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Avere vent’anni: CRYPTOPSY – Whisper Supremacy

21 settembre 2018

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Erano perfetti, e sarebbero rimasti tali fino ad And Then You’ll Beg. Avevano un batterista disumano e che ancora oggi dirige questa band, anche se non è più la stessa cosa e loro sono i primi a saperlo. Ciò che mi fa preferire Whisper Supremacy rispetto a None So Vile, ovvero all’indiscusso capolavoro dei Cryptopsy con Lord Worm alla voce, è proprio l’attitudine da gruppo grosso che maturarono grazie al passaggio su Century Media – per una volta non l’etichetta sotto ai riflettori che diventa la palla al piede della band estrema, ma un punto di forza ulteriore – oltre all’esperienza triennale che venne aggiunta al curriculum dei canadesi dal naturale scorrere del tempo.

E poi c’era Mike Di Salvo. Non durò molto a dire il vero, ma conferiva uno spessore ed una profondità (non è che prima non ne avessero: era semplicemente una situazione diversa) che mi fecero innamorare definitivamente di questa formazione. Poi c’è da dire che Cold Hate Warm Blood è la canzone che preferisco dell’intero genere, che considero ostico ma mi ha sempre incuriosito e appassionato. Non è una delle migliori, potrei citare pure Swarm Of The Formless degli Spawn Of Possession e chissà quante altre che mi sono rimaste impresse nella testa. No, quella era ed è la mia preferita, punto. E qua dentro ce ne stavano altre che le contendevano il trono senza poi sfigurare, insomma, mi finì per le mani una autentica bomba di disco.

La forza di questi pazzi scatenati era quella di suonare una musica estrema e tecnica, in maniera tale che ti coinvolgesse e non ti desse mai l’impressione di ripetere il concetto del brano precedente, fino a sfondare i compromessi attributi. Non vedevi l’ora di sentirla, la canzone successiva, e si sarebbe rivelata una sorpresa oppure una granata, o tutte e due le cose. Avevano classe, in poche parole.

Ma poi Flo Mounier, cristo. A me quel batterista fa paura, sia quando spacca ogni cosa come qui, sia quando usa più criterio – il che non importava, visti i risultati finali – come nel pessimo The Unspoken King. È disumano e dovrebbe essere dappertutto, negli Hammerfall così come a leggere le previsioni del tempo insieme alle fiche. Album fondamentale, con una sezione ritmica da paura completata dall’onnipresente, e ben udibile bassista Eric Langlois, e che faceva pensare che il brutal death avrebbe avuto un futuro ben più roseo e libero dagli schemi. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. El Baluba permalink
    21 settembre 2018 09:23

    sottoscrivo e firmo ogni singola parola. Io li ho conosciuti con questo disco, tramite un amico dell’epoca, che a sua volta aveva ricevuto il disco su cassetta da un suo amico, dicendomi senti che cazzo succede qua dentro, e mi piazzò “White Worms”. Era l’apocalisse…piano piano mi dovetti andare a cercare chi erano e rimediare i lavori precedenti. “And Than You’ll Beg” è ancora su ottimi livelli, ma purtroppo inferiori a quelli di “Whisper Supremacy” e “None So Vile”. PS: vidi al wacken l’ultimo concerto con Di Salvo nel 2001 (o era 2002) e fu un massacro…

    Piace a 1 persona

  2. 21 settembre 2018 16:26

    Questo album è una bomba. Bello in modo diverso dal suo illustre predecessore, ma innegabilmente, forse sarò eretico, valido quanto None So Vile.

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