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CULT OF LUNA // BRUTUS // A.A. WILLIAMS @Alcatraz, Milano 03.12.2019

4 dicembre 2019

Non so da quanto non mi capitava di arrivare talmente presto ad un concerto da potermi posizionare in prima fila alle transenne. Quando arrivo all’Alcatraz A.A. WILLIAMS ha appena iniziato a suonare e ci sarà una trentina di persone nella sala del locale. L’artista britannica è una sorta di novella Chelsea Wolfe a cui sta riuscendo di imporsi in un panorama più estremo di quello che ci si aspetterebbe. Le manca infatti quella pesantezza che aveva la Wolfe agli esordi e ricorda più che altro i suoi ultimi lavori maggiormente acustici. Ciò che contraddistingue la Williams sono le parti in tremolo picking (che sanno molto di blackgaze) che si inseriscono in mezzo alle sue architetture principalmente acustiche, accompagnate da bassista e batterista. L’impatto è notevole e bisogna fare loro i complimenti, soprattutto se si considera che il trio è in tour di spalla ai Cult of Luna quando ha solo due EP all’attivo, uno omonimo pubblicato a gennaio, e uno in uscita tra dieci giorni in collaborazione coi giapponesi Mono. Mica patate.

Tempo che salgano i BRUTUS sul palco e la sala si riempie per metà, motivo che mi fa addirittura desistere dallo staccarmi dalle transenne per andare a fumare. Essendo che esisteranno almeno una decina di gruppi con questo nome, per evitare fraintendimenti specifichiamo subito che questo è un altro trio, proveniente da Lovanio in Belgio, dedito ad una sorta di post-hardcore ingentilito col solito post-rock – che arrivato a questo punto della serata comincio a pensare che abbia rovinato la musica estrema. Più che altro perché il loro primo album, meno imbastardito, mi aveva convinto maggiormente rispetto al più recente Nest. Faranno comunque canzoni da entrambe le loro uscite e, paradossalmente, dal vivo quelle nuove suonano meglio di quelle vecchie. La spiegazione che mi sono dato è che l’esordio Burst aveva ritmi un po’ più spinti e il fatto che la cantante sia anche la batterista non aiuta.

Dopo l’ottima prestazione dei belgi, la sala si è riempita quasi del tutto e arriva finalmente il momento dei CULT OF LUNA. Quando vedo salire sul palco due batteristi, tre chitarristi, un bassista e un tastierista mi pento quasi di essere rimasto in prima fila ma, soprattutto, di essermi dimenticato ancora una volta i tappi per le orecchie a casa. Sapete quando si fanno quelle metafore ardite per spiegare come sia un certo tipo di musica, tipo muro sonoro? Ecco, generalmente non mi piacciono tanto e sono un po’ ripetitive, ma credo che nulla di meglio sia mai stato inventato per descrivere i Cult of Luna: un mattone che parte dalle casse e t’arriva dritto in faccia spostandoti i pensieri. Nonostante a questa potenza aggiungano una sensibilità melodica tipica di tanti altri gruppi svedesi (Katatonia, Opeth, October Tide e Edge of Sanity dovrebbero bastare a chiarire il concetto), mi hanno fatto comunque tremare il cuoio capelluto per tutto il concerto. Mi ero innamorato dell’atmospheric sludge metal un po’ di anni fa, bruciando un sacco di gruppi e di album nelle cuffie per poi abbandonarlo momentaneamente causa noia. I Neurosis quest’estate e i Cult of Luna questa sera all’Alcatraz me l’hanno ricordato e li ringrazio. (Edoardo Giardina)

2 commenti leave one →
  1. 4 dicembre 2019 15:23

    C’ero e confermo tutto tranne A.A. Williams, solo perché me la sono persa mannaggia. I tappi per le orecchie sono una manna dal cielo, soprattutto all’Alcatraz (ho sempre beccato volumi esageratissimi in questo locale, non so se anche altri hanno avuto questa impressione). I Brutus sono stati una molto piacevole scoperta.

    Piace a 1 persona

  2. Cure_Eclipse permalink
    4 dicembre 2019 15:45

    Purtroppo un concerto di martedì a Milano è alquanto impraticabile per il sottoscritto, avrei visto volentieri i Cult Of Luna (proprio in questo periodo sto ripassando la loro discografia, complice la nuova uscita A Dawn Of Fear che è in heavy rotation nell’autoradio).

    Pure io ho diminuito un po’ gli ascolti in campo post-metal rispetto a qualche anno fa, ma è vero che alla fine resta quella manciata di gruppi fondamentali: oltre a Neurosis e CoL, aggiungo gli ovvi Isis e i miei prediletti The Ocean (ormai forse neanche più post-metal).

    Concludo dicendo che i tappi salvano la vita. Io sono messo abbastanza male, mi tocca metterli pure durante i concerti dei gruppi locali nei bar/pub della mia zona, dove il volume è decisamente inferiore.

    Piace a 1 persona

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