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Avere vent’anni: agosto 1999

31 agosto 2019

TIAMAT – Skeleton Skeletron

Charles: Il rinnovato amore generale per la new wave colpì anche Johan Edlund, peccato che ciò avvenne nella sua fase calante (fase che inizia qui e che non è ancora terminata). Nella versione tiamatiana essa viene ovviamente ammantata di una coltre pesante di malinconia, la qual cosa non basta a farmi dire che stiamo parlando di un bel disco. Ma neanche brutto. Io lo ascolto a tempo perso ancora oggi e all’epoca, quando uscì, mi fece una bella impressione. Purtroppo questi qui non sono più i Tiamat, ma sono un’altra cosa. I Tiamat finiscono con Wildhoney e questo è un dato di fatto. A Deeper Kind of Slumber era un grand disco, un capitolo a sé stante di una band che già, però, avrebbe dovuto cambiare nome. Così non è stato e ce ne siamo fatti una ragione. Per un periodo è stata la mia band preferita in assoluto quindi si capirà facilmente come da qui in poi ho deciso di abbandonarla al suo destino. Non c’è niente di intelligente da dire su questo disco perché in esso non vi è niente di intelligente. Un piacevole cazzeggio di un gruppo che è stato immenso per qualche anno e che poi ha cambiato domicilio presso le proverbiali stalle. Ma non ancora del tutto, almeno non qui. 

SETHERIAL – Hell Eternal

Gabriele Traversa: I Setherial sono come quei centravanti che esordiscono con una stagione da urlo facendo gol e numeri a iosa, attirano l’attenzione delle big, e poi… e poi si rivelano essere solo dei discreti inseguitori di palle, buoni per il Chievo o per fare le riserve all’Inter. Il loro disco d’esordio Nord… era da sturbo, tutto ciò che è venuto dopo è sempre stato onesto mestiere se non roba completamente inutile. Hell Eternal è onesto mestiere; ultraviolento, d’impatto, godibile, molto svedese (a differenza del debutto che suonava incredibilmente norvegese), arrabbiato. Ma quei dribbling nello stretto, quelle rovesciate, quelle staffilate a rete di Nord… sono ormai un lontano ricordo. C’eravamo tanto amati.

RUNEMAGICK – Enter the Realm of Death

Trainspotting: i Runemagick sono uno dei gruppi più sottovalutati della storia della Svezia. Parlando del debutto The Supreme Force of Eternity avevamo fatto un parallelismo con gli Amon Amarth, il cui primo album Once Sent from the Golden Hall era uscito nello stesso periodo. Come già anticipato, il parallelismo finiva lì, perdendo di senso già da questo secondo lavoro Enter the Realm of Death, che conferma i Runemagick come gruppo della madonna che meriterebbe di essere considerato tra i punti fermi del metal svedese di ogni tempo. Death metal rallentato, cadenzato, che sfora spesso nel doom, persino nel doom classico, a volte, con certi giri qua e là. Fomento puro: siamo dalle parti dei Bolt Thrower, idealmente, anche se in versione moderna e svedese. Da recuperare assolutamente al pari del debutto.

MENHIR – Thuringia

Michele Romani: I Menhir sono una di quelle band che avrebbero meritato molto di più di quanto abbiano raccolto, non avendo mai sbagliato un disco, incluso ovviamente questo secondo meraviglioso Thuringia, un sentito omaggio  alla loro regione tedesca di provenienza. Rispetto al precedente Die Ewigen Steine le differenze stilistiche sono davvero poche: parliamo sempre di un pagan-black metal vecchia scuola dall’alto tasso di epicità che riesce con la mente a trasportarti in epoche passate e dimenticate. Il disco si alterna in misura uguale tra parti in doppia cassa in tipico black metal style e momenti più cadenzati, con la voce di Heiko a farla da padrone tra parti in scream ed evocative clean vocals rigorosamente in lingua madre. Tra i brani da segnalare ci sono sicuramente Schwertes Bruder, Einherjes, la meravigliosa Instrumental e l’obbligatoria cover di Woman of Dark Desires dei Bathory, vero punto di riferimento per il combo tedesco. Aspettando il loro ritorno (oramai l’ultimo lavoro è datato 2007), Thuringia è un disco tassativamente da riscoprire.

INTERNAL BLEEDING – Driven To Conquer

Ciccio Russo: Probabilmente il migliore lavoro di un gruppo che, pur essendomi sempre stato abbastanza simpatico per la sua americanissima ignoranza, ho sempre trovato mediocre e noioso. Rispetto ai due trascurabili predecessori, dove il quintetto di Long Island era ancora poco più che una copia di serie C dei Suffocation, Driven To Conquer ha dalla sua una certa carica innovativa. A parte certe trovate un po’ estemporanee, tipo gli stacchi acustici piazzati qua e là, il terzo disco degli Internal Bleeding anticipa quell’ibridazione tra brutal death metal americano e hardcore che da lì a poco sarebbe diventata popolarissima. Ritmi nervosi e sincopati, insistenza sui mid-tempo e linee vocali che qualcosina all’hip hop la devono. Certo, tutte cose che i Dying Fetus avevano già cominciato a fare e avrebbero continuate a fare molto meglio ma, per l’epoca, Driven To Conquer costituiva comunque una piccola novità.

IRON SAVIOR – Interlude

Cesare Carrozzi: Posto cronologicamente tra Unification e Dark Assault, Interlude è stato, di fatto, l’appendice di Unification, cioè il frutto di un periodo d’oro che non è entrato tutto in un disco. Perché poi, a parte le tracce registrate dal vivo ed il rifacimento di Desert Plains dei Judas Priest, aggiunte per fare minutaggio e per carità carine e tutto, a dare spessore al cd sono quei quattro pezzi inediti, evidentemente frutto delle sessioni per Unification e che poi per varie ragioni non ce l’hanno fatta a starci dentro; queste canzoni, Stone Cold, Contorsions of Time, Touching The Rainbow e The Hatchet of War sono una più bella dell’altra e mostrano, ancora una volta, il momento migliore vissuto dal gruppo di Piet Sielck, periodo d’oro che purtroppo si concluderà da lì a breve con lo scialbo Dark Assault, al quale seguirà tutta una serie di lavori più o meno buoni, ma mai quanto l’accoppiata formata da Unification ed Interlude. Quindi, amici lettori, direi che è proprio il caso di recuperarlo, poi fate voi.

LACRIMAS PROFUNDERE – Memorandum

Michele Romani: Partiti con un classico doom-gothic sound vecchia scuola sulla scia di bands quali Anathema e My Dying Bride, i Lacrimas Profundere nel corso degli anni hanno progressivamente snellito il proprio sound in favore di un gotico pipparolo piacione, diciamo abbastanza discutibile. Memorandum probabilmente è l’ultima testimonianza dei “vecchi” Lacrimas Profundere, un lavoro che, pur prendendo le distanze dal doom-death melodico dei primi due, rimane comunque ancorato ai classici stilemi del genere, l’ultimo tra l’altro a vedere il di lì a poco dimissionario Christopher Schmidt ancora alle prese con il growl. Diciamoci la verità, per certi versi questo lavoro sembra un tributo in tutto e per tutto a The Silent Enigma, ovviamente con le dovute proporzioni: dal suono di chitarra (soprattutto quella solista) fino ad arrivare alla timbrica vocale, che nelle parti pulite è praticamente identica a quella “lamentosa” di Vincent Cavanagh in quel capolavoro. Nonostante il suo essere derivativo comunque Memorandum resta comunque un ottimo disco, con pezzi notevolissimi quali Helplesness, All Your Radiance o The Crown of Leaving. Peccato per la fine che abbiano fatto, anche se pare che il nuovo disco riprenda in parte sonorità passate. Staremo a vedere.

5 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    1 settembre 2019 11:48

    Bleeding the stars, l’ultimo e recentissimo album dei Lacrimas Profundere è un raro esempio di sottilissimo equilibrio tra le varie anime della band. Veramente un lavoro della madonna, con un cantante belloccio e strappamutande ma tecnicamente eccelso. Da ascoltare, datemi retta.

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  2. El Baluba permalink
    1 settembre 2019 13:10

    Dopo lo stupendo A Deeper Kind Of Slumber, le atmosfere easy del suo successore mi avevano all’epoca deluso per non dire schifato…poi con il tempo l’ho rivalutato. Non un capolavoro, ma discreto. Concordo in pieno con i Setherial…incredibile Nord, inutile tutto il resto. I menhir devo andarli a ripescare

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  3. weareblind permalink
    1 settembre 2019 14:46

    Ottimi Iron Savior, solidissimi.

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  4. Daniele Cariboni permalink
    2 settembre 2019 17:10

    Probabilmente non siamo in molti a ricordarlo, ma nel 1999, stando a metal-archives proprio in agosto, uscì Bálsýn dei Potentiam, per l’italiana Wounded Love.
    Per me il disco preferito della vita, per molti altri un po’ meno, ma se non si merita neppure una menzione, avete passato dei 20 anni veramente dimmerda :p
    (a meno che la data non sia dicembre, come sostengono altre fonti, in tal caso avete qualche mese per recuperare ).

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  5. Albykick permalink
    10 settembre 2019 13:47

    Concordo sui Setherial. Stessa fine che hanno fatto altri gruppi svedesi (Naglfar, Sacramentum etc) che, dopo uno/due album spettacolari, si sono messi in testa di suonare in maniera più estrema realizzando album piatti e monotoni.

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