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ANNIHILATOR – For The Demented

10 novembre 2017

Associazioni umanitarie finanziate dalla storica Roadrunner vigilano lungo coste del Maine e di Washington – al nord degli Stati Uniti – per accogliere i gommoni in arrivo dal Canada pieni di musicisti buttati fuori da Jeff Waters. E’ difficile sostenere il suo ritmo, dato che For The Demented ci consegna una line-up rivoluzionata per due quarti, dopo che nel passaggio fra Feast e Suicide Society si era salvato solamente il batterista. Entrare negli Annihilator è come recitare in un film di Venerdì 13: Jeff recita la parte di Jason Voorhees e prima o poi – per qualche motivo – non andrà d’accordo con te e ti farà fuori. Contente di sicuro le mogli, perché al massimo starai fuori per una o due tournèe ma poi rientrerai fra i ranghi, pronto a passare l’aspirapolvere e raccontare di quella volta che hai steccato una nota su Bats In The Belfry e qualcuno ti ha guardato malissimo…

Penso che la band canadese, se così vogliamo ancora continuare a definirla, viva di momenti: era partita benissimo con un trittico iniziale pressoché inattaccabile, per poi calare di colpo e riprendersi soltanto al tempo della breve reunion con parte della prima formazione, avvenuta in occasione del buon Criteria for a Black Widow e durata quanto una cena aziendale. A quell’album fece seguito Carnival Diablos e l’impressione fu che le cose si fossero rimesse definitivamente a posto: ma non era assolutamente così. L’ultimo periodo luminoso per Jeff Waters è coinciso con l’album omonimo e il successivo e pesantissimo Feast, e sto parlando di tempi davvero recenti: il tempo di chiudere il rapporto con una figura longeva come quella di Dave Padden, e i nostri sono ritornati a sguazzare nella merda come da sua/loro consuetudine. 

Davvero, gli Annihilator intesi come Jeff Waters che tira i fili, io non li capisco. Parlandoci chiaro, se Suicide Society rappresentava un alleggerimento del sound per riallacciare un rapporto con il groove e la melodia, un po’ per tornare ai tempi di Waking The Fury in chiave più moderna e ovviamente senza Joe Comeau, il nuovo album continua in quella stessa direzione, ma lo fa con un occhio di riguardo per l’heavy metal di inizio anni ’90. Megadeth in primis, pesantemente scimmiottati dalle linee vocali e da episodi come The Demon You Know. I pezzi strettamente thrash funzionano meno che in passato, castrati innanzitutto da una produzione troppo radio friendly come all’ epoca lo fu quella di Remains. L’ottimo Feast poneva le sue basi su di un suono costruito in funzione del thrash metal, questo no. A risaltare in For The Demented, oltre a una delle più brutte copertine di tutti i tempi sono quei pezzi in cui Waters si prende tutto il tempo necessario a cazzeggiare, all’epoca Brain Dance ed oggi la titletrack e la conclusiva Not All There, con momenti che sfociano nel funk e nell’attitudine da jam session. Benone anche in Altering The Alter tranne per il fatto che a tratti si rischia realmente di entrare in causa con Mustaine. Poi non c’è moltissimo da segnalare… The Way è un episodio fuori dal coro perché sposta tutto dalle parti del rock senza nemmeno deludere troppo, e le linee vocali nei momenti meno aggressivi paiono rifarsi a quel metallo melodico da classifica dei tempi odierni, da Avenged Sevenfold e compagnia bella. Non è che il nuovo Annihilator sia così brutto come appare al primo ascolto: personalmente l’ho preferito a Suicide Society ma la sensazione è che ogni volta che Waters tira fuori l’album privo di compromessi (Criteria For A Black Widow oppure Feast) ne escano prodotti infinitamente migliori, ma comunque a debita distanza da quelli del periodo d’oro di Never, Neverland, e delle due uscite con esso confinanti.

Appena sufficiente questo For The Demented e non tremendo come Schizo Deluxe o Metal (l’album con ottomila ospiti per realizzare dieci canzoni insostenibili), ma aver perso gente come Mike Mangini – e tanti altri di un certo calibro – per ripartire ogni volta da capo, alla lunga non paga. (Marco Belardi)

One Comment leave one →
  1. 10 novembre 2017 21:37

    Carnival Diablos capolavoro immortale. Il resto, oltre all’iniziale Trinità, è robetta.

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