Fanculo voi e le chitarre: IN FLAMES – Clayman (20th Anniversary Edition)

Quando un vip come me finisce i soldi, gioca a un gioco pericoloso. Divento capace di ogni gesto o dichiarazione pubblica pur d’arrancare ancora un po’, e non affondare, su quella tavola di legno a malapena galleggiante che è lo show business. Sono ancora sulla cresta dell’onda, o almeno così mi suggeriscono le recensioni. Tramite l’agente mi chiamano la Fialdini e la Toffanin per divulgare due cazzate in croce sulla mia vita privata, e io corro da loro: gli racconto di Formentera, dei locali più infetti della Sardegna e del fatto che magari, appena l’estate finisce, metterò al mondo un successore con la prima tizia imbottita di Saratoga che becco a bordo piscina. Dimenticavo, l’Hellfest. Ma non quest’anno, certamente non quest’anno. Quest’anno lancerò un brand d’abbigliamento. Ma che stavo dicendo? Finisci i soldi e il telefono dell’agente non squilla più, niente Costanzo Show, e tanto meno andrò da Fazio. Ci tenevo a vedere quel bellissimo acquario che ha Fazio. Ma lui, l’agente, il bastardo, mi chiama ugualmente perché deve avere gli arretrati di giugno, luglio e agosto. Nessuno che mi fotografa su uno yacht a noleggio con la figliastra di un’altra celebrità, nessuno a cui frega più dei miei sfoghi pubblici sull’ambiente, sulla movida, o più in generale su un sacco di contraddizioni da Trattamento Sanitario Obbligatorio. Non mi domandano neppure di Jesper.

Cambio di agente, quello sì che è obbligatorio. Questo è un tipo sveglio e l’aria che tira eccome se sa annusarla. Mi fa lanciare la Clayman Limited, una marca di magliette e vestiario da skater. Tipo le magliette con su scrittoThrasher che hanno addosso i ragazzini che non sono né thrasher e nemmeno skater: buoni motivi per sperare che se le metteranno tutti.

 

Bisogna restare sulla cresta dell’onda altrimenti si va giù dalla tavola di legno, e sotto c’è un abisso: calamari giganti, cocaina, furtarelli alla Winona Ryder, chi scompare pubblicamente e chi addirittura s’ammazza. Un agente col fiuto giusto ti fa dichiarare che sei lesbica e ti rimetti subito in giro, perché i giornalisti vengono nelle mutande se oggi dichiari una cosa del genere.

La gente del quartiere lo sa bene che non sei lesbica, perché sono dieci anni che ti si vede in giro nei locali in cui entri gratis e prendi tremila euro oggi, e diecimila domani, a serata, per farti offrire da bere e fotografarti di fianco a gente vestita con le Hogan. Sempre accompagnata da maschi scemi a cui alleggerire il portafogli. Di colpo attiri l’attenzione dei migliori titolisti e articolisti d’Italia, altri rapaci che l’aria sanno annusarla bene. Competizione alimentare fra penne, ieri Pasolini, oggi questi qua: parte un clickbait disumano, ma riparte anche la tua carriera costruita sull’esatto opposto della dignità. E non è nemmeno colpa tua, è merito tuo. Preferisci la maglietta pixellosa o quella con lo zombi? Ne vedrai città invase, non dagli zombi, dalla maglietta. Ne vedranno una e penseranno a me: una maglietta venduta e visualizzata, dieci copie di Siren Charms che passano su Spotify. Davvero m’importa se non gli piacerà?

 

Hai presente quando ti svegli in un agriturismo col naso che pizzica dalla sera prima, senza nemmeno sapere chi te l’ha pagato, quell’agriturismo? Ti affacci e le nuvole in cielo riempiono le tue paranoie da mezzo tossico di brutti pensieri: finirà mai tutto questo? E chi me lo paga poi l’agriturismo, e tutta la robaccia di ieri? Se voi influencer temete per un futuro nebuloso, beh, dovete guardare me. Che m’invento oggi? Che si inventa il mio agente domani? Clayman Limited.

Temete l’indifferenza delle masse quando ognuno desidera costruirsi una vita speculare alla vostra, e non un mestiere, un’etica, una cultura personale. Tutte palle. Quel genere di persone interesserà e l’avrà eternamente vinta. È la morte della qualità. È il trionfo della macchina fotografica professionale per farsi l’autoscatto e pubblicarlo con sotto un sacco di diciture tanto vuote da assomigliare a quel che ho combinato ad agosto.

#like4like, #like4follow. La soddisfazione di una vita nei numeri di chi ritieni ti segua davvero. Accumulare capitali sull’interesse degli stupidi per le cose stupide. È bellissimo, è l’inferno sulla Terra. Maledetto ventennale, la colpa è di Metal Skunk e ora ci siamo finiti dentro noi. E guarda come ci siamo finiti. Ma l’agente mi chiama e mi rassicura, non le leggere le recensioni, bastava ficcare qualche cosa in questo duemila-e-venti.

In un momento di morta in cui il mio brand sembra rallentare per cause di forza maggiore, o perché Bjorn Gelotte ha meno idee dell’anno scorso, metto a posto le cose creando più disordine che posso: tu attira l’attenzione e il solo parlar male porterà ugualmente click e chiacchiere alla ruota del fatiscente ma pur sempre produttivo mulino. Mai fermarsi, hai capito? Potresti dichiararti devota a una religione esotica, cazzo ne so. Ieri le magliette, oggi rimetto in moto l’astronave madre per spingerla ancora più lontano. Dove voi non vedete.

Arriva un nuovo agente e mi dice di prendere un pezzo grosso come ha fatto Michael Amott, e tu, a quel punto, che fai? Prendi Chris Broderick, un talento enorme che negli anni con i Megadeth non ha saputo sfornare un solo assolo che ad oggi ricordi, mentre di Poland e Friedman ne tengo a mente dieci, venti o forse trenta pur non avendo mai suonato una chitarra. Chris Broderick come il Jeff Loomis di un’altra scuderia macina soldi, la bella statuina, con la differenza che l’altro ha pure fatto la storia dell’heavy metal moderno. Nemmeno so se a tutti gli effetti Chris Broderick ci stia, qua sopra: non sarei in grado di riconoscerlo, tant’è che in ogni album in cui ha suonato si è sempre limitato a svolgere alla perfezione il compito assegnatogli. Chris Broderick è un robot, un giorno i chitarristi suoneranno tutti come lui e vi andrà pure bene. Viva Chris Broderick, lo specchio dell’impeccabile e narcisistico mondo di merda che è il mondo d’oggi.

Poi togliete le chitarre, mi ha detto l’agente. Cioè, mi spiego meglio: Howard Benson, il produttore che in I, the Mask aveva ottenuto un suono particolarmente pulito ma che oserei definire più che soddisfacente, se non ottimo, è incaricato di togliere le chitarre. Non mi fraintendete, ci sono. Ma non fa alcuna differenza che ci siano.

È questo che sentirete, Howard Benson pagato profumatamente per darvi un Clayman senza le chitarre. Aggiungi Broderick, e poi togli le chitarre: ma ci sarà davvero o ha fatto tutto Bjorn? I file li ha mandati a lui, mica a me. Il pezzo forte di Clayman, non di certo la batteria, né quella voce straziante che scelsi di riprodurre gettando ai porci il cantato di Whoracle e Colony, erano le chitarre: tolte di mezzo. Fanculo voi e le chitarre. Il metallino aggiornato al 2Kqualcosa non le sopporta quelle chitarre chiassone e arrembanti, e dunque adorerà questa roba, e la adorerà con indosso i capi firmati Clayman Limited. Tutti gli altri faranno comunque il gioco nostro, come farebbero quello d’una sessantenne che s’imbottisce le labbra di merda per sembrare la stessa del 1980: chi è moralista o parecchio scemo le farà abbastanza complimenti da invogliarla a farsi ancora due siringhe. La uccideranno coi complimenti, se necessario. Gli altri faranno body shaming e il body shaming fa parlare di te molto più dei complimenti. È così che ti chiamano in discoteca, non se hai fatto dieci anni di danza. Io invece sarò chiamato all’Hellfest e sono ventuno anni che non faccio più una cosa come Colony, figuriamoci una come le altre. E avete visto con cosa ci arrivo? L’agente mi dice pure che rimasterizziamo, ma quel Clayman già lo conoscete e a me interessava riempire quest’annata di merda con qualunque cosa, quindi vada per rimasterizzare. Scusami un attimo…

Pronto?

Agente, dimmi… No, non credo sia una buona idea… La cassettina… Sentiamo, ma non mi pare un’idea ragionevole… La cassettina di Clayman 2020 con un artwork inedito… E la farai uscire tramite il mio brand se accetto… Mi parleranno di Subterranean alle interviste per farmi dispetto, che medicine devo prendere se accade ancora? Ho sempre quei sintomi quando succede.

Ti richiamo più tardi, Elettra. (Marco Belardi)

 

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