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Alex Staropoli come Toki di Hokuto

9 aprile 2019

La separazione dei Rhapsody ha messo in evidenza un elemento che era già scoperto in precedenza, ma che poi è diventato ancora più palese: Luca Turilli è il mare in tempesta, Alex Staropoli è l’acqua cheta. Da una parte il chitarrista che da sempre si moltiplica in progetti paralleli, correndo da una parte all’altra e considerando i Rhapsody solo uno degli episodi, per quanto il più importante, della propria vita da musicista; dall’altra il tastierista, che è rimasto fermo sulle proprie posizioni, legando il proprio nome esclusivamente alla creatura che ventidue anni fa devastò la scena power metal mondiale con Legendary Tales. La tempesta non vince sempre sull’acqua cheta, anzi: come ci insegnavano in Ken il Guerriero, le due forze si equivalgono.

Proseguendo in una metafora che mi auguro la maggior parte di voi comprenda, Luca Turilli è Raoul e Alex Staropoli è Toki. Quando si sfidano vince Raoul solo perché il fratello era devastato dalla pioggia radioattiva, che lo stava uccidendo. Ma nessuno aveva mai dubitato della forza combattiva di Toki, che anzi era considerato il più forte della scuola di Hokuto, prima del disastro nucleare. E così Staropoli, zitto zitto, mentre Turilli si abbeverava freneticamente delle luci della ribalta, continuava a seguire la propria creatura, non staccandocisi neanche quando, alla fine, le due strade si separarono.

Staropoli si esercita nell’esecuzione del Raggio Simpatico di Hokuto

Il modo in cui Staropoli ha preso in mano il timone dei Rhapsody è, ancora una volta, esemplificativo del suo approccio. Chitarrista e bassista sono triestini, come lui. Il batterista è tedesco, e vabbè, e il cantante è di Correggio (come Ligabue, attenzione: quindi da oggi quando sentite l’espressione rocker di Correggio dovete pensare a Giacomo Voli, non a quell’altro soggetto imbolsito), ma, come nel caso di Fabio Lione, per i cantanti c’è ampia tolleranza sulla provenienza perché sono i membri meno sostituibili di tutti, per ovvie ragioni. Quindi i Rhapsody, da gruppo internazionale, sono tornati ad essere un gruppo italiano, e triestinocentrico nello specifico; e non solo: nessuno di loro ha altri gruppi, o quantomeno nessun gruppo che possa interferire con gli impegni dei Rhapsody. Questo rende tutto più semplice e gestibile: aggiungiamoci anche che il suddetto chitarrista, Roberto De Micheli, è un membro fondatore della prima formazione dei Rhapsody quando ancora si chiamavano Thundercross, e abbiamo chiuso il cerchio. Come curiosità, due degli attuali membri vengono da reality show: il bassista, Alessandro Sala, vinse La Pupa e il Secchione secoli fa (no, non è uno scherzo); il cantante, Giacomo Voli, partecipò a The Voice arrivando secondo dopo una suora che cantava peraltro sicuramente peggio di lui, perché in Italia cantanti come Giacomo Voli non credo ce ne siano molti, figuriamoci nel corpo ecclesiastico.

Una parentesi su Giacomo Voli: io l’ho sentito cantare un paio di anni fa ed è stato uno dei 3-4 cantanti che più mi hanno impressionato dal vivo; e gli altri sono Kiske, Ripper Owens, gente del genere. Con uno come Giacomo Voli, Staropoli può fare qualsiasi cosa, perché tanto sa già che questo sarà capacissimo di riprodurla dal vivo. Gli ho sentito cantare The Magic of the Wizard’s Dream e boh, se non ce l’avessi avuto davanti avrei pensato ad una registrazione. E tutto questo non con un timbro da cantante power standard, con la voce sottile, pulitissima e indistinguibile dagli altri, ma con un proprio timbro personale – che a me non fa impazzire, e questo, paradossalmente, è proprio un riconoscimento alla sua personalità.

The Eighth Mountain non si discosta troppo dalla seconda parte della discografia dei Rhapsody, diciamo da The Dark Secret in poi: le differenze più evidenti sono nel diverso stile dei chitarristi, ovviamente, e nella mancanza di quella sfumatura più allegra e frizzante che caratterizza lo stile di Luca Turilli. È riuscito molto meglio di Dark Wings of Steel ed Into the Legend: suona molto più fresco e appare opera di un gruppo finalmente stabile, sicuro dei propri mezzi e pronto ad affrontare il futuro come se il tempo non sia mai passato e i passi falsi (che pure ci sono stati) non siano mai avvenuti. Rain of Fury è un singolo spaccatutto, con un ritornello talmente DI POMPA che persino Voli nel video agita una spada, cosa che del resto facciamo anche noi quando nessuno ci vede; March Against the Tyrant riesce a tenere altissima la concentrazione nonostante sfori abbondantemente gli otto minuti; Warrior Heart è una di quelle ballate medievaleggianti che i Rhapsody non azzeccavano più da troppo tempo; e inoltre Tales of a Hero’s Fate è uno dei migliori pezzi conclusivi che abbiano mai composto, con peraltro uno spoken word finale di Christopher Lee.

Acqua calma per arrestare la buia tempesta; e alla fine ha vinto Staropoli: non su Turilli, perché quello rimarrà sempre un pareggio, quantomeno nei nostri cuori. Ma ha vinto sul pregiudizio di chi, me compreso, credeva che dopo i due dischi precedenti i suoi Rhapsody non avessero più niente da dire. Ed è tutto merito suo, delle sue scelte e della sua voglia di ricominciare più forte di prima: gliene va dato atto. (barg)

e ovviamente dovete tutti cazzo cantare:

RAIN OF FURY, MY BLADE LIKE WINGS IN THE MIST
HOLD MY BREATH IN THE SHADE, BOTH MY HANDS ON THE HILT
THOUSAND SPARKLES COLLIDE, IGNITING THE CAVE
THERE’S NOWHERE TO HIDE, I’M THE VALOROUS, THE BRAVE

8 commenti leave one →
  1. ozzMadman permalink
    9 aprile 2019 12:33

    Devi proprio essere un bassista per vincere la Pupa e il Secchione

    Piace a 3 people

    • 9 aprile 2019 13:28

      e qui penso che abbiamo il commento dell’anno.

      Piace a 1 persona

    • Arkady permalink
      9 aprile 2019 16:19

      e comuqnue se volete ridere tantissimo cercatevi il porno di Luca Tassinari, altro personaggio de La Pupa e il Secchione

      Mi piace

      • Cattivone permalink
        10 aprile 2019 06:34

        Ci aspettavamo un po’ tutti che quel tipo di carriera l’avrebbero fatta le pupe, invece a quanto pare erano troppo stupide anche per il porno.

        Piace a 1 persona

  2. weareblind permalink
    9 aprile 2019 13:18

    Grandissimo, ma Raoul è immortale.

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  3. 9 aprile 2019 23:20

    dopo il bassista della pupa e il secchione, il cantante da the voice, come secondo chitarrista ha detto Staropoli che sta pensando di prendere l’Uomo Gatto.
    Gran pezzi, Giacomo Voli gran voce e, finalmente, un cantante che non massacra l’Inglese. L’accento di Lione è sempre stato lo scoglio più insormontabile nel mio approccio verso i Rhapsody.

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