobiografia capireste che quello era per lui l’unico modo concepibile di andarsene. Che poi vederlo in quello stato faceva male al cuore, ca va sans dire…

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  • Il blog di Marco Belardi. Finalmente il Signore Oscuro si svela

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  • Visto l’ultima volta nel ’18, mi ha pure benedetto (vale vale) e… voglio ricordarlo così. Insomma può bastare no? Poi oh, attacca Paranoid pure due ottave sotto e a me piace uguale, certo, ma può bastare.

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  • Se solo avessimo la certezza che il vecchio Ozzy fosse padrone delle proprie azioni gli perdoneremmo anche un tour nel 2025, con lui che arranca, 10 backvocalist e schermi da stadio per fargli leggere i testi dei brani…l’unico vero problema è che il tapino è ormai soggiogato da quella strega malefica della moglie…e quindi al 99% non è farina del suo sacco.

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  • Riguardo ad Ozzy, penso che debba decidere lui. Con quello che ha dato al metal, non puoi dirgli nulla se nelle sue condizioni decidesse di ritirarsi, ma per lo stesso motivo, va rispettato anche se continuasse, magari con performance discutibili, fino a morire sul palco. Purché sia una decisione sua, può fare quello che vuol e merita comunque rispetto.
    Quanto al carrozzone che ha bisogno di qualche disco per stare in piedi, ok, e allora cosa vogliamo che crolli il carrozzone? Interessa a tutti che stia in piedi se vogliamo continuare ad avere la musica che ci piace e i concerti.

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