Il problema dei Dragonforce è che erano i Dragonforce

Il mio articolo sul 2004 ha suscitato non poche obiezioni. Obiezioni che io ho accolto molto pacificamente, sia chiaro, se deste sempre ragione ad un pirla come me mi preoccuperei, ma ci tenevo a precisare una cosa: il mio intento era quello di analizzare il 2004 all’interno dell’intera storiografia metal (dal primo omonimo dei Black Sabbath all’ultima uscita dell’ultima incarnazione dei Turilli/Lione/Neoclassical Rhapsody, per intenderci) e non di mettere in discussione l’assoluta validità di alcuni dischi usciti quello stesso anno (non mi piace Leviathan dei Mastodon, ma ad esempio Iron degli Ensiferum, suo coetaneo, è un disco che ho amato e consumato). Quindi, spero, mi darete ragione se dico che, considerando tutta la storia del metal, il 2004 è poca cosa in confronto al, che ne so, 1996 (Brave Murder Day, Dusk and her embrace, Stormblast, Nemesis Divina, Velvet Darkness They Fear, The Jester race… vado avanti?).

Detto questo, parliamo dei Dragonforce. Qual è il disco più di successo dei britannici? il secondo, Sonic Firestorm, ovviamente. E sapete di che anno è Sonic Firestorm? Ma del 2004, naturalmente!

È stato fondamentale, generazionale, ha segnato la storia del metal futuro e io, che non l’ho nemmeno menzionato in quell’articolo, sono un coglione? Può darsi, ma questo non è più l’articolo sul 2004; quindi mettiamo da parte un momento le polemiche su quell’anno galeotto e apriamo una nuova polemica sui Dragonforce.

I Dragonforce, in effetti, erano una new sensation: li “stavamo vivendo per la prima volta”, non so se mi spiego. Ricordo che all’epoca c’era un certo entusiasmo intorno a loro; ricordo pagine e pagine di riviste che li descrivevano come autentici salvatori del power metal; ricordo che tra i metallini adolescenti miei coetanei c’era spesso e volentieri quello che li apprezzava e si comprava i dischi, così come ricordo che non mi piacevano per nulla e li avevo depennati dalla lista delle cose importanti con una certa celerità. Ma oggi, dopo tre lustri passati in un cassetto della memoria, l’accurato svisceramento dell’Anno Domini 2004 (dovrò tatuarmelo sull’avambraccio prima o poi) me li fa ritirare fuori e riascoltare.

Mi sono soffermato in particolare su Fury of the storm, secondo brano da Sonic Firestorm (brano che, suppongo, sia una specie di loro cavallo di battaglia, confermate?), e, durante i miei reiterati ascolti, ho formulato una teoria: il problema dei Dragonforce è che erano i Dragonforce.

Mi spiego meglio.

Fury of the storm non è un brutto pezzo, anzi: è un bel pezzo. Ha tiro, ha un ritornello accattivante, tutto da cantare, l’avessero fatto i Freedom Call o i Gamma Ray me lo sparerei in macchina tutti i giorni a volumi indicibili, ma il problema è che è un pezzo dei Dragonforce, e quindi ha quel marchio di fabbrica lì, quell’impronta, quello stile che, a mio modo di vedere, rovina tutto. Il cantante sembra Mario Giordano allupato mentre grida “tutta la notte coca & mignotte!” affacciato al balcone di una villa di scambisti; il chitarrista honkonghese Herman Li a.k.a. er Mitraglietta a.k.a.“Guarda, mamma, sono il pistolero più veloce del West!” dopo un minuto e mezzo diventa LETTERALMENTE INSOPPORTABILE, una suoneria del Nokia 3310 impazzita, che per farla smettere devi lanciare il telefonino in mare, come Aldo Baglio in Tre uomini e una gamba; il batterista? un centometrista sotto anfetamine.  Dopo cinque minuti sei in ginocchio e chiedi pietà. Basta torture, basta violenza.

Sì, va bene, Sonic Firestorm, wow, di nome e di fatto, figata, coerenza, mentalità, avete centrato il punto: però così no. È tutto tanto, è tutto TROPPO, è TUTTO TANTO e TROPPO. Esagerati, sopra le righe. Avete presente quei programmi tipo Man versus Food? Ecco, i Dragonforce non sono molto diversi, cambia l’ambito ma non la sensazione dello spettatore. Li guardi e dici: “Si, ok, ma perché? C’era veramente bisogno?”.

Però, tornando a Fury of the Storm, ho l’amaro in bocca: perché, ripeto, il brano, ridotto all’osso e spogliato di ogni sua sovrastruttura dragonforciana, funziona, funziona eccome.  È come un film con la sceneggiatura di Amenàbar ma la regia di Luigi Cozzi. Come una carbonara con le uova fresche e il guanciale buono ma cucinata da me.

Cari figli della tempesta di fuoco sonica, ho avuto un’idea geniale: perché non smettete di fare musica e cominciate a farvi coverizzare, o meglio, RISUONARE da altri gruppi power meno folli e molesti di voi? Pensateci, vi rivaluterei un sacco, ve lo giuro.  Al posto degli assolini da attacco epilettico ogni tre per due di Herman Li, una bella sweeppata di Turilli (UNA SOLA PERÒ) a metà pezzo e finisce la storia. Al posto di Mario Giordano allupato, un onesto Alessandro Conti. Che ne pensate?

Ah, no? Sono io che non capisco la vostra arte? Ok, scusate, avete ragione, vado a velocizzare di dieci volte le suonerie del Nokia nell’angoletto lì in fondo. (Gabriele Traversa)

11 commenti

  • Ho un paio di CD e quando li ho comprati sapevo che non erano i Tool, gli ascolto spesso.

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  • “li ascolto”, come al solito la tastiera Google fa cagare

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  • Concordo in pienissimo.
    Ho sempre pensato che i Dragonforce, al di là degli sfottò, avessero davvero le capacità di scrivere dei bei pezzi (ovviamente per chi apprezza il power metal, i blacksteroni per cui qualsiasi cosa più melodica di Det Som Engang Var è una frociata non contano). Through The Fire And The Flames potrebbe essere la canzone power più bella del decennio… se fosse potata da tutti quegli eccessi sfiancanti. Ma non può essere così, perchè i Dragonforce SONO così. Sono il manifesto della generazione di Youtube, dei trick, dei “mamma guarda, senza mani!”. Possiamo fargliene una colpa fino a un certo punto.

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    • Condivido il tuo articolo.
      Io li ascoltai appena uscì questo cd. L’impressione, anche da chitarrista, fu quella di aver trovato qualcosa di folle che avrebbe ridato vita al power spingendolo oltre nuovi confini. Anche perchè in quegli anni i Blind Guardian iniziavano ad autoeclissarsi.
      Poi, dopo un pò i pezzi li sentivi pesanti, stopposi, esagerati, senza motivo. Autoincensarsi per salire sull’olimpo? Probabile. Il metal è anche questo.
      Però si ne sono sicuro. Quest’album e questa band rimarranno, non pietre miliari, ma qualcosa di importante. Se ne continuerà a parlare a lungo.

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  • Alberto Massidda

    Considerato che li ho tirati in ballo in un commento a quell’articolo, mi prude un po’ l’intervento:

    Sì, i Dragonforce sono cheap da morire.
    Sì, i Dragonforce hanno avuto il fiato corto (il gioco s’era già rotto dopo il terzo album, Inhuman Rampage, e il successivo, Ultrabeatdown, sarebbe stato un mero rifacimento in stile nel tentativo di rievocare quello stato di grazia che ebbero acclarati da stampa e videogiochi).
    Sì, il cantante aveva una voce un po’ stridula (ma tutto sommato personale).
    Sì, il batterista era un centometrista (ed era il batterista dei Bal Sagoth, per la miseria dai, un po’ di reverenza).
    Sì, i suoni della chitarra erano da Nokia (da Gameboy, per la precisione).

    E quindi? Non sono comunque stati innovativi? Per quanto trasudassero cattivo gusto, non sono stati importanti?
    Non hanno forse inventato un modo di suonare che è diventato talmente personale da renderli riconoscibili in mezzo a miliardi di gruppi che scimmiottano i Rhapsody o gli Helloween. E non parlo solo del modo di comporre, eh, ma proprio del sound, della presenza di un marchio di fabbrica sonico.

    2 esempi su tutti:
    Steve Terreberry nel suo “how to be power metal” uscito nel 2016 fa il verso ai Dragonforce (https://www.youtube.com/watch?v=wpe8eNdpAiM), non ai Gamma Ray.
    Fraser Edwards, il chitarrista degli Ascension, ha direttamente composto “Stop saying we sound like Dragonforce” (https://www.youtube.com/watch?v=hYGTpQsU_GA), non come… scusate, chi ci sarebbe da imitare nel 2020?

    I Dragonforce hanno riportato un certo genere di metal (ovviamente innofensivo, e quante cazzo ne volete) alla ribalta, un’operazione che era riuscita solo ai System of a Down. Suonare velocissimo e tecnicissimo improvvisamente era qualcosa da poter imitare per il grande pubblico, al punto da poter essere incluso in Guitar Hero assieme ai Wolfmother e ai Metallica.

    Sì, i Dragonforce probabilmente sono i principali responsabili dei chitarristi da YouTube, come TheDooo e compagnia, e ti una nuova egemonia compositiva e di produzione brani.
    E allora?
    Preferiresti twerking, gattini e minecraft? Ma ringraziamo il cielo che qualcuno abbia tradotto un canone che all’epoca era già stantio di 20 anni in qualcosa di accessibile agli ultimi arrivati e che oggi ci sia qualcuno che su YouTube suoni la chitarra, invece del gamepad.

    Poi, oh, so’ gusti eh.

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    • Nel pezzo (ovviamente) non c’è scritto, ma specifico che domani uscirà un mio articolo che vede la faccenda dal punto di vista speculare – pur giungendo in qualche modo alle stesse conclusioni.

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  • Li beccai al Gods of Metal del 2005, la loro esibizione mi divertì molto.
    Recuperai poi i loro primi due dischi, nulla di miracoloso ma li trovo gradevoli ancora oggi.

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  • Entro a gamba tesa armato di teroma degli Ulver sottobraccio per dire che secondo me il migliore era il primo.

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  • Quindi se non ho capito male, i dragonforce sarebbero perfetti se non fossero i dragonforce. In un’epoca satura di musica tutta uguale e senza contenuti, critichiamo una band power metal di suonare troppo veloce e di avere dei componenti troppo bravi a suonare. Ha senso

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  • Li ho sempre trovati inutili

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  • Band di pagliacci. Mai cagati.

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