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Avere vent’anni: ANNIHILATOR – Criteria for a Black Widow

15 giugno 2019

Alessio Cerci e Alessandro Diamanti sono due talentuosi trequartisti italiani che condividono un paio di quelle cose che non ti rafforzano proprio il curriculum vitae: in primo luogo non gli è riuscito di imporsi presso una big del nostro calcio, e per anni si è vociferato quanto i motivi fossero in particolar modo di natura comportamentale. La forza di un grande campione risiede specialmente nella testa, e loro erano più che altro dotati di un sinistro pazzesco. La seconda è che, unendo la faccia del primo ai capelli del secondo, si otterrà con esattezza un tizio che abita ai margini di Scandicci, l’unico – per quello che mi riguarda – ad avere capito Criteria For a Black Widow così come lo amai io.

L’individuo, a cui non so onestamente dare un’età, è solito girovagare nel territorio a ridosso tra l’uscita scandiccese della Firenze – Pisa – Livorno e l’inizio del paese di Badia a Settimo ove ho vissuto dal 1989 al 2015. Non supera mai il confine con la piazzetta adiacente all’ufficio postale: lì si ferma con la sua amata bicicletta e torna indietro, con la faccia perennemente ustionata dalla perpetua esposizione ai raggi solari. Inoltre ha questa usanza di andare a bussare al finestrino delle donne che si trovano in automobile e, se queste superano la sua accurata e metodica selezione, egli mostrerà loro l’uccello. Non lo fa spesso, ma solo ed esclusivamente se a suo giudizio sei quella giusta: a mia nonna Grazia ha mostrato l’uccello. Magari ha ignorato fiche disumane sulla trentina, ma è stata precisamente mia nonna a poter beneficiare di questa possibilità. In risposta gli urlò qualcosa nel suo linguaggio toscano comprensibile a pochi, che il tale somigliante a Diamanti e Cerci avrà senza alcun dubbio interpretato come un “vai alla grande così, sei tutti noi. Adrian Mutu libero!”.

È più forte di me, ma quando da ragazzino gli passavo accanto con la mia lercia Opel Corsa, automaticamente mi veniva da rallentare, abbassare il finestrino e fargli ascoltare tutto quel che mi stavo sparando sulla vissuta autoradio: ha sentito di sfuggita qualsiasi cosa, da Burzum ai Jag Panzer, dagli Hollenthon agli Xentrix passando per i Brodequin. Non so perché in occasione dei Jag Panzer non mi abbia lanciato un qualche monito, o peggio, ma sono certo di quest’altra cosa: mi ignorava sempre, con l’aria di superiorità tipica di chi vuole dirti che la sua vittima non sei tu. È la nonnetta che sta andando a pagare la bolletta dell’Enel alla posta, non tu. Una sola volta si è girato, sorridendomi: avevo su Criteria For a Black Widow.

Il resto molto probabilmente già lo saprete: le line-up di Alice in Hell e Never, Neverland riassemblate, impastate e agglomerate fin dove fu possibile; un Randy Rampage alla voce, sottotono ma pur sempre Randy Rampage, e dopo i tentativi di fare qualcosa che nemmeno Jeff Waters aveva capito cosa diavolo fosse, su Remains, gli Annihilator composero questo disco che suonava esattamente come gli Annihilator avrebbero dovuto, da poco oltre il principio fino a quei giorni ai limiti della sconclusionata one-man band. Cancellò quasi ogni concetto esibito a partire da Set the World on Fire, riazzerò la situazione e per quanto non fosse bellissimo – meravigliosa Punctured, belli altri tre o quattro episodi, ma nel finale calava un bel po’ – Criteria for a Black Widow riuscì a piacermi da morire. Criteria for a Black Widow è oggettivamente inferiore a Carnival Diablos con Joe Comeau prelevato dagli Overkill alla voce, ma glielo preferisco: a volte il modo in cui un album si pone è prioritario, lo è ancor più delle canzoni stesse, e quella del 1999 fu una di quelle volte. Io lo sapevo, e la creatura aliena che aveva ucciso Alessio Cerci ed Alessandro Diamanti, assumendone le sembianze per circolare libera nel nostro insidioso mondo, lo sapeva meglio di me. È per questo che si limitò a sorridermi al riascolto delle bordate thrash di Nothing Left o Sonic Homicide, quella in cui Randy Rampage urlava più volte kill! alla stregua del Tom Araya dei tempi di Hell Awaits. E l’unica cosa che risparmiò al sottoscritto la vista orrenda del suo cazzo extraterrestre, pensate un po’, la devo proprio a Jeff Waters. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    15 giugno 2019 12:06

    Cerci giocava nel Pisa, Diamanti nel Livorno.
    Erano tutti e due parecchio forti, ma al di fuori di chi ha vissuto nella valle della Fi-Pi-Li non so quanti altri li ricordino.

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  2. 17 giugno 2019 07:59

    Noi altri del Toro Cerci ce l’abbiamo ne cuore!!

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  3. El Baluba permalink
    20 giugno 2019 17:21

    Cerci era un giovane promettente delle giovanili della Roma…cmq a parte questo, mi sto risentendo “Criteria” dopo eoni di tempo, è devo ammettere che è un gran bel recuperone…oro se lo rapportiamo a quanto Jeff ci propina da anni a questa parte…

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