La leggenda della vecchina e del salame: FIEF – VII
Il principe Mongaldo galoppava per le campagne del suo reame. Lo faceva tutti i giorni, senza un perché. Gli piaceva, eh, ma la mancanza di un vero significato a tutto quel cavalcare lo rattristava. Un giorno, mentre passava per un bosco, vide una vecchina, raggrinzita e vestita di stracci, sporgersi dalla cima di un gelso.
“Psss, ehi, principe Mongaldo!” – fece la vecchina – “comprami per favore quel bel salame lungo un metro e venti che vendono al mercato, e un coltello per tagliarlo. Se mi farai questo bel regalo, ti rivelerò il significato della vita!”
Tutto palpitante e assetato di risposte, Mongaldo si recò subito al mercato. Comprò salame, coltello e tornò dalla vecchina in cima al gelso con i doni.
La vecchina lo ringraziò con un inchino e si mise a tagliare e ingurgitare fettine di salame a più non posso. Mentre la vecchina ingurgitava, Mongaldo aspettava la sua risposta ai piedi del gelso. Educatamente, in silenzio. Dopo un po’, la vecchina si prese una pausa da tutto quel mangiare, ma Mongaldo era ancora lì sotto.
“Che cosa vuoi, giovanotto?”
“Dolce signora, qual è il significato della vita?”
“Torna domani, non sei ancora pronto!”
Mongaldo, non senza un certo rammarico, se ne tornò nel suo castello e si mise a letto. Ma non dormì neanche un minuto, tanto il pensiero della bramata risposta lo tormentava.
Al mattino, montò subito a cavallo e tornò al gelso della vecchina. La vecchina era a metà del suo bel salame.
“Dolce signora, la prego, qual è il significato della vita?”
La vecchina lo squadrò leggermente: “Torna domani, non sei ancora pronto!”
Mongaldo fece un gesto di stizza e se ne andò. Galoppò per ore ed ore per le campagne, urlando di tanto in tanto per scacciare via quella morbosa curiosità che cominciava a rodergli l’anima. Alla sera tornò al castello, si mise a letto, ma non dormì nemmeno quella notte.
La mattina seguente tornò in fretta e furia dalla vecchina in cima al gelso: “Dolce signora, per favore, qual è il significato della vita?”.
La vecchina (che era quasi alla fine del suo salame) rispose: “Torna domani, non sei ancora pronto!”
Stavolta al ragazzo andò il sangue al cervello: se ne andò via, galoppando all’impazzata, e con la sua spada, per il nervoso, decapitava tutti pastori e le pastorelle che incontrava lungo il tragitto, a due a due. ZAC ZAC!
Tornò al suo castello e cominciò a prendere a calci tutte le armature che stavano in corridoio, paonazzo dalla rabbia. Anche quella notte la passò insonne.
Al mattino, si recò al gelso della vecchina col cavallo che sembrava avere le ali al posto degli zoccoli. Ma quando arrivò la vecchina non c’era più.
Mongaldo, ansimante e con la bava alla bocca, scese da cavallo e si avvicinò, a passi lenti e pesanti, all’albero. Appoggiato al tronco c’era un CD con in copertina il dipinto intitolato The Happy Warrior di George Frederic Watts e la scritta FIEF.
Dentro la custodia c’era un bigliettino con su scritto: “Grazie di tutto. PS: Non so un cazzo.”
Il principe impazzì. (Gabriele Traversa)


