Il nuovo singolo dei PESTILENCE, giustamente, è sul Covid

Il death metal si presenta come una specie di recinto che di solito rimane chiuso per motivi di sicurezza. Di tanto in tanto, presumo per errore, il recinto finisce per spalancarsi sul cortile dei social network. È la cosiddetta ora d’aria del carcerato. Ne fuoriescono pensieri, teorie, idee talmente strampalate da distruggere del tutto l’idea che avevamo dei nostri miti d’infanzia. Fuoriescono mostri da quel recinto. Ho già affrontato l’argomento a proposito di Trey Azagthot e Paul Masvidal e ogni volta subisco un repentino crollo della pressione arteriosa. Questa volta tocca a Patrick Mameli, che si distingue per la sua collezione di cappellini, per le vene sulla fronte in procinto di esplodere , la sua passione per il cyberpunk e le sue opinioni molto decise sulla pandemia di coronavirus.

A giugno uscirà l’ennesimo disco dei Pestilence, Exitivm, e sin qui tutto bene. Resurrection Macabre mi piacque, i due successivi non mi trasmisero nulla ma Hadeon si tollerava benissimo. Il singolo si intitola Morbvs Propagationem e avvera una mia profezia risalente al 3 febbraio scorso, quando Final Pathogen degli ottimi Altered Dead mi fece intuire che, ben presto, sarebbe esploso il fenomeno dei testi death metal sul Covid-19.

Un altro esempio recente è Condemnation Contagion dei Cannibal Corpse che, come segnala Andrea sulla nostra chat Telegram (cosa aspettate a iscrivervi?), non intende girarci troppo intorno:

“The virus of septicity
Pandemic panic
Endemic unease
The outbreak of human
Respiratory disease”

A quel punto sono andato a leggermi il testo di Morbvs Propagationem, imparando l’elementare lezione per cui certe volte sarebbe molto meglio evitare di curiosare. Primi due versi:

“RIDING THE WINDS OF DISEASE
LIKE PAZUZU BUT SO MUCH WORSE”

Mi sono fermato perché non ce la facevo più. Sono corso in bagno e ho aperto la vetrinetta su tre ripiani. In alto tengo un misto di integratori, medicinali, collutorio, profumo e deodorante buttati lì senza badar troppo alla logica. Naturalmente non manca il Maalox. Ne ho ingerita una pasticca con urgenza, perché, in sole due frasi, il mio idolo d’adolescenza Patrick Mameli era riuscito a farmi bruciare ogni organo interno compreso il già compromesso stomaco. E me ne sono ritornato al PC. “Passiamo al video, va’.”

Patrick Mameli ha la stessa espressione di chi ben presto si ritroverà tutte le vene della faccia esplose per lo sforzo, come in un Grand Guignol dei problemi circolatori o come uno che è “bloccato” e dovrebbe mangiare più fibre. Sembra sempre che stia facendo una fatica disumana, tanto che mi sento in pensiero per lui. Nel video c’è un tale che entra in un luogo in cui l’aria fa particolarmente schifo, come mostrano eloquenti esalazioni verdastre, ma per fortuna ha con sé la maschera antigas. Una buona notizia e una cattiva: la prima è che finalmente rivedo un video metal girato in un capannone fatiscente, proprio come ai vecchi tempi. La seconda è che, quando il protagonista si leva la maschera antigas, la butta sull’estetica cyberpunk, cominciando a tingersi la faccia, ad armarsi, a smattare. Che ci sia rimasto sotto con i bug al lancio su consolle del capolavoro Project Red?

La canzone passa che neanche me ne sono accorto, Obsideo era un po’ tutto così e non fu un aspetto positivo. Non è come quando fai un viaggio in autobus che arrivi e neanche te ne sei accorto. Nel caso di un disco death metal, vorresti memorizzare almeno un paio di riff. È un bel problema, che con i Pestilence inizia a reiterarsi.

Se già il titolo in latino alla cazzo aveva fatto sprofondare l’hype per Exitivm, il video e la successiva scampagnata sui profili social di Patrick hanno fatto il resto.

Patrick ostenta una smisurata passione per i cappellini, seconda solo a quella di Tom Gabriel Warrior. Il motivo è certamente legato al coprire tutte le vene scoppiate che tiene in fronte in seguito a ogni esibizione, e ben lo comprendo. Quello che non comprendo è il suo psicotico modus operandi su Zalando.

Nella sconfinata galleria della sua morbosa collezione di cappellini non può mancare il prodotto ufficiale della band e quello di Pharmatek, una marca di integratori, sullo sfondo di una lussureggiante palestra in cui si allena per ottenere vene sempre più marcate e visibili in fronte. Vorrei proseguire oltre ma mi sto già alzando per andare a aprire la vetrinetta, ripiano in alto, per il secondo giro di Maalox. La scatola sconsiglia di eccedere oltre i quattro al giorno, dopo i pasti. Il fantasma degli 883 suggerisce di eccedere a volontà.

Cambiamo argomento: vediamo, sulla pagina Facebook, come si sta muovendo la band per la promozione di Exitivm, e se anche loro sono piombati nel limbo dei live in streaming. Cerchiamo di carpire quel genere di informazioni a pioggia che, generalmente, otterremmo con un’intervista: il rovescio pulito della medaglia dei social network.

Ad agosto Patrick sbottava contro Putin e il suo Sputnik. A settembre ribadiva che questo cosiddetto virus è stato inattivo per mesi, profetizzando quanto sarebbe accaduto nei mesi seguenti. Ma io delle opinioni di Patrick Mameli sul virus non ne voglio più sapere, altrimenti mi servirà troppo Maalox. Decido quindi che leggerò i soli post riguardanti la promozione di Exitivm.

I Pestilence si sono abbigliati esattamente come i medici della peste, ossia come coloro che giravano per le strade con una maschera dal lungo becco alla cui estremità le erbe limitavano l’odore della morte e della decomposizione. La loro versione di codesta maschera vira spiccatamente sul cyberpunk, con vistose borchie e i contorni dei vetri rinforzati e rialzati sulla scia del brevetto del celebre Casio G-Shock.

Scorro le immagini e mi compare questo medico della peste che tiene in mano una siringa contenente liquame verde dall’aspetto nauseabondo, certamente l’idea che in questi mesi Patrick deve essersi fatto del temibile Sputnik. È lo stesso siringone che si vede all’inizio del video di Morbvs Propagationem. A questo punto mi mancano le forze, la voglia di procedere oltre e si è fatto piuttosto tardi. Lo stomaco ha smesso di bruciare, anzi, di urlare. Ma basterà un altro giro sul colosso dall’icona blu per vedere il cancello del recinto spalancarsi di nuovo. E chissà chi o cos’altro mi si parerà davanti. (Marco Belardi)

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