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Avere vent’anni: CRYPTOPSY – None So Vile

27 luglio 2016

Testi di Piero Tola, Andrea Bertuzzi e Luca Bonetta

Cryptopsy-None-So-Vile

 

Piero Tola: Quando un amico, che al tempo suonava in un gruppo brutal death del cagliaritano, mi passò un nastro con questo album, appena uscito, la prima impressione fu quella di trovarsi in un mattatoio. Avevo già visto sulle riviste specializzate quella Salomè del 17° secolo campeggiante sulla copertina e già conoscevo l’esordio Blasphemy Made Flesh, che presentava un gruppo tecnico e violentissimo con le idee abbastanza chiare ma con un songwriting a tratti confusionario. In None So Vile il discorso è diverso. Il tritacarne si è messo in moto e il grumo di sangue rappreso che lo faceva inceppare in certi punti è stato rimosso. Ora non si intasa più e le lame sono state affilate ulteriormente.

C’è proprio tutto quello che si può trovare in un mattatoio. Maiali che agonizzano (il termine inglese “pig squealing” suona alla perfezione qua) quando Lord Worm si cimenta nello screaming, la letale precisione di una pistola per abbattimento, pinze per stordimento, elettroseghe per bovini sempre in funzione con autonomia indefinita e catene di montaggio per la partizione delle bestie in quarti (porca puttana, Flo Mounier!). Una carneficina pianificata alla perfezione il cui risultato è sempre un pezzo di carne sanguinolento che poi finisce sulle nostre tavole. A tutt’oggi impressionante per tecnica e imbarazzante per brutalità.

Andrea BertuzziNone So Vile me lo passò su CD-R un mio amico dicendomi che era una bomba assoluta e che mi avrebbe cambiato la vita. Lo ascoltai qualche volta senza capirci un beneamato (in pratica mi rimase in testa solo l’intro di Phobophile) e il CD finì a fare le ragnatele in un angolo dello scaffale. A volte succede che ti scivolino tra le dita cose epocali per il semplice fatto che non sei ancora pronto per riconoscerle: in quel periodo stavo sotto col death/black scandinavo e il goticume inglese, quindi roba come questa proprio non avevo le basi per capirla, tanto meno apprezzarla. Ritirato fuori qualche anno dopo, com’era prevedibile, mi svitò irreversibilmente il cranio. E a risentirlo in quest’epoca buia in cui death tecnico significa essenzialmente segoni a due mani e dischi fatti solo di assoli, None So Vile svetta ancora di più in quanto prodotto di una forma mentis ormai perduta – l’idea che chi si dedica a un certo tipo di musica debba prima di tutto farsi un mazzo tanto per avere I PEZZI, perché se non hai I PEZZI la tecnica mostruosa, i testi folli, la copertina raffinata, i campionamenti d’autore e tutto l’ambaradan diventano solo fumo e specchi. Se invece hai I PEZZI e un po’ di culo può anche riuscirti l’impossibile, ossia condensare in poco più di mezz’ora tutto il senso del bello del death metal. Per quanto mi riguarda solo Carcass e At The Gates sono riusciti (in modo diverso) a fare altrettanto, e oggi proprio Phobophile è uno dei primi pezzo che scelgo quando devo spiegare cosa ascolto a gente estranea al genere. Rimane solo un po’ di rimpianto pensando a quanto migliore sarebbe stata la mia adolescenza se avessi avuto Lord Worm come mentore.

Luca BonettaNone So Vile è probabilmente uno dei dischi più folli della storia del death metal. Un album che, con i suoi venti anni sul groppone, risulta comunque più fresco di gran parte della roba che esce oggigiorno. I Cryptopsy, d’altronde, sono sempre stati una mosca bianca nel panorama estremo: un songwriting intricato eppure dal sicuro impatto, testi e vocals che paiono uscire dalla mente di qualche squilibrato che ha passato gli ultimi dieci anni in una stanza con le pareti imbottite e, particolare a me più caro, uno come Flo Mounier dietro le pelli; ovvero uno dei batteristi migliori di tutta la scena.

Ricordo ancora il tonfo che fece la mia mascella durante le prime note di Crown Of Horns, così come ricordo perfettamente tutto il disco. None So Vile condensa in mezz’ora tanta di quella violenza cieca e annichilente da lasciare storditi. Di fatto lo considero uno dei dieci migliori dischi death metal mai usciti, e a riascoltarlo mi sale il supremo fastidio se penso a come si sono ridotti i Cryptopsy nel corso degli anni. Passare da una bomba come None So Vile a una merdata come The Unspoken King penso sia uno dei destini peggiori ai quali abbia mai assistito.

 

 

9 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    27 luglio 2016 14:24

    Questo disco é un condensato di tutto quello che apprezzo nel Death Metal: cattiveria, precisione, violenza, velocitá, perizia e, grazie soprattutto a Lord Worm, tantissimo MARCIUME.
    Adorazione completa.

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  2. Snaghi permalink
    27 luglio 2016 20:28

    Che bomba sto disco

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  3. sergente kabukiman permalink
    27 luglio 2016 21:27

    crown of horns, basta questa per zittire tutti

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  4. Matteo permalink
    27 luglio 2016 22:46

    Questo disco mi caccia fuori l’ignoranza in una maniera meravigliosa.

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  5. 27 luglio 2016 23:06

    Io ebbi la botta di culo di beccarli durante il tour di Once Was Not, con la momentanea reunion con Lord Worm. Fecero almeno quattro pezzi da ‘sto disco.

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  6. 31 luglio 2016 19:14

    Avere vent’anni e disintegrare ani come se fosse il primo giorno. Questo disco è un’embema alla violenza.

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