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Una serata tra i metallari canadesi: NE OBLIVISCARIS / ALLEGAEON / UNBEING @Montréal, 19.11.2017

1 dicembre 2017


No, non sono così pazzo da seguire i Ne Obliviscaris fino in Canada. È vero che per il momento non è ancora stata annunciata nessuna data in Italia, ma immagino comunque che nel 2018 prima o poi li ritroveremo anche dalle nostre parti. No, il fatto è che per motivi che anche io fatico tuttora a capire sono momentaneamente finito in Pennsylvania, in un paese che credo non arrivi neanche a contare 10mila anime. Sarei potuto andare a vederli a New York alla vigilia del giorno del Ringraziamento, e sarebbe stato anche più vicino. Ma il fatto è che gli Stati uniti sono un Paese noioso, e alle prime vacanze utili bisogna scappare. Sì, perché quando si dice USA si pensa per l’appunto a New York, dove si ha effettivamente la sensazione di stare al centro del mondo. Per esempio, se passeggi sul ponte di Brooklyn sai che proprio lì, nell’esatto punto in cui stai camminando in quel momento, nel 1998 sono state salvate milioni di vite fermando e uccidendo Godzilla.

Che poi gli americani abbiano stuprato la saga giapponese è un altro discorso

Ma gli Stati uniti non sono la Grande Mela. Sono (anche e soprattutto) periferie infinite senza alcun luogo pubblico o di aggregazione. Posti alienanti dalle strade tutte dritte e perpendicolari dove il principale passatempo della gente è chiudersi in casa a fumare erba e poi, in fame chimica, andare in macchina a qualche fast-food, prendere qualcosa al drive-through e mangiarlo nel parcheggio. Non esistono quartieri interi dove rivendicare tutti insieme il diritto di cazzeggiare e bere una birra all’aperto come, per dire, a Roma il giovanile San Lorenzo, il più pettinato Monti, o ancora il turistico Trastevere. Oppure a Milano le Colonne di san Lorenzo, in passato luogo di ritrovo degli emo di tutta la provincia, poi riqualificato per i borghesi che volevano fare l’ape e provare l’ebbrezza della silent disco e ora rivalutato come proficua piazza di spaccio. Se, poi, a dimostrarvi la superiorità del Canada rispetto ai vicini nordamericani non bastasse il servizio sanitario pubblico e gratuito, pensate che i lealisti di Sua Maestà la regina hanno dato i natali a Gorguts e Devin Townsend. Gli USA a Suicide Silence e Periphery. Per tutti questi motivi sono finito a vederli in Québec. 

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Devin Townsend non avrà più i capelli, ma per fortuna c’è il chitarrista degli Unbeing

Il locale è parecchio grande con diverse sale. Quella del concerto è quadrata con un fastidioso soppalco che la copre quasi interamente e lascia scoperto solo il palco rialzato e poco altro – ovviamente è una sorta di backstage riservato solo alle band. Arrivo che gli Unbeing hanno già iniziato e il pubblico è già numeroso. Il gruppo viene proprio da Montréal ed è chiaro che i metallari del luogo gli sono affezionati. Suonano un progressive metal molto tecnico e strumentale che non emoziona mai troppo, ma che è comunque di ottima fattura. La loro parte di concerto sarà l’unica durante la quale sentirò decentemente, perché mi trovavo a fianco della postazione della fonica. Durante la pausa ovviamente la sala si svuota e ne approfitto per spostarmi sotto al palco ad attendere gli Allegaeon, che vengono dal Colorado. A quanto dicono sulla loro pagina Facebook, il loro nome si pronuncia “uh-lee-juhn” (?) e, anche se apparentemente abbastanza conosciuti, io non li avevo mai ascoltati prima. Così vicino sento davvero di merda e in ogni caso il loro death metal ultra tecnico e ultra melodico infarcito di influenze dalle ultime tendenze djent e deathcore non mi ispira per niente. Ma si sa, gli americani sono capaci di rendere commerciali anche i Meshuggah.

Dopo di loro è finalmente il turno dei Ne Obliviscaris. Purtroppo sento ancora di merda e non riesco a godermi appieno il concerto. Ho la batteria sparata nelle orecchie e tutti gli altri suoni sono coperti. Decido comunque di tenere duro e rimanere lì sotto. L’unica altra cosa che ogni tanto sento è il basso, che mi ritrovo davanti. Il gruppo australiano ha scelto come bassista per il tour l’italiano Martino Garattoni, il quale non ci fa rimpiangere né Cygnus né il fenomenale Zielhorst. Sono indeciso se esportare un po’ di ignoranza e urlare qualcosa in italiano (avete capito bene cosa), ma mi dispiacerebbe infinitamente disturbare la professionalità e la concentrazione dell’artista. Ad ogni modo ci pensano già i canadesi dietro di me a mantenere alto il livello di nonsense: mettono ognuno le braccia attorno alle spalle del vicino e cominciano a girare in tondo saltellando, inscenando così il moshpit più idiota che io abbia mai visto. Inoltre la scaletta è ottima e pesca più o meno in egual misura da tutti e tre gli album, scegliendone i brani migliori. Per me i più efficaci rimangono comunque quelli estratti da Citadel. Infine la mia resilienza viene ripagata quando, terminato il concerto, vengono lanciate le solite cose al pubblico e io acchiappo miracolosamente una bacchetta. È la prima volta che mi capita e niente, dovevo arrivare fino in Canada per riuscirci. (Edoardo Giardina)

Scaletta Ne Obliviscaris:

Painters of the Tempest, Pt. 1 (Wyrmholes)

And Plague Flowers the Kaleidoscope

Intra Venus

Painters of the Tempest, Pt. 2 (Triptych Lux)

Forget Not

Urn, Pt. 1 (And Within the Void We Are Breathless)

Urn, Pt. 2 (As Embers Dance in Our Eyes)

Bis:

Devour Me, Colossus, Pt. 1 (Blackholes)

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  1. vito lomonaco permalink
    1 dicembre 2017 15:47

    ho visitato il canada tempo fa e il livello di figa era piu’ che ottimo corroborato da una inaspettata simpatia e disponibilita’ che dalle mie parti e’ impensabile !

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