E la mia reazione fu: “Era meglio se morivate, stronzi”

Metallica-Elektra

Credo sia impossibile spiegare che cosa fossero i Metallica – e, soprattutto, che cosa significassero – a chi li ha scoperti dopo l’uscita di Load. È come se un nativo americano del XII secolo provasse a spiegarci come le sue praterie erano belle e vaste e piene di bisonti prima che venissero gli europei a commettere un genocidio di proporzioni continentali e devastare tutto. Chi tra voi vent’anni li ha sul serio, leggendo questa rubrica, penserà: ma li mortacci vostra, avete visto uscire Slaughter Of The Soul , Filosofem e Through Silver In Blood mentre noi dobbiamo stare appresso al deathcore. Che all’epoca dalla Svezia uscisse almeno un capolavoro al mese era però il normale stato delle cose; da parte nostra, invidiavamo i reduci che avevano assistito all’avvento di Master Of Puppets e Reign In Blood e ci perculavano perché andavamo dietro a quei ragazzetti norvegesi pittati in faccia che “facevano solo casino” (te lo diceva un trentenne di allora con la maglia dei Megadeth, attenzione, non la mamma mentre ti chiedeva di abbassare il volume). Noi, classe ’81, troppo giovani per aver visto uscire il black album, eravamo ansiosi di vedere la Storia dispiegarsi di fronte ai nostri occhi. Non ci aspettavamo un nuovo capolavoro del thrash, sia chiaro, ma quantomeno un disco che avesse i pezzi, come il black album. E quelle canzoni sarebbero state nostre, le avremmo potute collegare per sempre a una prima canna (ok, lì avevo già dato), a una prima scopata (ok, lì dovevo ancora dare), a una prima volta che avremmo dovuto spiegare ai genitori perché eravamo tornati dalla serata a dormire a casa degli amici con imbarazzanti chiazze di vomito sul giubbotto (qua i tempi più o meno coincisero).

Allora mi dilettavo con i fumetti. Sognavo di diventare il nuovo Max Bunker e il nuovo Magnus contemporaneamente. Tenetevi Pazienza, tenetevi Pratt, tenetevi pure Tex. I migliori fumetti della storia italiana sono Kriminal, Satanik e Alan Ford, con il quale da ragazzino ero ossessionato. Buona parte della mia visione del mondo è basata sulla lettura intensiva delle avventure del Gruppo Tnt. Il mio genere di senso dell’umorismo, l’insofferenza nei confronti dell’autorità, il mio stare sempre e comunque dalla parte di chi è brutto, povero e sfigato, pur sapendo che, checché ne dicesse Dylan Dog, chi è brutto, povero e sfigato può essere bastardo esattamente come chi è bello, ricco e pieno di donne, se non peggio. Infatti Superciuk rubava ai poveri per dare ai ricchi che, quantomeno, non sporcavano per strada. Altro che il bieco capufficio col Suv, fonte di tutti i mali del mondo secondo l’indagatore dell’incubo.-images-fumetti-Magnus-AF_magnus_bunker_2Avevo disegnato su un quaderno una storia con protagonisti i four horsemen e alcuni soggetti del giro metal cagliaritano, quando ancora l’album era stato annunciato con il titolo “Metallica Six”. In sostanza, James Hetfield veniva investito da un’ambulanza mentre girava in skateboard, finiva in coma e veniva evocato nel paradiso dei rocker da Cliff Burton, che gli imponeva di scrivere un disco violentissimo ed estremissimo che avrebbe mandato tutti a casa i gruppi death e black. E qua c’era una scena fantastica con Kurt Cobain che giocava a tirassegno con il ritratto di Courtney Love usando le siringhe come freccette. Nel frattempo, però, Lars Ulrich, del tutto indifferente alla sorte del compagno, aveva reclutato Billy Joe Armstrong dei Green Day come nuovo frontman e, siccome il nuovo acquisto si drogava troppo per reggere le prove, avrebbe suonato in playback… Non c’era ancora la moda delle graphic novel ma sono sicuro che, trovando un editore illuminato, avrebbe avuto un grande successo. Kirk Hammett che non parlava mai e si esprimeva a gesti come i sordomuti, per esempio, era obiettivamente un’intuizione geniale.

La prima sessione d’ascolto fu a casa di Piero, nostro attuale inviato a Cracovia. Eravamo in tre o quattro e non ricordo chi sacrificò le trentacinquemila lire di rito. Prima dell’avvento di Napster, toccava mettersi d’accordo tra amici per non comprare gli stessi dischi, così poi ce li saremmo duplicati a vicenda. Ayò, alla fine non è male, ci dicemmo al termine del consesso. Provai a convincermene per qualche giorno, aggrappandomi al riff di King Nothing. Poi recuperai il quaderno con la storia, che nel frattempo stava girando tra gli altri metallari del mio liceo, e aggiunsi col pennarello questa postilla sull’ultima pagina, in caratteri cubitali:

LOAD IS A LOAD OF SHIT. ERA MEGLIO SE MORIVATE, STRONZI.

Sperai che l’inferno esistesse e fosse uguale a quello descritto da Dante (tanto noi pagani, se facciamo i bravi, andiamo nel Limbo a passeggiare con Platone e Ovidio). Mi immaginai Ulrich, Hetfield e Hammett sostituire i traditori massimi Giuda, Bruto e Cassio, tra le triplici fauci di Lucifero, che ne avrebbe straziato le carni flaccide e colpevoli fino alla fine dei tempi. Non volli ascoltare Reload nemmeno per curiosità. (Ciccio Russo)

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