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Frattaglie in saldo: menu all’italiana #2

12 novembre 2015

Mussu

Seconda puntata dello speciale enogastronomico di Frattaglie in saldo dedicato ai gruppi italiani che negli ultimi due anni hanno tirato fuori dischi che mi sono piaciuti ma dei quali, per accidia o mancanza di tempo, non ho parlato. Per ogni band, una pietanza regionale a base di interiora e un vino da abbinare. La volta scorsa abbiamo manducato tagliatelle con le rigaglie insieme agli Electrocution, cima alla genovese con i Necrodeath e quarumi in compagnia dei Sinoath. Oggi ci facciamo un bel tour del Nord. Metal Skunk sostiene lo slow food e il chilometro zero.

Busecca alla milanese: GORY BLISTER – The Fifth Fury

busecca

Era un pezzo che avevo perso di vista i Gory Blister. Più o meno dai tempi del notevole Art Bleeds, loro primo full, targato ’99. Il precedente ep Cognitive Sinergy li aveva resi uno dei nomi più rispettati della scena estrema italiana degli anni ’90, una scena scombinata, embrionale, zeppa di casi umani ragguardevoli ma, da alcuni punti di vista, più libera e creativa, meno appiattita sulle tendenze rispetto ad oggi, un periodo nel quale, da una parte, la media qualitativa dei dischi e della resa live delle band tricolori si è alzata parecchio, dall’altra – proprio perché il discorso vale per quasi tutte le nazioni europee che all’epoca erano nell’estrema periferia del giro (oggi quei quattro o cinque gruppi che fanno tour costanti in Usa o in Giappone, tutto sommato, ce li abbiamo) – i suoni si sono così uniformati che è diventato difficile distinguere una band polacca da una portoghese.

GORY-BLISTER_The-Fifth-Fury

All’epoca il techno-death non era la merdaccia plasticosa e massificata di oggi, che il sottogenere viene identificato principalmente con abomini alla Spawn of Possession. Il Pantheon era limitato a pochissimi mostri sacri. Gli epigoni si approcciavano alla formula umilmente e, poiché per suonare ‘sta roba in maniera plausibile non devi essere uno scalzacani, i risultati erano quasi sempre validi o almeno interessanti. Ho recuperato tutta la discografia successiva dei Gory Blister in questi giorni e li ho trovati sempre in forma e credibili. The Fifth Fury è, ahem, il loro quinto disco e, pur senza fare fuochi d’artificio, funziona molto meglio di tanta spazzatura sulla carta analoga proveniente da oltreoceano. Il punto di riferimento principale rimangono i Death, con qualche strizzata d’occhio un po’ eccessiva (Meet me in the mass grave) ma l’identità degli appulo-meneghini rimane intatta. Riescono a suonare moderni senza copiare e novantiani senza risultare stantii. Se siete tra i tanti che su facebook lamentano la scomparsa dei Necrophagist, provate a consolarvi con i Gory Blister.

Da degustare con un Oltrepò Pavese Barbera

Fegato alla veneta: CHILDREN OF TECHNOLOGY – Future Decay

Fegato-alla-veneziana

Zitti zitti, i  Children Of Technology si sono confermati una delle formazioni retro-thrash più dotate e serie uscite negli ultimi anni. Ci sono tantissimi gruppi che si cimentano in questo genere di revival ma pochi lo fanno con la cazzimma dei padovani, che riescono a suonare genuini e credibili come le legioni di emuli all’acqua di rose dei Municipal Waste non saranno mai senza per questo perdere di vista le canzoni o svaccare nella caciara e nell’intransigenza fini a loro stesse. Merito di un retroterra che, ancora prima che di thrash classico (le ‘citazioni’ scoperte di Kill’em All potranno essere un marchio di fabbrica del sottogenere ma continuano a lasciare il tempo che trovano: la title-track è quasi un remake di Motorbreath), è imbevuto di thrashcore e crossover come lo si intendeva un tempo: quello violentissimo e urticante di D.R.I., The Accused e Cryptic Slaughter.

Children-Of-Technology

In questo campo la derivatività è l’idea di partenza, quindi a fare la differenza sono il sound, l’attitudine e la concreta conoscenza delle regole del genere. E, da questo punto di vista, i Children Of Technology vincono a mani basse. Te li immagini in sala prove, sbronzi e sudati, addosso la giacchetta con le toppe dei Sacrilege e degli Assassin, con il bassista che approfitta di uno stop per attaccarsi alla Peroni. Forse preferisco l’esordio del 2010, It’s Time To Face The Doomsday, più incazzato e cruento, ma Future Decay resta un godibilissimo dischetto retrogrado e sfascione che sollazzerà tutti gli orfani del thrash che, come il sottoscritto, non riusciranno mai a considerare tale munnezza come i Bonded By Blood o i Lost Society.

Da degustare con un Colli Euganei Cabernet Franc Riserva

Finanziera piemontese: HELLTERROR LEAGUE – For Satan We Ride

finanziera alla piemontese

Non incoraggiamo mai le band a inviarci il loro materiale perché, beh, ve ne accorgete da soli, non siamo quel genere di sito e non potremmo esserlo neanche volendo. Recensiamo quello che ci gira e, avendo ormai una certa età, troviamo il tempo di scrivere appena del 10% di quello di cui avremmo voglia di trattare. Ciò non toglie che qualche volta, vuoi per caso o vuoi per istinto, grazie ai promozionali pubblicati liberamente dai gruppi sulla nostra fiera e potente pagina facebook, tra tanto materiale che non ci potrà mai interessare anche solo per questione di gusti, ci imbattiamo in autentici gioiellini underground, anche se poi magari finiamo per parlarne ben a due anni di distanza come nel caso di questo ep di esordio degli alessandrini Hellterror League.

Hellterror_League_-_For_Satan_We_Ride

In For Satan We Ride è tutto paurosamente al posto giusto per dei debuttanti assoluti. Il suono lercio e sferragliante, l’attitudine alcolica e cazzarona (Hellterror League parte con la sigla di Novantesimo Minuto e in mezzo si sente un fischietto), i pezzi, immediati e scapoccioni come richiede il genere: un black’n’roll darkthroniano efficacissimo e neanche troppo ignorante. La varietà di registri è infatti notevole per un ep: si va dal d-beat di A night at the Titty Twister alle cavalcate black più classiche di Burning Bethlehem e non ci si annoia mai. In Southern Attitude il cantante si lancia addirittura in un rantolo alla Csihar. Ora voglio un lp.

Da degustare con un Nebbiolo d’Alba

6 commenti leave one →
  1. 12 novembre 2015 16:21

    Grande rubrica! Penso senza eguali nella storia del metal mondiale.
    Mi permetto solo di sottolineare che la ricetta del fegato dovrebbe chiamarsi “alla veneziana”, non “alla veneta”.
    Ciao

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    • 12 novembre 2015 16:29

      Vero ma, dato che la band è padovana e a Padova avevo trovato la pietanza sul menu definita ‘fegato alla veneta’, mi sono concesso la licenza poetica.

      Liked by 1 persona

  2. fredrik permalink
    12 novembre 2015 22:52

    per padova potrebbero andare bene le mozzarelle in carrozza, ma forse sono troppo raffinate per la rubrica!

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  3. weareblind permalink
    12 novembre 2015 23:53

    Complimenti per la rubrica!

    Liked by 1 persona

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