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DAVID VINCENT gioca una tripla alla schedina e gli annullano la partita

20 luglio 2019

Una coppia di lungo corso che si separa non è certamente il tipo di cosa da prendere alla leggera. Da una parte c’è Lui, che aveva Lei, ma poi ha preso un’altra. Inizialmente le cose andarono pure bene, come a voler dimostrare che la vita va avanti e premia le scelte più coraggiose. È il 2004 o qualcosa del genere quando Lui si riprende la Lei storica; il tentativo dura addirittura un decennio, ma non può durare per sempre. Non dopo Illud Divinum Insanus. Lui si riprende l’altra Lei, perfettamente consapevole che d’ora in poi produrrà in serie onesti album death metal. Perfettamente consapevole che i passanti almeno non gli rideranno nel viso, borbottando che è quello di Radikult.

Lei, quella storica, sta affrontando il tipo di comportamenti tipici del partner ritrovatosi improvvisamente single dopo una lunga vita al fianco dell’altro. Si liscia il pizzetto tinto, guarda all’orizzonte come un Thanos che sta per dimezzare l’umanità, e gli viene in mente questa cosa qua. Se adesso mi prendo una pausa diranno che non sono più sulla cresta dell’onda. Un musicista di cinquant’anni che tutti quanti riterranno bollito. Devo agire al più presto. È a quel punto che David Vincent, incupito dalla possibilità di sbagliare ancora come all’epoca del look sadomaso dei Genitorturers – i quali almeno lo portarono a trombare con la formula dell’all you can eat, almeno per qualche annetto – gioca la tripla come al Totocalcio. Segno Uno. Vittoria della squadra in casa, David Vincent ribadisce che è roba sua. Lo fanno un po’ tutti, dai Rhapsody ai Batushka passando per i Venom, il punto è che forma gli I Am Morbid coi quali girellare per il mondo riproponendo i classici del periodo storico dei Morbid Angel. Fino a Domination, quindi, ci mancherebbe che qualcuno volesse sentire Too Extreme! dal vivo. Poi sì che devi avere le uscite di emergenza a norma, e i locali chiudono. Segno Due, David Vincent finisce non si sa come negli Headcat di Lemmy Kilmister. Credo si tratti di una di quelle scomode situazioni in cui alle 2:00 sono tutti ubriachi a vomitare al bordo di una piscina, e alle 7:00 si risvegliano con un gran mal di testa e alcuni contratti firmati. Stramaledetti party. Ci rimane il segno X. Potrà mai David Vincent pareggiare nell’atto di rimettersi in carreggiata?

VltimasSomething Wicked Marches In

Il progetto si presenta alla stregua di una barzelletta del tipo ci sono un francese, un americano e un norvegese, quelle che non vedi l’ora siano già finite mentre fai finta di ridere. E anche alla stregua di un tizio che – dubbioso nel formare un’altra band con il batterista nano di Illud Divinum Insanus, che attualmente sta privando di ogni forma di credibilità gli I Am Morbid – prende la rubrica telefonica e sceglie con chi è giunto il momento di mettersi a lavorare, in seguito alla seconda crisi coniugale con Trey Azagthoth. Scorre fra i nomi, c’è Richard Brunelle. Eh no, cazzo. Mike Browning se la passa molto meglio di me, si farebbe pagare e pure bene. Quindi? Quindi si attacca ai motori di ricerca, come fanno tutti coloro che stanno attraversando un momento di profonda disperazione.

A drummer that can go fast even at the height of 180 cm

Most evil people to call in my wicked metal band

Unactive metal musicians who need money for a new car

Someone that respects me at the point of saying “I agree”

Guitar players that invented something during the last 25 years

I risultati proposti dal super computer in possesso di David Vincent ci portano alla line-up degli Vltimas, terzetto completato niente meno che dal pezzo da novanta Flo Mounier dei canadesi Cryptopsy, e da Blasphemer degli Aura Noir, ex Mayhem. Tre tizi che sicuramente avranno poco tempo per provare, confrontarsi, e di conseguenza litigare con David Vincent.

L’album è un delirio di pezzi intitolati con la parola march, o la sua declinazione marches, come a sottintendere che qualcosa si sta muovendo e si sta per partire all’unisono. Il satanismo che si fa populismo, una sorta di flash mob di massa al Vaticano per fargli vedere di cosa si è capaci. Musicalmente è al cento per cento metal estremo, molto vicino ai Morbid Angel ma mai al punto da suscitare fastidio. L’album non è per niente brutto, coinvolge più quando mantiene i giri bassi – PraevalidusMonolilith – che sulle sfuriate. L’unica veloce che mi ha relativamente preso è Total Destroy. Ci sono i vocioni alla God Of Emptiness e il cantato di David Vincent è teatrale ed espressivo come ci ha abituato dai tempi di Domination. Veniamo al punto, ora.

Something Wicked Marches In è comunque una mezza cacata. Me ne rendo conto perché l’ho ascoltato a fine marzo per un paio di settimane. Faccio io la recensione, non la fa Ciccio. Mollo il disco e me ne dimentico completamente in men che non si dica. Lo riprendo in questi giorni, e, senza volerlo riascoltare, mi ritrovo costretto a farlo perché è come se l’avessi proprio rimosso in toto. Il problema di Something Wicked Marches In è la sua natura: un album costruito da tre persone che in quel periodo non avevano un cazzo da fare, troppo giovani per finire a fare una partita a golf in compagnia di cardiopatici e coccodrilli, e troppo vecchi per aspettare sei mesi e vedere se si tira su un qualcosa di davvero serio. Segno X quindi, una roba che non vince e nemmeno perde, ma che comunque suona meno giocata con sicurezza e presunzione rispetto a quegli I Am Morbid, il circo itinerante che porterà sui palchi internazionali le stesse cose che porta l’ex coniuge. Quello con cui adesso David Vincent sta stabilendo chi ha il diritto di tenersi il barboncino. Something Wicked Marches In pecca in arrangiamenti, profondità, sentimento. Sono nove tracce carine che con un pizzico di impegno, pazienza e dedizione in più avrebbero potuto maturare qualcosa di veramente fico. Che però Rune Eriksen aveva già in mente di pubblicare con gli Aura Noir.

È il momento di andare a una festa e vedere se incontri un bel manzo, David. (Marco Belardi)

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  1. Andrew 'Old and Wise' permalink
    20 luglio 2019 16:43

    Boh, a me piace abbastanza.

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