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L’apoteosi di Dan Swanö

30 gennaio 2019

Negli anni ’90 Dan Swanö era il mio eroe. Dischi che portavano la sua firma – come musicista, compositore, polistrumentista, produttore, spesso e volentieri in joint-venture con sé stesso in più ruoli contemporaneamente, sorta di Brian Wilson metallaro ma senza la pazzia – uscivano a cadenza quindicinale, ed erano quasi tutti bellissimi, rivelatori, capaci di tracciare interi universi dalla complessità pari soltanto all’immediatezza con cui entravano in circolo. In costante escalation con la propria mente, nell’arco di un lustro Dan aveva letteralmente inventato il death metal melodico svedese con gli Edge Of Sanity – per poi distruggerlo nell’uno-due Purgatory AfterglowCrimson che rimane l’ultimo gesto possibile per il genere, dopo il quale soltanto sterile ripetizione, macerie e degrado – disintegrato sinapsi come fossero biscotti friabili nei terminali Pan.Thy.Monium, plasmato la sua visione gothic rock prima e progressive poi nei Nightingale assieme al fratello Dag, prodotto gruppi con cui poi finiva per collaborare, fondato il proprio studio di registrazione, comunque mai abbandonato il lavoro vero – clerk in un negozio di dischi e strumenti musicali – per poter continuare a comporre, suonare, produrre e mixare in totale autonomia senza dover soggiacere a necessità alimentari. Per questo in totale autonomia molla gli Edge Of Sanity quando sente che non è più cosa per la quale, che infatti dureranno un altro disco e stop (l’inerte Cryptic, come a dire gli Iron Maiden senza Steve Harris, Ted Nugent senza Ted Nugent). 

Moontower è l’unico uscito a suo nome, e come quasi tutti gli altri innalza ulteriormente lo standard e il livello, la distanza con il resto del mondo si misura ormai in anni luce ed è un vero peccato esca (come tutti gli altri) su Black Mark – veicolo promozionale per Quorthon, il resto ciarpame imbarazzante fin dalle copertine, tempo sottratto a musica comunque migliore, saltuariamente sprazzi di dignitoso mestiere (Fleshcrawl il solo nome che mi viene in mente ora, ma ce n’erano anche altri di rispettabili falegnami) – fosse uscito su Nuclear Blast ai tempi, probabilmente ora staremmo a dire di tutt’altra storia. Everything On This Album Created By Dan Swanö, in copertina una pupilla che magari è la sua, nel libretto i testi e una foto della sua faccia senza filtri né altre alterazioni, il tutto in un grigiore di toni e di sfondi e di font che è cupa sciatteria in puro stile Black Mark, zero promozione anche questo in puro stile Black Mark (tanto i CD dei Bathory si vendevano da soli, tutto il resto era un di più): un disco che potrebbe rendere superflua gran parte della collezione di chiunque.

I primi quattro pezzi sono probabilmente la migliore sequenza immaginabile in un disco di death metal melodico per ispirazione e tensione, con un Hammond onnipresente a delineare strutture melodiche che annullano ogni possibile ipotesi di “concorrenza”: Sun of the night, Patchworks, Uncreation, Add reality, sono tutti ideali hit-single in un mondo migliore dove l’accesso ai dischi dei vari In Flames e Dark Tranquillity dovrebbe essere proibito per legge senza prima passare attraverso questo (poi, se è rimasta la voglia, capire da soli se è il caso). Riff, ritornelli, assoli che si stampano in testa per non uscirne mai più, a gennaio 1999 come oggi, dopodomani. La seconda metà non è buona tanto quanto la prima ma è una questione personale (come tutto il resto d’altronde), avessi ascoltato il disco partendo dalla fine magari direi l’esatto opposto: il registro quello è e tale rimane.

Non ho ascoltato dischi anche lontanamente simili a Moontower, ancora oggi per me fonte inesauribile di meraviglie e stupore. Che sia passato praticamente sotto silenzio è naturale quanto inevitabile: altre onde, la promozione inesistente di cui sopra, lo strapotere di altre etichette che dominavano e dominano ancora il mercato, oltre al semplice fatto di avere prodotto più ore di musica di quanto un cervello comune sia in grado di assorbire e digerire nello stesso lasso di tempo. Negli anni ’90 Dan Swanö era il mio eroe. Lo è ancora, la sola differenza è che la musica che fa oggi (se ne fa) non mi interessa minimamente: mi basta quello che ha prodotto negli anni ’90, che probabilmente non sarò mai in grado di assimilare del tutto. (Matteo Cortesi)

2 commenti leave one →
  1. luisflyfree permalink
    30 gennaio 2019 22:14

    Musicista immenso, per usare un eufemismo. Ha suonato anche sul bellissimo “A wayfarer’s tears” dei Godsend. Lo si trovava ovunque ed in qualunque cosa facesse, riusciva a far sentire la sua presenza!

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  2. sergente kabukiman permalink
    3 febbraio 2019 23:03

    Personaggione assoluto

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