Amanti d’oltretomba: l’imprevedibile ritorno del gothic/doom

In una scena, come quella heavy metal, da tempo incapace di tirar fuori tendenze davvero innovative, siamo abituati ai revival più improbabili. Eppure non mi aspettavo che tornasse in voga addirittura il gothic/doom di inizio anni ’90 nelle sue differenti declinazioni, da quelle ai limiti del death che avevano caratterizzato gli esordi della nota trimurti inglese a quelle tutte pizzi e broccati che su questi schermi amiamo definire gotico pipparolo. Le ragioni della mia incredulità sono molteplici. Nel primo caso citato, ad esempio, erano suoni che segnarono appena i primi passi di gente che sarebbe giunta al successo dopo marcati cambiamenti stilistici. Nel secondo si parla di roba che gli stessi vecchi estimatori ricordano sovente con imbarazzo e la cui riproposizione appariva plausibile come quella della televisione anni ’80 più chiassosa e squinternata. E invece.

Il filone Bella contro Bestia riemerge quindi non solo dallo scintillante e levigato catalogo Napalm Records, con Draconian ed epigoni vari, ma anche da produzioni più underground, non animate da sete di guadagno ma da una genuina passione per queste sonorità che ancora alligna in qualche animo sensibile. Prendete i norvegesi EVIG NATT, che tornano con il loro quarto album dopo un silenzio durato dieci anni. Il principale punto di riferimento è il conterraneo binomio Tristania/ Sirenia (i primi, in entrambi casi) ma non si esagera con gli orpelli sinfonici e il retroterra black metal di alcuni membri – sono presenti l’attuale batterista e l’ex bassista degli Einherjer – è evidente. Tastiere e archi sono usati con economia e buon gusto e regalano qualche suggestiva parentesi folk. Anzi i brani in cui si va per sottrazione (Tallemaja) funzionano meglio di quelli più classici e chitarrosi, dove ogni tanto uno sbadiglio si tira.  La voce di Kirsten Jorgensen, tipa normalissima abbigliata in modo normalissimo, non ha alcuna velleità operistica ma ricorda un poco, per timbrica e costruzione delle linee, Anneke dei The Gathering, in un intreccio riuscito con il profondo growl di Stein Roger Sund. Un lavoro gradevole questo Vaketimen, quindi, per quanto rimanga destinato a pochi affezionatissimi che, nondimeno, sapranno apprezzare.

C’erano un tedesco, un’islandese, un siriano e un’italiana. No, non è l’inizio di una barzelletta ma la formazione dei THE CROWN OF YAMHAD, che hanno probabilmente scoperto la loro comune passione per il gothic metal condividendo un appartamento per fuori sede a Kreuzberg. Facezie a parte, bella scoperta questo gruppo berlinese, autore in un decennio di quattro Lp e due Ep, l’ultimo dei quali, What Ghosts Reveal, si rivela un gioiellino già dalla prima traccia. Chitarra, basso e batteria (elettronica) hanno un ruolo abbastanza defilato. A dominare sono il violino di Sarah Poidomani e l’oud di Muhammad Shehadeh, che costruiscono trame delicate e suggestive su cui si staglia la bella voce di Finna Björnsdottir. La cantante è brava anche nel conservare una piccola sfumatura di dilettantismo in grado di conferire ai pezzi il fascino grezzo di certe produzioni dei primi anni ’90. Siccome vedo l’arabista Giardina già eccitato, specifico che di atmosfere mediorientali se ne respirano solo nella conclusiva The Progeny of Evil, che è pure la canzone più diretta e, per certi versi, banale: la filosofia è quella che animava i Dead Can Dance, anche nell’inserimento di strumenti esotici.

I SAD WHISPERINGS vengono invece letteralmente dagli anni ’90: avevano inciso un disco nel 1993 e poi si erano dissolti nel nulla, per riapparire oggi con quello che è il loro primo full dopo, ehm, trentatré anni. Il tempo non sembra passato per questi olandesi: lo stile è quel doom gotico al confine del death metal di cui si parlava prima, come lo si può trovare nel debutto dei Paradise Lost o in oscure band di frontiera di cui ci ricordiamo solo io e Charles, tipo i Let Me Dream o i Crypt of Kerberos, con sezioni lente e funeree che vengono sopraffatte da ruvide accelerazioni. Nei momenti più concitati, come The Angry Hermit, i connazionali Asphyx non sono manco così lontani, almeno finché non entrano le tastiere. Fin qui avremmo un dischetto derivativo, un po’ stantio ma comunque carino. A rovinare tutto è il terzo brano, Shadow Work, che riprende il giro di A Sea to Suffer In dei My Dying Bride, che è un po’ come suonare death svedese e piazzare da qualche parte il riff di Blinded by Fear. E non ha manco l’aria della citazione estemporanea, perché viene ripetuto a lungo. Il classico caso in cui copi in modo clamoroso senza accorgertene, insomma. E pure Universe 25 mi ricorda qualcosa… Questi ragazzi passano un po’ troppo tempo al coffee shop, mi sa.

Chiudiamo in bellezza con il quinto full dei MARIANAS REST, che di vintage in realtà non hanno granché ma hanno tirato fuori uno dei migliori dischi gothic metal usciti di recente e quindi devo segnalarveli per forza. La provenienza geografica non vi inganni, non c’entrano nulla gli svenevoli Swallow the Sun e la loro deforme progenie (ho provato ad ascoltare il nuovo Enshine e già alla seconda traccia boccheggiavo). Il sestetto di Kotka, dove ritroviamo il tastierista degli Omnium Gatherum Aapo Koivisto, mostra anzi tutti i pregi dei migliori gruppi provenienti dalla terra dei mille laghi: la capacità di giocare con più registri conservando una coerenza stilistica, una melanconia mai posticcia e a tratti beffarda, una fluidità di scrittura che lascia emergere un animo rock sotteso, e non solo negli episodi più immediati. Non tutti sanno passare da ammalianti marce funebri come Burden a singoloni come Rat in the Wall o Diamonds in the Rough, che esaltano la carica espressiva dello straziante screaming di di Jaakko Mäntymaa. Sia nei frangenti più cupi e “katatonici” che in quelli ariosi e onirici, bilanciati tra loro alla perfezione, The Bereaved, mantiene una potenza drammatica che avvince e convince. Ora vi saluto che corro a recuperare la produzione precedente. (Ciccio Russo)

9 commenti

  • Avatar di hieiolo

    Ascolterò i Marianas, mi ispirano parecchio. Comunque oggi son sconvolto dalla notizia della GLUTZ nei DRAGONFORCE. Attendo il vostro articolo per morire dalle risate

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    • Avatar di Ciccio Russo

      Non possiamo prometterlo, siamo ancora ammutoliti

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    • tapiroubriaco
      Avatar di tapiroubriaco

      Ma io non so se vi ricordate l’affaire Miss K.

      22 anni fa Timo Porkki con la complicità di George Mich… Jorg Michael ebbe l’idea di cacciare Kotipelto dagli Straziovarius per finta e sostituirlo, per finta, con una cantante femmina, tale Miss K, fotografata per il comunicato stampa in abiti di pelle anch’essa finta e con le mani piene di sangue finto.

      Dopo aver munto per qualche settimana il polverone così cresciuto e ridato notorietà e lustro (?) al moniker, ecco la finta reunion: Tolkki e Kotipelto di nuovo amici (per finta).

      E niente, per qualche curioso glitch in Matrix, direi che è successo davvero.

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      • Avatar di trainspotting

        Io non la vidi così, per me fu davvero tutto frutto della pazzia di Tolkki, che all’epoca stava davvero male. Non credo fu un’operazione di marketing, tanto più che dopo la “reunion” lo stesso Tolkki abbandonò la band quasi subito

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      • tapiroubriaco
        Avatar di tapiroubriaco

        Eh, a volte le persone possono stare davvero male E concepire al contempo schemi machiavellici.

        Alcune riescono perfino a stare male E farsi eleggere primo ministro o presidente di qualcosa!

        Negli anni i vari Blabbermouth come pure metal-archvies ne hanno sempre parlato – a posteriori – come di un’operazione pubblicitaria, ma… a questo punto mi sembra d’uopo un’indagine retrospettiva su Metal Skunk, che vada a scavare in profondità.

        Al peggio ci facciamo quattro risate :-)

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      • tapiroubriaco
        Avatar di tapiroubriaco

        Peraltro, io ho una mia teoria.

        Io sospetto che la pubblicità che (matto o non matto) Tolkki riuscì a portare a casa possa avere contribuito a ispirare quell’altro gruppo famoso di Kitee, che l’anno successivo decise capitalizzare sull’espulsione della cantante giocandosi tutte le fiches che aveva.

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  • Avatar di Rob

    Segnalo anche il nuovo “Nocturnes” degli Angellore in uscita il 15 maggio, band che mi avete fatto scoprire proprio voi con il bellissimo “Rien Ne Devait Mourir”

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  • ディベリオ フルビオ
    Avatar di ディベリオ フルビオ

    Alyssa White-Glutz dragon cock

    (ridateci Blog di donne belle)

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