SWALLOW THE SUN // OCTOBER TIDE // OCEANWAKE @Traffic, Roma 07.11.2019

Era il 7 Novembre, era l’anno che precedeva gli anni ’20 di un nuovo e infausto millennio destinato al collasso, quando tre sorelle (Solitudine, Tristezza e Oblio) decisero di scendere silenziosamente dal cielo scandinavo per atterrare nell’Urbe, precisamente sulla via Prenestina, in uno spicchio di strada tra un gigantesco bar di viandanti e l’Unieuro. Tre complessi musicali erano al seguito delle tre sorelle, dovevano suonare e cantare inni in loro onore. Si chiamavano: Oceanwake, October Tide e Swallow the Sun, in ordine di scaletta.

Si dice che quando i finnici Oceanwake attaccarono a suonare, Gabriele Traversa stesse battendo il record di semafori rossi consecutivi su via Prenestina, ma che arrivò comunque in tempo per godersi l’ultima parte del loro show. La proposta più moderna, e se vogliamo sperimentale, della serata: post-metal cadenzato, funereo doom, ispirazioni prog, growl, voci pulite, tutto condensato in un solido blocco di marmo, troneggiante in mezzo alla tundra. Alla tv nei pressi del bar davano la partita della Roma, ma il pubblico (discretamente numeroso, e che aumenterà man mano) era tutto sotto al palco ad ascoltarli; e quando è così, conoscendo la follia dei romani per il calcio, una band può essere solo soddisfatta di quanto ha fatto.

Finirono gli Oceanwake ed arrivarono gli October Tide? No, o meglio, sì, ma prima arrivò Mighi Romani; compagno di giuochi di Traversa, con la felpona dei Falkenbach, il gelo di Roma Nord che lo seguiva, e un sorriso che più grim&frostbittencorsofrancia non si può. Gli October Tide lui voleva, e gli October Tide ebbe, quasi subito. Unici svedesi dei tre complessi al seguito delle tre sorelle (che poi dove cazzo stavano, qualcuno le ha viste? Forse erano in bagno? Scrivetemi in privato, grazie!), un nome che non lasciava speranze e due chitarristi fratelli ed entrambi ex Katatonia, i Katatonia di Brave Murder Day: esiste miglior biglietto da visita? Il pubblico era in assoluta contemplazione, sembrava che questi svedesoni non avessero fatto altro dalla nascita che suonare questa musica (e forse è così). Lo spettro dei primissimi Katatonia era onnipresente; nei riff malinconici, nell’uso del growl e dello screaming (fantastico il singer Alexander, evocativo e dirompente), nelle atmosfere, nelle intenzioni; ma quando una grandissima band ruba ad un’altra grandissima band è perdonata per 100 anni (proverbio inventato in questo momento). Are you happy? – fece Alexander tra un brano e l’altro, mostrando anche una certa dose di ironia.

E fu così che apparve Ciccio Russo, altro compagno di giuochi di Traversa, con la sua proverbiale compostezza e la malinconia della vita di campagna alle porte della metropoli dentro al suo cuore. Adesso erano tre i metalskunkiani presenti alla festa di Oblio, Solitudine e Tristezza; festa che, per la felicità dei felici e la tristezza dei tristi, stava per concludersi.

Pare che gli Swallow the sun, freschi della settima fatica When a Shadow is Forced into the Light (titolo che è un monumento alla presa a male), si aggirassero incappucciati per il palco, come i Nehemah, servendo agli astanti litanie doom con contorno di tastiera e voce femminile, spesso e volentieri accompagnate da incursioni nel gothic melodico, che lì per lì magari fecero storcere il naso ai truenorwegianprenestina, ma, per fortuna o purtroppo, condicio sine qua non (insieme ai cappucci neri) per aprirsi ad un pubblico più vasto ed easy listening, per quanto la parola sia abbastanza fuori luogo quando si parla di doom metal. Comunque resa sonora eccellente e musicisti molto preparati, come tradizione scandinava impone.

E fu così che la festa delle tre sorelle si concluse, e il mese di novembre a Roma si immerse nel gelo della notte scandinava. Traversa riportò a casa Ciccio quella sera: le strade deserte, il rumore dei loro passi come piccoli colpi di martello, un bar egiziano sempre aperto lungo il cammino e la netta sensazione che facesse molto più freddo del solito. (Gabriele Traversa)

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