Vuoi fare power metal? Studiati gli 883!

Fino a pochissimo tempo fa pensavo non ci fosse niente di più distante da me degli 883.

Strano per un ragazzo italiano nato nel 1990 (due anni prima di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno), però oh, che vi devo dire, è la verità.

Apprezzavo, e apprezzo tuttora, la loro versione punk/metal di Colleferro (gli indomabili 666), ma “gli originali” non li avevo mai sopportati.

Mai sopportati da piccolo, mai sopportati in età adolescenziale, non ho mai capito cosa la gente ci trovasse, a meno che voi non foste Zerocalcare o degli ultraquarantenni della provincia milanese che vanno in discoteca col giubbotto di pelle rubato al cugino più piccolo a tentare di approcciare lascive ventottenni fuoricorso di Economia e Commercio, sia chiaro.

Poi recentemente li riprendo in mano per motivi che non sto qui a spiegarvi e, pur non avendo bevuto niente di vagamente alcolico, pur non appartenendo assolutamente alla categoria di persone sopracitata e pur non essendo Zerocalcare, mi ritrovo seduto alla scrivania con le cuffie che esplodono e gli occhi lucidi rivolti verso l’alto a fare discorsi ad alta voce col mio cervello del tipo:

Ma che cazzo di strofa c’ha Io ci sarò!? Madonna santa: UN CAR-RAR-MA-TO! Potrebbe andare avanti in eterno e non mi stancherei mai! Senti poi che malinconia paracula di sottofondo, Gesù! Perché, vogliamo parlare dell’attacco di archi all’inizio!? Roba che Alex Staropoli ci metterebbe la firma col sangue! Oddio, ricoveratemi adesso, che qui ce n’ho per i prossimi sei mesi! Anzi credo che non farò altro nella vita all’infuori di ascoltare questa canzone!”

oppure

Nessun Rimpianto è più bella di tutte le ballad degli Edguy messe insieme. Come fai a non piangere sul ritornello? E’ stato studiato scientificamente per stimolare le ghiandole lacrimali! E poi sono sicuro che Tobias Sammet e Pezzali abbiano un featuring segreto da qualche parte, rimediabile solo su un VHS in mano a un collezionista della prefettura di Fukushima che sta solo aspettando che schiattino tutti e due per metterlo in vendita su Ebay e diventare l’uomo più ricco del Giappone. Capito sì? Sto paraculo!

Non so spiegarvi questo cambio di rotta da parte mia (in realtà non lo so neanch’io, forse si tratta di farneticazioni dovute al mio ingresso nei trent’anni di cui mi pentirò due giorni dopo la pubblicazione del pezzo, quando non si potrà più tornare indietro, anzi molto probabilmente andrà così) ma noterete che nei miei deliri ci sono chiari riferimenti a celebri personaggi della scena power metal internazionale, e vi starete anche chiedendo il perché di tali connessioni.

Bene, io vi rispondo tranquillamente che il perché è sotto il vostro naso, lo è sempre stato.

Bastava aggiungere un po’ di doppio pedale a tavoletta sotto Nord Sud Ovest Est, o a La Dura Legge del Gol, e questo articolo non sarebbe neanche uscito.

Melodie semplici ma immediate, ritornelli facili ma dalla precisione chirurgica, il tutto con una consapevolezza di sé da fare invidia ai cantautori impegnati di una volta. Gioie e dolori della vita nella loro veste più pura e bambinesca ma cantati con la stessa convinzione di una messa in un convento di ortodossi sul Monte Athos.

Quanti Dragon’s Glory o Path of the Brave hanno cercato di fare (nel metal) altrettanto senza gli stessi risultati? Uscirebbe l’elenco della spesa!

Secondo voi, Warriors of Myth (giovani virgulti del power/fantasy metal provenienti da Sputate sul Mincio, che avete appena registrato il vostro primo EP intitolato Moonlight Spell pt.1, con una sorcona amica vostra seminuda e sfocata in copertina, immortalata mentre brandisce uno spadone di plastica comprato ai cinesi e che sicuramente in questo momento mi sta leggendo), non siete su tutti i giornali e le ragazze non piangono ai vostri concerti perché anziché parlare di discoteche, jeans, moto e figa, narrate invece di castelli da conquistare, cavalieri dall’eccessiva autostima e draghi con la erre moscia? No, questa è una scusa.

Il motivo è che voi, cari Warriors of Myth, non ascoltate abbastanza gli 883. Quindi: staccate il basso, la chitarra, la batteria, buttate la chiave della sala prove e correte a chiudervi in camera per un mese con qualche vecchio brano di Max e socio nelle cuffie. E cercate di assaporare ogni passaggio, ogni nota, ogni consapevole faciloneria, ogni ruffianata sul ritornello, e fatela vostra. Per sempre. (Gabriele Traversa)

9 commenti

  • Pensavo che ” con un deca” non si potesse fare di meglio fino a quando Fabrizio Tarducci non se ne usci’ con ” dieci euro in tasca”

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  • Pezzali mi è sempre stato simpatico, alla fine è uno tranquillo e senza manie di grandezza. Ero un bambino quando uscì l’uomo ragno è fu una delle prime cose che ascoltavo con attenzione insieme ad un greatest hits fatto in casa da un amico di un compagno di classe. Poi nel 91 o 92 scoprì i Metallica ed ebbi la chiamata. Gli 883 sparirono nel dimenticatoio anche se poi mio fratello minore ebbe un periodo di fissa totale per la dura legge del gol e quindi li subii in maniera passiva. Casualmente la scorsa estate mi venne voglia di riascoltare nord sud ovest est durante un viaggio in macchina e come dici te non erano per niente male. L’unico effetto controproducente è che il giorno dopo, durante una partita a Scythe, mi venne in mente la cover dei San Culamo e se ne andò dalla testa solo una settimana dopo…

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  • “Io ci sarò”, la “Always” italiana.

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  • Charles Sbronzo

    E comunque Pezzali è un gran fruitore di metal. Lo ha dichiarato più volte

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  • onestamente gli 883, oltre ad essere sono molto meglio del 90% del power metal odierno, hanno segnato un’epoca. Poi certi pezzi tipo “come deve andare” erano proprio belli. certo, pure a me alla fine se li risento vengono subito in mente i san culamo e quindi fatico a prenderli sul serio

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    • Andrew Old and Wise

      Voglio essere parte anch’io della rivalutazione del nulla, quindi li ascolterò. Nel 1990 avevo trent’anni e quando sono usciti gli 883 l’unica domanda a venirmi in mente è stata “perchè?”. Ma forse ero già troppo vecchio anche allora. Del resto anche i Rhapsody all’inizio mi facevano ridere, poi ho comprato tutta la discografia, compresi gli EP, quindi conosco il significato della parola ‘ripensamento’.
      P.S. Dubito che gli 883 possano essere peggio degli Amaranthe, sotto il profilo concettuale.

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      • boh, questione di gusti e forse, come dici tu, di età… Io nel 1990 avevo 13 anni quindi gli 883 per me gli anni ’90 li hanno segnati pesantemente, perchè era la musica di tutti gli sfaccendati che giravano sul malaguti o in bici e passavano le ore davanti al bar ad atteggiarsi da fenomeni. Chi più (col motorino), chi meno (in bici, come me).
        Gli 883 anche se non ti piacevano eri costretto a sentirli perchè erano alla radio, in tv, tra gli ascolti in casa di amici. A me piacciono più ora, prima mi facevano cacare forse piu che altro perchè dovevo fare il purista (il TRVE, direbbero oggi); ero giovane e pirla, non capivo che trovare una melodia che ti entra in testa e non ti molla più è molto più difficile che scrive mille riff in tempi dispari su una chitarra a 8 corde con accordatura ribassata che poi alla fine risultano tutti uguali.
        Sempre secondo la mia “questione di gusti”, se ho voglia di leggerezza in musica preferirsco ascoltarmi 10 ore di pop stupido che mi ricorda i tempi in cui avevo tanti capelli in testa piuttosto che un gruppo di bravi musicisti finlandesi con una tipa insipida e ammiccante al microfono. Ammetto però che di metal ne ascolto pochissimo oggi, ormai più che altro elettronica e dark ambient.

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  • Luca Lorenzetti

    Secondo me l’intento dell’articolo é fuorviare sul nascere qualsiasi metallaro vero quanto la spada della tipa nella copertina descritta.
    Il metal é espressione di un’anima che non c’entra niente con la musica che hai descritto. Niente contro gli 883 di per sé, che ascoltavo anche io. Non si tratta di qualità della musica ma di anima. Mettere la doppia cassa ad una brano pop per farne la versione metal é come fotografare un quadro del 700, applicare l’effetto del dittico di Warhol e dire che in fondo l’opera iniziale era pop art…

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  • Cringe. Tutti abbiamo letto Qualcosadelgenere, purtroppo la verve di questo articolo ricorda un po’ quella di Selvaggia Lucarelli nei giorni peggiori. Ma provando a seguire il consiglio di chiudersi a ripasso con i sopracitati e buttare la chiave provando a crearmi uno stile piuttosto che copiare (male), gli altri, chi lo sa!
    Cià.

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