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#metoo e #workout: NE OBLIVISCARIS – Urn

9 novembre 2017


Per chi non li conoscesse – spero siate rimasti in pochi – i Ne Obliviscaris sono un gruppo australiano che suona extreme progressive metal. Manco a me piace molto come dicitura, ma in qualche modo dobbiamo pur intenderci. E se usando questa etichetta ci riferiamo ad un genere che presenta elementi progressive all’interno di un contesto metal estremo, allora ci capiamo. Che poi il metal estremo in questione sia black, o death, o entrambi insieme, o i due a fasi alterne… Va be’, non scassateci la minchia. Prendetevela con loro che tengono un piede in due scarpe.

La cosa che a me aveva colpito di più del debutto, oltre alla loro immensa bravura ovviamente, era che arrivava in un momento in cui il genere si ritrovava ad essere abbastanza moribondo. Nel 2012 Cynic e Opeth si erano entrambi appena suicidati, e i Borknagar era da quasi un decennio che pubblicavano album mediocri. Dei mostri sacri rimanevano forse solo gli Enslaved. Ah, e quell’alieno di Dan Swanö, che però si è ricordato solo di recente che gli basta prendere in mano uno strumento per umiliare chiunque e farlo sentire inadatto alla musica. Portal of I era quasi come un nuovo anno zero. E ricordava che, nel metal estremo (rileggi sopra), l’accostamento tra progressive e tecnicismi al fulmicotone non dovrebbe venire automatico. È stato solo un incidente di percorso, colpa di gruppi momentaneamente di tendenza quali Obscura e The Faceless. Un brutto sogno dal quale i Ne Obliviscaris ci hanno risvegliati.

Personalmente preferisco Citadel, meno cerebrale e più diretto, ma è solo questione di gusti. Più che altro perché, per quanto io ami il genere, è estremamente difficile che trovi una canzone di sedici minuti come Painters of the Tempest, Pt. 2 (Triptych Lux) che mi rimanga in testa e che io possa poi cantare live. E Urn sembra almeno apparentemente puntare ancora in quella direzione, poiché accorcia la durata delle composizioni, ma mantiene più o meno inalterata quella dell’album intero. Questa volta abbiamo addirittura il singolo, che non è solo uno dei movimenti della suite isolato e messo sopra un video, ma è proprio un singolo. C’ha pure un assolo di chitarra fanfarone di cui forse nessuno sentiva il bisogno. Però Intra Venus è comunque una bella canzone, tutto sommato. 

Il fatto che quest’album sia forse anche più accessibile del precedente non vuol dire che sia diventato banale. Così come il fatto che prosegua sulla strada intrapresa dal precedente non significa che gli australiani abbiano già trovato la formuletta da ripetere all’infinito. Semplicemente hanno intrapreso un sentiero artistico coerente a se stesso seppur in continua evoluzione, cosa che dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni artista. In Urn troverete per esempio una tendenza ad abbassare i ritmi verso lidi più doom, soprattutto nell’omonima suite finale. O un maggiore minutaggio dedicato agli spazi acustici, come in Eyrie. O ancora attimi e cori molto epici nella prima suite, Libera. Noterete anche un tocco più jazzato al basso poiché il posto di Brendan “Cygnus” Brown è stato momentaneamente preso dall’olandese Zielhorst, ex Exivious e momentaneo sostituto di Sean Malone.

Anche lui all’interno della P2 era soprannominato “er Cigno”

A quanto pare l’allontanamento è stato causato da alcune accuse di violenza domestica. Innanzitutto non capisco molto il senso del soprannome, visto che il collo col tempo gli si è trasformato in un tronco a causa dei muscoli da palestra. In ogni caso Cygnus si è scusato e giustificato dicendo che la madre lo molestava quando era piccolo, e ciò gli ha creato molti problemi. Qua trovate la vicenda riassunta. Io non voglio entrare troppo nella questione per non rimanerne ingarbugliato. Trovo semplicemente assurdo che alcuni fan (che di base non sanno nulla della vita privata dei musicisti) si siano addirittura indignati perché secondo loro la band non poteva non sapere. Quindi la cosa giusta da fare sarebbe stata allontanarlo prima, sulla base di semplici accuse. Da parte mia posso solo dirvi che al concerto gli avevo parlato e stretto la mano, e sembrava un brav’uomo… Secondo me dava sempre il buongiorno a tutti.

Ad ogni modo, Charles diceva che in futuro apriranno i festival in Europa. Può darsi. Nel dubbio per ora hanno già i loro primi tour da headliner in Stati uniti e Canada, e Australia e Nuova Zelanda. Spero ripassino presto anche dal vecchio continente. (Edoardo Giardina)

5 commenti leave one →
  1. Stefano Vitali permalink
    9 novembre 2017 11:02

    Per me il debutto è stata una siringa di atropina nel cuore di un sottogenere che stava tirando le cuoia, con quel violino dappertutto e la voglia di stamparti in faccia quanto fosse eclettica ed ipertecnica la loro musica, mentre ho trovato Citadel molto più ostico e meno memorabile, con l’esclusione di quel gran pezzo che è Phyrric.
    Urn l’ho un po’ malcagato causa momento di fissa con i Moonsorrow, che si sono mangiati il 70% degli ascolti del mese; dai primi ascolti pare si prosegua sulla via di Citadel, ovvero più solidità e meno fuochi d’artificio. Riflessione personale, ma quanto è bravo e sottovalutato Xenoyr come vocalist estremo? Potentissimo, vario, riesce a sbraitare con profitto su qualsiasi base gli venga proposta ed ha dei capelli più fluenti delle modelle del Pantene. Vai così!
    Ps. big love per i Witherscape, nel genere ti consiglierei caldamente On Lonely Towers dei Barren Earth se te lo sei perso. Set Alight è un pezzo memorabile

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  2. 9 novembre 2017 12:04

    Non mi stavo cacando sto disco di striscio anche dopo aver sentito pareri molto MEH, ma questa recensione mi ha fatto venire voglia di dargli una possibilità. Il fatto è che non vorrei che anche loro diventino delle macchinette ripetitive: Citadel era bello proprio perché emozionava tantissimo, certi passaggi erano davvero introspettivo/malinconici e riuscivano a farti passare perfettamente, come hai sottolineato tu, canzoni anche di sedici minuti. Riferirò meglio dopo un ascolto rigorosamente a camino e pipa accesi.

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  3. Fanta permalink
    9 novembre 2017 14:13

    Mi piacciono tantissimo, li seguo dai tempi del demo del 2007, mi pare.
    Urn l’ho comprato a scatola chiusa e non si può certo dire che sia un brutto disco. Tutt’altro. Però stavolta li ho trovati un tantino sottotono, soprattutto le ultime due tracce.

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