La finestra sul porcile: Dov’è il mio corpo?

Avete Netflix e prima di far partire un qualsiasi film sprecate mezz’ora della vostra serata (quando va bene) a scorrere dall’alto in basso e da sinistra a destra nei suoi menù infiniti solo per scegliere cosa guardare? Siete soverchiati dalla quantità enorme di contenuti e non sapete mai cosa scegliere come quando vi trovate in una pizzeria che dedica tre pagine del menù solo per elencare i diversi tipi di Margherita? La qualità delle produzioni Netflix vi sembra mediamente scarsa e state pensando di disdire l’abbonamento? Ecco qualche motivo per cui vi potrebbe interessare J’ai perdu mon corps (Dov’è il mio corpo? il titolo tradotto in italiano) che troverete comodamente sulla vostra piattaforma digitale.

Ora che la Disney è entrata nel mercato dello streaming con Disney+, che arriverà a breve anche in Italia se non l’aveste ancora capito dalla pubblicità aggressiva su ogni social e media, ha ovviamente deciso di togliere alla concorrente tutte le sue licenze. Non aspettatevi più di trovare, quindi, né i vari film della Marvel (escluso qualcuno di quelli che nessuno si è mai filato), né i film dell’universo di Star Wars (che tutto sommato è un bene considerando la qualità infima dell’ultima trilogia), né tantomeno i cartoni animati che hanno fatto la fortuna di Walt. Di conseguenza è da qualche tempo a questa parte che Netflix sta sostanzialmente cercando di riempire il vuoto di contenuti animati assicurandosi, tra le altre, le produzioni dello Studio Ghibli e diverse serie anime. Si può ragionevolmente supporre che la decisione di distribuire J’ai perdu mon corps rientri proprio in questa strategia.

86179944_10157200025038207_8444511204130422784_oHo scoperto questo film da un post di Facebook della Prophecy Productions dove veniva celebrata la partecipazione della pellicola agli Oscar e la nomination a miglior film d’animazione. Questo sorriso sornione qua accanto è infatti di Fursy Teyssier, figura legata a doppio filo con la scena blackgaze e quindi con l’etichetta tedesca (o viceversa?). Sue creature sono infatti sia i Les Discrets che gli Amesoeurs; e sue sono anche le fantastiche copertine di molti gruppi riconducibili al genere e/o che hanno pubblicato per la Prophecy: Arctic Plateau, Empyrium, Alcest e Lantlôs, nonché Whom the Moon a Nightsong Sings, raccolta di canzoni dark folk di gruppi tra i più inaspettati. E questi giusto per dirne alcuni di cui abbiamo parlato in passato – curiosità: ha curato anche l’artwork di Illud divinum insanus: The Remixes. Anche noi come molti altri eravamo entrati in fissa col genere e ne siamo rimasti abbastanza delusi quando, quasi subito purtroppo, il genere si è ripiegato su se stesso e si è dimostrato un fuoco di paglia. Lo stesso artista francese sembra quasi essersi preso una pausa dalla musica suonata ed essersi dato all’arte visuale occupandosi, tra le altre cose e insieme a molti videoclip, della creazione degli sfondi di J’ai perdu mon corps.

Diretto da Jérémy Clapin e prodotto da Xilam, attraverso l’espediente low-fantasy di una mano girovaga – come potrebbe essere quella della famiglia Addams – il film racconta la storia di Naoufel. Sebbene non sia certamente per bambini o ragazzini, la storia in sé in realtà non è neanche eccessivamente adulta a dirla tutta. Più che nella storia stessa la sua forza sta nell’incedere della narrazione e, manco a dirlo, nei disegni e nelle animazioni. Anche la colonna sonora di Dan Levy dà il suo contributo fondamentale all’atmosfera generale, che va perfettamente a braccetto con l’ambientazione di una ventosa e uggiosa Francia settentrionale. Le musiche ovviamente non sono neanche lontanamente accostabili al blackgaze, genere da cui è partito tutto questo discorso, ma mi ha dato spesso l’impressione di essere una sorta di post-rock ripulito, in realtà, di tutta la parte rock distorta. E non so se era un mio preconcetto, ma le atmosfere mi sembravano comunque molto in linea con quelle di Ariettes oubliées…, che personalmente considero la migliore opera musicale mai creata da Fursy Teyssier. Forse non sarà il film di animazione della vita, ma, se vi intriga il genere, è migliore di molte produzioni Netflix e vi assicuro che non sarà tempo perso: ve lo consiglio. (Edoardo Giardina)

 

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