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Avere vent’anni: EMPYRIUM – Songs of Moors & Misty Fields

29 giugno 2017

Rileggo quanto scrissi l’anno scorso nella rievocazione ventennale di A Wintersunset… e mi torna il magone. Che gruppo immenso, ragazzi. Dopo un esordio di tale fatta, per quanto ancora ingenuo sotto certi aspetti, arriva la botta definitiva di Songs of Moors & Misty Fields che me li ha fatti amare in modo viscerale, merito di un Markus Stock e un Andreas Bach in totale e assoluto stato di grazia. Non ho mai apprezzato più di tanto gli altri progetti che, al netto di qualche buona riuscita, ho sempre pensato avessero sortito l’effetto di distogliere l’attenzione dalla magia della waldpoesie, dalla definizione e dalla manifestazione di un preciso stato interiore, il cui frutto più succoso fu proprio Songs of Moors & Misty Fields. Un gioco che, col senno di poi, non è valso la candela. Ma all’epoca i due tedeschi erano totalmente infusi di questa magia e concentrati nella loro opera di diffusione ed evangelizzazione di noi poveri esseri inferiori che, ancora innamorati persi delle capacità espressive di Fernando Ribeiro, mai avremmo potuto concepire il matrimonio tra quell’oscurità gotica e l’elogio alla natura, mai una siffatta dichiarazione di devozione incondizionata (Malinconia. Il mio cuore è il tuo) attraverso quella geniale giustapposizione di rabbia black metal, cori e folklore.

Songs è figlio del suo tempo ma è anche molto di più. Fatemi essere serio una volta tanto e fate passare questo concetto: ciò che avvicina il gotico alla Moonspell a quello alla Empyrium, probabilmente ciò che è (o che dovrebbe essere) proprio alla base del movimento, è l’amore; per i primi era un amore carnale verso la donna, non la donna qualsiasi, la Femmina, anche disumanizzata ed elevata ad entità fantastica e tangibile allo stesso tempo; per i secondi l’amore è diretto ad altre entità, diciamo meglio, a dei concetti, si rivolge alla natura, alla luna, alla notte (tre sostantivi di genere femminile), a qualcosa di apparentemente statico e immoto, indefinite distanti ma tangibili anch’esse. Per questo è un amore sacrale, quasi contemplativo, che ha in sé i connotati di una venerazione dannunziana (E di nuovo la luna è sull’onda, scivola dolcemente in me, su ali silenziose la notte viene e il mio cuore ti appartiene) ma non di meno quelli della carnalità (Languido chiaro di luna, bagno la mia pelle in te…). Songs of Moors & Misty Fields è pura poesia della consapevolezza, è l’uomo che ha amato e perso che parla: Persa è la speranza di coloro che camminano le brughiere col dolore nel cuore… Ed ogni gioia affonda, sepolta profondamente, per sempre presunta morta. (Charles)

4 commenti leave one →
  1. bonzo79 permalink
    29 giugno 2017 12:05

    disco epocale… e canto del cigno

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  2. Fanta permalink
    29 giugno 2017 14:26

    Bella analisi, Charles. Disco intriso di poesia, in effetti.
    Mi fermai qui, al tempo. Qualcuno li segue ancora? Il disco del 2014 com’è? Parliamo proprio di un’altra epistemologia musicale?

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  3. John Doe permalink
    30 giugno 2017 10:25

    In realtà la prima incarnazione degli Empyrium era composta da Markus e Andreas Bach… compreso questo album. A mio parere solo con Andreas si era creata la magia che ha consacrato gli Empyrium, quel diamante grezzo fatto di romanticismo/oscurità/natura. Quando è entrato Helm qualcosa è cambiato, in peggio.

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    • Charles permalink
      30 giugno 2017 10:28

      hai assolutamente ragione. è un refuso infatti che ho provveduto a correggere. grazie!

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