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Avere vent’anni: EUCHARIST – Mirrorworlds

30 dicembre 2017

Nel 1992 una giovanissima band di Veddige, paesino di duemila anime nei pressi di Varberg, incide una demo che fa saltare sulla sedia gli addetti ai lavori dall’orecchio più fino. Eucharist e Greeting Immortality sono il moniker e il titolo stampati su quella cassettina di due tracce. Melodie che riecheggiano l’heavy metal classico degli anni ’80, frequenti cambi di tempo, un’atmosfera mesta e dolente ma lontana dalla morbosità del doom. Mentre la Obscure Plasma Records ristampa illegalmente la demo su sette pollici, il gruppo si scioglie. Finché una neonata etichetta non li convince a riformarsi offrendo loro un contratto discografico. Nel 1993 esce A Velvet Creation per i tipi della Wrong Again Records, label che – prima di normalizzarsi e cambiare ragione sociale prima in WAR Music e poi in Regain Records – avrebbe pubblicato capolavori come None So Vile dei Cryptopsy, gli esordi di Naglfar e Arch Enemy e i primi due lavori degli In Flames. Nello stesso anno, di paragonabile, era uscito solo l’ancora più innovativo Skydancer dei Dark Tranquillity.

Gli At The Gates avevano esordito ancora prima ma è A Velvet Creation – pur nelle sue asperità e imperfezioni – che fissa e codifica le regole della scuola di Goteborg, destinata di lì a poco a una sorprendente affermazione commerciale. Per un errore che verrà sanato solo in sede di ristampa, la copertina esce in un anonimo grigio in luogo del porpora previsto. La dea bendata che vi appare non sorriderà agli Eucharist, che, subito dopo l’uscita dell’album, si scioglieranno un’altra volta.

A determinare la fine di formazioni anche assai promettenti, in quegli anni, erano gli equilibri tra i diversi attori di una scena in piena esplosione dove ogni musicista suonava almeno in cinque o sei gruppi e, a un certo punto, si trovava costretto a fare una scelta. Se gli altri tre componenti degli Eucharist, in futuro, non avrebbero combinato granché, il batterista Daniel Erlandsson (fratello dell’Adrian che suona negli At The Gates), dopo un rapido passaggio negli In Flames, entra in pianta stabile in una band destinata a un successo di pubblico allora imprevedibile: gli Arch Enemy di Michael Amott, che nel ’96 debuttano con Black Earth. Prima di dichiarare conclusa l’avventura, Daniel decide però di incidere i brani che nel frattempo aveva scritto con l’altro compositore degli Eucharist, il chitarrista Markus Johnsson. Reclutato un amico al basso, Martin Karlsson (che ritroveremo nel decennio successivo, con altri ex Eucharist, nei non proprio fondamentali Revengia), i due entrano in studio, per poi imbarcarsi in un breve tour d’addio. Il risultato è un disco stupendo che allora si filarono in pochi.

Non ricordo nemmeno di aver visto Mirrorworlds recensito sulle tre o quattro riviste che all’epoca leggevo ogni mese (fatico a tenere a mente persino il compleanno dei miei ma se mi date uno dei primi numeri di Grind Zone riesco a ricordarmi i voti assegnati a ogni singolo cd). Eravamo tutti troppo occupati ad esaltarci per le nuove star In Flames e Dark Tranquillity, troppo impegnati a barcamenarci tra i mille gregari, sovente di talento, per rendere i giusti onori a una band che fu tra i pionieri di una delle grandi rivoluzioni della storia del metal estremo. Riascoltando oggi pezzi formidabili come la devastante Dissolving, l’onirica In Nakedness With The Sun, con la sua splendida coda acustica, piange il cuore al pensiero di quanto poco abbiano raccolto gli Eucharist. Si sono riuniti due anni fa per un concerto celebrativo a Varberg che non ha avuto, purtroppo, ancora seguito. (Ciccio Russo)

7 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    30 dicembre 2017 17:31

    o ciccio se ti ricordi davvero i voti di grind zone dell’ “epeca” allora in questo mondo “non siamo in pericolo”(cit. dei pooh) scusate ma e’ l’unico gruppo “non metal” per cui sto in fissa !

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  2. fredrik permalink
    30 dicembre 2017 21:49

    quanti ricordi.. gli eucharist sono sempre stati tra i miei preferiti dell’epoca e sicuramente quelli che meno hanno raccolto in termini di successo, ma i soli due album che ci hanno lasciato sono gemme preziosissime. Mirroworlds è forse il mio preferito, e proprio perchè ebbi la fortuna di ascoltarlo insieme alle coeve uscite di in flames e dark tranquillity posso assicurare che non aveva proprio nulla da invidiare ai più fortunati colleghi. Sicuramente hanno pagato una line-up fragile e una promozione pari a zero, diventando un gruppo di culto veramente per pochi…
    Aggiungo due note:
    si può scaricare tutta la loro discografia legalmente da qui: http://www.artnoir-productions.com/eucharist/mp3.html

    E soprattutto, la loro reunion non è stata solo per il concerto:
    stanno registrando un nuovo album, ma sono rallentati dal fatto che erlandsson è sempre in tour con i redditizi arch enemy.
    https://www.facebook.com/eucharistsweden/

    Piace a 1 persona

    • Fanta permalink
      30 dicembre 2017 22:26

      Uno dei dischi della mia vita. Non riesco veramente a dire nulla di significativo, sono quelle cose che conservi gelosamente e che solo a guardarle sorridi sornione. Peccato che a 44 anni quasi compiuti ti accorgi di essere come Pina Fantozzi con il pane di Cecco (il nipote del fornaio). Ho cd e vinili in ogni fottuto anfratto della casa, con il costante pericolo di trovare mia figlia che li toglie dalla custodia e li scartavetra contro l’armadio. Quando l’ho vista farlo con la prima stampa di De Misteris (antimosh 06, senza codici a barre) ho pianto, giuro.
      Poi ho trovato questo:
      http://www.nsvideo.it
      Con una macchina da 6000 euro sono in grado di rigenerare i CD come nuovi.
      Li ho abbracciati, alla fine.

      Piace a 1 persona

      • ignis permalink
        3 gennaio 2018 19:48

        Diamine! Non bisogna fare figli.

        Mi piace

  3. ignis permalink
    3 gennaio 2018 19:49

    Grandissima band, gli Eucharist! Ciccio, ma sei sicuro che quella per Obscure Plasma fosse una ristampa illegale?

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