La finestra sul porcile: perché The Witcher non è poi così male

Dopo la recensione del nostro Carrozzi e la come sempre pacifica discussione scaturita nel gruppo di redazione, mi sono sentito quasi in difetto perché la serie tutto sommato mi stava piacendo, pur con i suoi evidenti difetti. Per questi motivi ho dovuto aspettare un po’, rielaborare quanto visto e controllare se sul web trovavo qualcuno che la pensava come me o se dovevo cominciare a considerare la serie The Witcher di Netflix il mio cosiddetto guilty pleasure personalissimo. Questa recensione potrebbe suonare come una giustificazione, ma in realtà è più un modo per razionalizzare i miei pensieri, scrivere una recensione più approfondita e ragionata e vedere se qualcuno là fuori la pensa come me. Oppure se noi della redazione di Metal Skunk rappresentiamo un buon campione statistico del mondo – spero per il mondo di no. Sarà presente qualche minimo spoiler: parlerò di alcuni episodi più avanzati e racconterò il prologo dell’episodio senza però entrare nello sviluppo successivo della trama. Se ancora non avete guardato la serie, in teoria non dovreste temere nulla, perché ogni puntata è abbastanza autoconclusiva seppur ovviamente collegata alle altre.

Prima di iniziare: le dovute premesse. Purtroppo non ho ancora avuto modo di leggere i libri di Andrzej Sapkowski e sono venuto a conoscenza del mondo dello strigo (come è stata tradotta in italiano la parola witcher nelle opere letterarie) attraverso i videogiochi sviluppati da CD Projekt Red: nonostante sia uscito nel 2015, sto ancora giocando al lunghissimo ed estesissimo The Witcher 3: Wild Hunt, uno dei migliori videogiochi della generazione (se non addirittura il migliore e sicuramente un punto di non ritorno per il genere di riferimento). Quindi, nonostante i produttori abbiano affermato più volte che la serie è un adattamento cinematografico dei libri e non dei videogiochi, e considerando che i videogiochi hanno riscosso molto più successo dei libri e, anzi, sono la principale ragione del successo della saga letteraria, probabilmente faccio parte di quella categoria di pubblico che la produzione è più interessata a raggiungere. Altra premessa molto importante: i paragoni con Il trono di spade sono perlopiù fuorvianti. L’unico legame che hanno, oltre alle tette che si vedono ogni tanto, è che, se la serie fantasy tratta dai libri di Martin non avesse avuto il successo che ha avuto, Netflix probabilmente non si sarebbe mai cimentata nella produzione di The Witcher.

Partiamo dagli aspetti negativi, ché non vorrei finire di scrivere con l’amaro in bocca. In realtà preferirei evitare di addentrarmi, come qualche nostro caro lettore ha fatto sotto la recensione del Carrozzi, in diatribe riguardanti la cosiddetta social justice o accusare i produttori di essere dei social justice warrior. Sia perché le mie affermazioni sarebbero, qualsiasi cosa io possa affermare, altamente fraintendibili e rischierei, se mai dovessi fare carriera in futuro, di vedermela rovinata se mai qualcuno dovesse ripescare questa recensione dai meandri del web. Ma anche perché in realtà sono questioni che nascono dalla polarizzata società statunitense e di cui alla fine mi importa poco e niente. Se poi si fa qualche ricerca sulle descrizioni dei personaggi fatte da Sapkowski (soprattutto di quelli secondari) si scopre che in realtà sono abbastanza deficitarie. Fringilla Vigo, per esempio, viene descritta solamente come una persona pallida coi capelli corti. Se l’attrice è nera e ha i capelli lunghi e ciò non intacca lo svolgimento della storia a me non cambia sostanzialmente nulla.

Fringilla Vigo nei videogiochi e Fringilla Vigo nella serie.

Poi, sì, si potrebbe anche obiettare che l’autore è polacco e ha di fatto ambientato la saga in una versione fantasy dell’Europa orientale; e che di conseguenza è sottinteso che tutti i personaggi dovrebbero avere caratteristiche somatiche che associamo alle popolazioni slave. Però a questo punto la critica entra davvero nella speculazione e diventa una presa di posizione sterile, che potrebbe essere dovuta principalmente al fatto che l’immaginario che mi sono creato io (e tanti altri come me) è influenzato dal mondo videoludico. Prendiamo Cirilla per fare un altro esempio: lei ha certe caratteristiche fisiche ben specifiche dovute a motivi ben specifici che a questo punto della trama ancora non sono noti. Finché lei non ha gli occhi a mandorla, i capelli tinti di verde come va di moda adesso, la barba e le orecchie a sventola, per me il problema non sussiste. Se Yennefer di Vengerberg è interpretata da Anya Chalotra, attrice britannica con origini indiane, a me non cambia nulla. L’unico problema che ho è che la Chalotra mi è sembrata molto più brava nell’interpretazione della Yennefer deformata delle prime puntate, e in seguito non mi è parsa capace di trasmettere quel potere da femme fatale che il personaggio dovrebbe emanare. Se volete poi possiamo anche metterci a discutere dell’utilità sociale e culturale delle quote d’inclusione e delle azioni positive, ma fatto sta che Netflix è americana, siamo nel 2020 e dobbiamo aspettarci queste cose da loro. Se fosse prodotta in Polonia probabilmente sarebbe tutto diverso, tutti gli attori sarebbero polacchi e questioni simili non avrebbero trovato spazio. Sarebbe tipo così:

 

A inizio anni 2000 in Polonia hanno prodotto un film e una serie TV tratti dai libri di Sapkowski

Ciò che però, ammetto, mi ha dato enormemente fastidio, è come sono state “disegnate” (se così si può dire) le armature delle truppe di Nilfgaard. Per un po’ in internet era circolata la teoria che gli sceneggiatori fossero intervenuti presso i costumisti e avessero fatto in modo che modificassero il design delle armature apposta per farle assomigliare a dei grossi peni e muovere in questo modo una critica al patriarcato. A queste supposizioni Lauren Hissrich, la showrunner, ha risposto che non bisognerebbe credere a tutto quello che si legge sul web (e qua tutto sommato avrebbe anche ragione). In un’altra occasione ha anzi sostenuto che le armature sono state fatte così per rappresentare l’esercito di Nilfgaard come un’enorme armata di paesani coscritti, mentre l’esercito di Cintra, con cui combatte la sua prima battaglia campale che vediamo nella serie, è composto da un’élite di nobili addestrati.

Forse non scopriremo mai a chi dobbiamo credere. Fatto sta che, qualunque sia la ragione di questa scelleratezza, in entrambi i casi quelle armature con quelle venature e quell’elmo sono totalmente insensate e fanno davvero sembrare i soldati dei nerboruti peni neri semoventi. E non si dovrebbero mai vedere neanche in un mondo fantasy ad ambientazione medievale, perché va bene che stiamo parlando di fantasy, ma ciò non significa che non dovrebbe più esistere il buon senso. Vi immaginate un regno formidabile che sta conquistando territori enormi ed è pronto a trasformarsi in un efficientissimo impero, il quale, per armare il suo esercito, fabbrica armature in cuoio con quelle venature in rilievo che ne ricoprono totalmente la superficie, che sono completamente inutili da un punto di vista tecnico/tecnologico perché non aiutano affatto il soldato ad essere più protetto e che quindi non giustificano minimamente il maggiore sforzo produttivo? E ho supposto che siano di cuoio perché non oso immaginare quanto sia difficile fare delle venature in rilievo così su un’armatura in metallo. Vi immaginate l’Impero romano che manda i suoi soldati a conquistare tutto il bacino del Mediterraneo e gli fornisce delle armature di pelle d’elefante totalmente ricoperte di borchie d’argento? Quella che dovrebbe essere l’armata più temibile del Continente, che dovrebbe incutere timore a tutti i Regni settentrionali al solo nominarla, è stata così trasformata in un ridicolo esercito di scroti giganti.

Come già detto da molti, CGI, cast, effetti speciali, costumi e scenografie sono quantomeno mediocri, tanto da far ricordare film e serie TV degli anni Novanta: Xena – Principessa guerriera, Hercules, Fantaghirò, Dragonheart e chi più ne ha più ne metta. Quello che però mi ha infastidito maggiormente della questione, è che il risultato sia stato così scadente nonostante The Witcher sia tipo la serie Netflix più costosa di sempre. Come ormai la piattaforma di streaming ci ha abituati anche con altre serie di punta, la campagna marketing è stata impressionante e intelligente, e solo a Milano ha coinvolto numerosi cosplayer, una “statua” (?) di kikimora in pieno centro e il tappezzamento di muri, pavimenti e soffitti di fermate della metro e non solo con cartelli pubblicitari. Non potevano spostare una parte del budget per migliorare alcuni aspetti della serie o per girare altre due o quattro puntate così da arrivare ad un totale di dieci/dodici episodi a stagione?

La kikimora, il primo mostro che si vede nella serie, in centro a Milano.

Sì, perché altre critiche che sono state mosse a The Witcher riguardano la sceneggiatura, il ritmo della narrazione, le linee temporali e le sottotrame incrociate. Questi in realtà secondo me sono alcuni degli aspetti positivi della serie, dovuti alle caratteristiche dei libri da cui è tratta questa prima stagione e che aiutano a darle qualche peculiarità. Sul ritmo della narrazione ho letto che secondo molti sarebbe troppo lento – in realtà a me è sembrato fin troppo veloce, forse qui sì, influenzato dalle prime stagioni del Trono di spade. Per quanto riguarda invece la non linearità della narrazione, sinceramente non vedo perché criticarla. Mi è sembrata anzi un’ottima idea. Rimane comunque vero che i creatori avrebbero potuto fare di meglio per rendere più chiari i salti temporali. Dato che il compito non è facilitato da Yennefer e Geralt che, in quanto maga e strigo/witcher, non invecchiano come le persone normali, si sarebbe potuto per esempio invecchiare Caranthe, regina di Cintra e nonna di Cirilla, nelle scene più recenti dove Cirilla è piccola – e invece Caranthe e suo marito rimangono sempre uguali a se stessi in ogni momento della narrazione.

Per il resto, nei suoi momenti migliori, The Witcher è una serie molto densa di informazioni e dettagli a cui si deve prestare attenzione e che non bisognerebbe guardare mentre si scorre la home page di Facebook o si chatta su WhatsApp. Io credo di aver capito come erano sistemate nel tempo le tre sottotrame dei tre personaggi principali al terzo episodio, quello in cui Yennefer incontra un re Foltest molto piccolo, mentre Geralt, qualche scena prima, lo aveva incontrato adulto. Ma ce ne si rende conto quando si sente la madre del piccolo Foltest chiamarlo per nome, non perché il futuro re ha tatuato il suo nome sull’avambraccio o perché improvvisamente compare la scritta CINQUANT’ANNI PRIMA in sovrimpressione. Se lo spettatore non è attento e si perde questo dettaglio non riesce a districare la matassa che si è formata nei primi episodi. E anche alcune puntate che potrebbero sembrare dei semplicissimi filler in cui Geralt va ad uccidere qualche mostro a caso sono in realtà molto utili a chiarire alcuni risvolti di trama, a caratterizzare i protagonisti e le loro relazioni. Così come anche lo stigma sociale di cui sono vittime gli strighi, il modo in cui funziona la magia e tante altre cose: non ci vengono spiegate in un lungo dialogo didascalico tra due personaggi, ma lo si intuisce col passare degli episodi, da varie conversazione che intercorrono tra diversi personaggi. Perché questo dovrebbe essere un aspetto negativo? Se non riuscite a concentrarvi per un’ora di fila allora guardate solo serie TV della Rai, dove dopo ogni stacco pubblicitario i protagonisti riepilogano cosa stavano facendo fino a quel momento. Proprio per questo motivo, però, qualche puntata in più avrebbe solo giovato e si sarebbero potuti approfondire altri argomenti, quali il modo in cui vengono creati gli strighi e il tipo di magia che possono usare.

 Non poteva mancare

Bisogna comunque ammettere che la qualità della scrittura non è omogenea lungo tutta la stagione. Quando fui l’unico in redazione ad esprimere un parere positivo ero arrivato al quarto episodio. Ecco, dal quinto in poi quelli che prima erano semplicemente dei difetti diventano problemi abbastanza evidenti. Il punto più basso è la sesta puntata, dove Geralt incontra Borch, e va a caccia del drago insieme a Yennefer e Jaskier/Ranuncolo/Dandelion (in base alla lingua in cui l’avete guardato e al medium in cui l’avete conosciuto). Qui salta tutto. I combattimenti e le scene d’azione, che fino a questo momento erano stati di ottima qualità, sono ridicoli. Le interazioni tra i personaggi e i loro rapporti inesistenti se non per qualche laconico dialogo sul finire. L’approfondimento del folklore del Continente infinitesimale: le cose succedono senza che si sappia il motivo o che lo si possa capire implicitamente attraverso qualche dettaglio come successo finora. Poi la stagione prosegue e si conclude per inerzia.

    Forse era meglio lasciarla in lingua originale.

Quello che penso in definitiva di The Witcher è che di trasposizioni cinematografiche di saghe fantasy ne abbiamo viste parecchie. Le uniche di cui mi sento di parlare positivamente senza mezzi termini sono Il signore degli anelli e, forse, Conan il barbaro. Se già rimaniamo in ambito tolkieniano e prendiamo i film de Lo hobbit sempre di Peter Jackson, c’è da mettersi le mani nei capelli per almeno due terzi del tempo. Ovviamente anche Il trono di spade ha regalato momenti altissimi, ma la scrittura delle ultime due stagioni è stata talmente pessima che quella di The Witcher non sfigura affatto. E, anche se usciamo un po’ dal seminato, vogliamo tirare in mezzo l’ultima trilogia di Star Wars fortunatamente appena terminata? Poi, The Shannara Chronicles di MTV è abbastanza dimenticabile. Mi viene in mente anche l’osceno Eragon tratto dal primo libro del Ciclo dell’eredità di Christopher Paolini – in realtà anche i libri sono trascurabili e scopiazzano la trama di Guerre stellari con l’aggiunta di qualche drago, ma quando uscirono ero ancora un pischelletto e mi piacquero. Per non parlare dei tre film ambientati nell’universo di Dungeons & Dragons e che a quanto pare saranno seguiti da un quarto che uscirà l’anno prossimo…

Insomma, la concorrenza non è proprio agguerritissima, ma non mi sento di bocciare The Witcher. Forse perché avevo qualche strumento in più rispetto a molti per rimanere meno estraniato ma, pur con i difetti delineati fino ad ora, a me è piaciuta, soprattutto se paragonata ad altri film e serie TV fantasy o supposti tali. Mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano The Witcher 3: Wild Hunt e di portarlo a termine dopo che l’avevo accantonato momentaneamente preso da altri videogiochi. Mi ha fatto venire voglia di leggere i libri non appena avrò smaltito quelli in attesa di essere letti sui miei scaffali, già acquistati. E mi fa sperare che i soldi investiti in marketing fruttino nuovi fan alla saga così da far aumentare il budget per le prossime stagioni. Ma, soprattutto, mi fa sperare che quelle dannate armature vengano cambiate. (Edoardo Giardina)

8 commenti

  • Ottima recensione, non avrei saputo descrivere meglio di così questa serie. Di sicuro non bisogna approcciarsene come fan sfegatati della saga, altrimenti si rischia di rimanere fortemente delusi, anche perché numerose trovate non sono mai state descritte nei libri e Calanthe è stata abbastanza rivisitata come personaggio. Tutto sommato sono d’accordo con te: promosso (con un 6,5/10) con riserva: la magia originale dei libri è solo in secondo piano e le pacchianate alla Fantaghirò abbondano, ma nonostante tutto lo show resta godibile. Poi vabbè, solo l’interpretazione di Geralt fatta da Henry Cavill fa una buona parte del risultato finale.

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    • Edoardo Giardina

      Mi aspettavo un risultato molto peggiore da parte di Cavill, ma nella sua scarsa espressività è perfetto per interpretare Geralt, così come Schwarzenegger era perfetto nel ruolo di Terminator o di soldato che combatte il Predator.

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  • sottoscrivo in pieno la recensione del Giardina, che si sposa quasi perfettamente con il mio pensiero relativo a The Witcher. Il mio approccio è stato quello del totale neofita, che tra l’altro non si è visto nemmeno per sbaglio una puntata di GoT. Tralasciando il discorso sulla CGI, davvero inguardabile in certe parti, e sul piano temporale delle puntate, che come dici giustamente, dopo un po’ se fai attenzione fai 2 + 2, io ho avuto la sensazione che gli sceneggiatori e regista non abbiano ancora le idee chiare su come far girare la storia o come caratterizzare i personaggi. Ho giocato un pochino al videogioco negli ultimi giorni, ed effettivamente Geralt è uno di poche parole, e Cavill mi è sembrato molto calato nella parte, mentre Yennefer risulta troppo forzata nel ruolo di mistress, mentre era più calata nel ruolo quando era deformata. Sulle armatura a forma di pene non ci avevo fatto caso, ma io una piccola introduzione sul mondo e come viene diviso in regni lo avrei fatto, almeno fare una cazzo di mappa per far capire di che stiamo parlando. Ultima cosa, fino alla quinta puntata, puntualmente mi abbioccavo, e per me è sintomo di lentezza o di qualcosa che non convince fino in fondo, mentre in seguito rimanevo ben sveglio ed interessato…forse qualcosa aveva iniziato a girare nella sceneggiatura?

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  • “Le uniche di cui mi sento di parlare positivamente senza mezzi termini sono Il signore degli anelli e, forse, Conan il barbaro”. Passi Conan che di per sé era già tamarro e comunque non aveva una struttura così articolata come l’universo Tolkieniano, ma i film di Jackson sul Signore degli Anelli fanno letteralmente vomitare: mai vista una peggiore travisazione dello spirito di un’opera. Per me l’unico adattamento di un libro a schermo davvero valido rimase sempre e solo Dracula di Coppola.

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    • Edoardo Giardina

      Invece a me sembra che i film del Signore degli anelli funzionino decisamente bene in quanto appunto trilogia di film: ottima sceneggiatura, ottimi costumi, ottima regia e anche il modo in cui è stato trasposto da un medium (libro) ad un altro (film) mi sembra ottimale e funzionale. Non puoi usare lo stesso metro di giudizio per un libro e per un film ed è meglio considerarle due opere distinte.

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  • Scrivo da persona che non ha letto i libri ne giocato ai videogames. Più o meno concordo in tutto con te. Le armature sono abbastanza ridicole, perché appunto nessuna persona sana di mente avrebbe perso tempo a farle con quelle decorazioni totalmente inutili ed effettivamente un po’ idiote. Mi sembrava che il costumista fosse andato in fissa con l’armatura di Dracula nel film di Coppola ma che non volesse copiarla troppo spudoratamente. Solo abbastanza. Per la storia del social justice, come dici tu gli ammerigans fanno così e non ci possiamo fare niente, ma non è che renda la serie inguardabile. Anche nel Trono di spade molto personaggi non centravano nulla con il loro aspetto reale. E non per il social jjustice. Prendiamo l’esempio di Dario Naharis.. Quindi amen. Penso che all’ inizio di alcuni episodi una scrittina “50 anni prima” avrebbe aiutato, ma di nuovo come hai sottolineato tu, se si segue la puntata con attenzione, si capisce che sei di fronte ad un evento passato. Quindi anche qui, niente di traumatico. Poi a me i costumi non sono dispiaciuti. Certo, se mi dici che è stata la serie Netflix più costosa, penso che si potesse fare meglio. Ma in realtà io da non conoscitore della saga ho pensato che il vestirsi in maniera piuttosto semplice, facesse parte dell’ambientazione. Un mondo dai costumi un po’ spartani, che non mi sembrava poi così in controtendenza con il tentativo di descrivere un’ ambientazione cupa. Pensavo davvero che l’immaginario fosse quello di un mondo un po’ diciamo sciatto, conservatore e povero, non ad una carenza di mezzi realizzativi. E non mi sembrava così fuori luogo. Faceva flavour, che in un mondo cupo, pieno di mostri e violenza la gente fosse povera, sciatta e dai vestiti molto semplici. Devi sopravvivere, non c’è tempo per i fronzoli. Si, la scrittura è la parte dove zoppicano di più, forse perché ancora manco loro sanno come vogliono andare a parare nell’esplicare la narrazione dei fatti ( ma sarebbe che il caso che lo capiscano, onde rovinare la seconda stagione) e la canzone in italiano non si può proprio sentire. Concordo che i suoi concorrenti siano messi molto peggio (Shannara poi ha fatto davvero cagare, una cosa che mannaggia al clero non si poteva né vedere né prendere seriamente manco per il cazzo, un teen drama di bassa lega alla cazzo di cane totale) e che lui spicchi quasi per mancanza di concorrenza, ma ormai il campo dell’intrattenimento sembra prendere il concetto di intrattenimento molto alla lettera, quindi c’è poco da fare. Che non è una giustificazione, però dannazione è così. E comunque anche in un mondo migliore una sufficienza gliela concederei, perché alla fine mi è filato via liscio e ne avrei visto ancora. Anzi, come te ho bestemmiato che non ci siano state due puntate in più. 8 sono state un po’ castranti. Ormai eri preso e tutto finisce. Che palle. Lui (Cavill) se la cava abbastanza, il resto del cast fa di nuovo sembrare Shannara Chronicles come la pattumiera che è (Dark Crystal ha pupazzetti più espressivi del cast di Shannara e di metà degli attori moderni) e lei (Jennefer) per metà spacca e per metà no, quindi per onestà, prendendoci per metà, la sufficienza la piglia. Già che l’ho citato, Dark Crystal nel suo essere fiabesco all’ennesima potenza è forse la cosa fantasy che ho apprezzato di più ultimamente. Alla fine ho scritto un messaggio lunghissimo per darti ragione. Vabbeh. Buon anno Edoardo!

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    • minchia la serie di Shannara è stata la cosa più oscena mai vista su un televisore…come distruggere senza pietà il romanzo più carino e avvincete della lunga saga di Shannara. Scelte veramente allucinanti, che pare siano state avvallate con il consenso di Brooks, ma che di fatto hanno trasformato la serie in una specie di Twilight in salsa fantasy…

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      • Si, purtroppo ho visto delle immagini in cui si parlava proprio dei riadattamenti e Brooks avallò tutto.. Non una grande dimostrazione di amore per la sua creatura..

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