NECROSEXUAL – Road to Rubble

Un tempo mi divertivo un sacco con questo genere di uscite. I primi Nocturnal Breed con membri dei Dimmu Borgir in formazione erano spassosi; e perfino quando da una costola degli Exhumed crebbero i Dekapitator, il risultato fu We Will Destroy… You Will Obey, di cui ricordo ancora svariate canzoni. Andate a risentirvi Release the Dogs o Possessed With Damnation, erano bellissime. Dopodiché si sono messi un po’ tutti a fare quella roba lì, quel genere di speed & thrash fuso, si fa per dire, col black metal, che si ritrovava soprattutto dal punto di vista vocale e, appunto, dei testi. I Darkthrone hanno perfino ibridato quella musica essenziale e ignorante col punk, il crust o con qualunque cosa i due norvegesi avessero ascoltato a tredici anni. Non ritornerò su quanto siano stati divertenti album come The Cult is Alive e F.O.A.D., tanto a breve ci penserà la nostra rubrica. Piuttosto cercherò di spiegarvi quanto è difficile oggigiorno, e in un mercato di uscite che in gran misura si assomigliano, pubblicare qualcosa che abbia codeste caratteristiche riuscendo comunque a risultare interessante.

I Necrosexual hanno quel nome a presa rapida, tipo i Sextrash dal Brasile, soltanto che non corrispondono alla descrizione. Si presentano come un mix fra Venom, Celtic Frost e Mercyful Fate, eppure niente di riferito a questi tre colossi esce alla luce ascoltando Road to Rubble. Citano per iscritto pure i Plasmatics di Wendy Williams, e l’attitudine vorrebbe sì essere un po’ quella, non fosse per il fatto che i Plasmatics pubblicarono i loro album negli anni Ottanta e che da quegli album grondava copiosamente il mood dell’epoca. Che qui è del tutto assente. Il mood non lo rifai ricopiando i riff di un determinato periodo, ci devi entrare dentro e lo devi portare con te. Lo shock rock non lo rifai truccandoti come Alice Cooper, e l’heavy metal a tinte horror non lo rifai con un paio di organi piazzati lì ad arte. I Mercyful Fate erano un meccanismo piuttosto complesso e avevano la figura principe assolutamente necessaria a dare credibilità a un qualcosa del genere. Nel gruppo in questione, invece, The Necrosexual, il misteriosissimo leader, è l’ennesimo tipo truccato e addobbato con pezzetti di materiale colorato trafugato in sartoria. Il carisma non viene di conseguenza.

Insomma, come dissero i The Dillinger Escape Plan, irony is a dead scene. Tutto questo cazzeggiare e scherzare sui fasti di un tempo non è una scusa per andare in parallelo ai Gwar e finire giustificati, perché tanto quelli lì scherzano. In un album ci sono le canzoni, ci debbono essere le canzoni. I Nocturnal Breed avevano Frantic Aggressor e Warhorse (mi verrebbe da dire un po’ tutto No Retreat… No Surrender, poiché era clamorosamente bello), e i Dekapitator avevano le due che ho citato sopra. Questi Necrosexual sono scenici e divertenti, e l’album parte pure piacevolmente col singolo High Times in Hell, ma poi si perde un po’ subito. È un ascolto che scorre liscio come l’olio e che arriva in fondo senza lasciare alcuna traccia di sé. Mi verrebbe da puntualizzare che un prodotto del genere merita di essere giudicato in sede live, perché, in quell’occasione, chi ha fatto le  scelte dei Necrosexual ha l’occasione di giocare un jolly. Ma francamente resto un po’ scettico. Damned Romance è un brano povero su disco, e povero m’aspetto di ritrovarlo dal vivo. Nocturnal Ignition è l’unico momento in cui, pur senza disporre di chissà quali frecce all’arco, i Necrosexual davvero provano a invocare gli anni Ottanta. Dovrebbero farlo più spesso, mollare la velocità e giochicchiare a fare i Tribulation estremi standosene a metà fra il dark e tutto quello che fa felici noi metallari. Ma è solo un’ipotesi, e, fino a prova contraria, The Brimstone Brothel col suo azzeccatissimo blast beat è forse quella che funziona più di tutte.

Rimandati alla prossima uscita, anche se per confezionare questo Road to Rubble i thrasher americani, di anni, ne hanno avuti addirittura otto. E non ho scritto thrasher per errore, l’ho scritto perché onestamente penso che questi ragazzi debbano ancora scegliere una strada, e tenere dritta la rotta su quella senza fare grandi rimescoloni. (Marco Belardi)

Lascia un commento