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Radio Feccia #22

9 giugno 2019

Il mondo del gossip tenta in ogni modo di carpire la nostra attenzione con avvenimenti più o meno funesti dei quali, a rigor di logica, dovremmo perlomeno scrivere un breve articolo. Sono troppi questa settimana: è il momento. Per prima cosa è successo che in Pet Sematary si sono utilizzati svariati gatti di razza Maine Coon per le riprese, e i due che hanno riempito buona parte del girato si chiamavano Tonic e Leo. Il punto è questo: Tonic impersonificava il Church da vivo, e, se un giorno scoprirò che i padroni hanno una coppia e l’altro si chiama Gin, andrò ad occuparmene in persona con un fucile di grosso calibro. Leo era il Church “ritornato” dopo la sepoltura presso gli inospitali terreni dei Micmac, e ovviamente hanno trovato morto nientemeno che lui. Un po’ come le star strafatte del cinema dopo il primo accredito ricevuto dalla Paramount: Leo, il giovane Maine Coon protagonista di Pet Sematary, trovato ribaltato per eccessi di ogni genere.

Poi c’è Rob Halford che prende a calci uno smartphone in prima fila, indignando mezzo mondo del metallo e infervorando i cuori dei restanti die hard fan. Per coloro che se la sono presa a male le spiegazioni sono le seguenti: si trattava di uno Huawei, e da quando Piero Tola ha affermato che questi oggettini fanno delle foto pazzesche, il globo intero pare avercela con il colosso cinese al punto che lo stesso Stephen King sembra sul punto di riscrivere Cell, puntualizzando che solo se rispondi a una chiamata su uno Huawei diventerai un mentecatto che inizia ad aggredire tutti. Oppure vi dovreste fare un viaggio nel tempo e precipitare diritti a un concerto di G.G. Allin, laddove capirete quali sono le situazioni concertistiche che potrebbero seriamente recare imbarazzo all’individuo.

Questo tizio qua, Rob Halford, fa lo showman dagli anni Settanta e di colpo si ritrova a eseguire Heading Out To The Highway davanti a una platea che guarda dentro a un monitor, calcolando l’HDR e il punto di messa a fuoco, e condividendo in tempo reale con i disgraziati a casa. Non è la stessa materia del calcio di Josh Homme alla fotografa ufficiale, a patto che questa non stesse montando sul palco o sparando addosso all’ex Kyuss con un flash dal numero guida superiore a 60. Non è nemmeno il segnale lanciato da un vecchio a cui davano noia tutte quelle lucine su un ipotetico pezzo da Point Of Entry: sono cose che succedono quando qualcuno si è definitivamente rotto i coglioni, come un meritato ceffone dato sodo negli anni Ottanta che oggi finirebbe diretto al TG, con tre Partiti politici e Sergio Mattarella mobilitati in difesa della vittima.

Si passa nientemeno che a Yngwie Malmsteen, il quale ha umilmente dichiarato – durante una difficoltosa digestione del Peposo dell’Impruneta – di avere salvato il marchio Fender quando nessuno se ne inculava più una, e lui iniziò a piazzar la sua in copertina nelle situazioni più assurde che gli passavano per la testa: abbrustolita in Rising Force, contro un drago in Trilogy e via discorrendo. Il chitarrista nonché vicino di casa di Cesare Carrozzi, con il quale griglia gli arrosticini nei noiosi weekend abruzzesi poiché non ne ha ancora letto i pezzi, si è detto pronto ad aiutare anche Gibson con ingenti proventi economici che proverranno dalla rinuncia a tre sagre del tortello e del cinghiale presso i paesi di Ronta, Rufina e Dicomano (telefonare a Piero per prenotazioni).

Per dolce abbiamo il Conte, sul quale si è abbattuta la scure dei dark modern times. Penso che il suo canale YouTube sia stato una delle cose più fuori di zucca degli ultimi anni, una roba a cui mi avvicinai sicuro della puttanata che accantonerai in cinque minuti, finendone come drogato. Il concetto è questo: l’erba cattiva non muore mai. Varg Vikernes, in risposta alla cancellazione del canale, ne ha aperto uno speculare, a sua volta chiuso in tempi rapidissimi. Ricomparirà, non ci potete fare niente.

Potete commuovervi per un vip in rovina che finisce ospite ai talk show sperando di raccattare un po’ di grana dopo averla sperperata da pezzente, appassionarvi alla nazionale di calcio femminile che fino a ieri dubitavate perfino esistesse, ed essere in linea di massima degli omini davvero a modo. Ma Thulean Perspective è come il fumo, le prostitute, la spaghettata alle tre di notte dopo una insana partita a carte con amici che barano a poker: è il morto che cammina e che continua a venire verso di te dopo dieci proiettili, metà dei quali piazzati precisi alla testa. Devono mandargli contro il Geno Silva di Scarface con un canne mozze, per fermare un delirio come quello. Oppure si romperà il cazzo da solo, e conoscendolo, smetterà di punto in bianco per dedicarsi a un nuovo gioco di ruolo in cui si decidono le sorti del Nord. Io, senza pormi alcun problema, mi limiterò a farci parecchie risate sopra: continua così, tanto dopo Belus e Fallen sei servito più che altro a quello.

Concludo con Corey Taylor degli Slipknot, a cui sarebbe esploso un coglione mentre si esercitava a cantare. Non ho niente da dire a riguardo, la cosa mi ha turbato profondamente. Non so cantare e non conosco le dinamiche legate alle palle dei cantanti dal destino di una Supernova, ma l’idea di essere sotto la doccia a intonare Carnivorous dei Venom, e mentre prendo il Bionsen MI PARTE IL SINISTRO, mi ha ammutolito per quel quarto d’ora che sembrava durare il triplo. (Marco Belardi)

 

 

2 commenti leave one →
  1. vito permalink
    9 giugno 2019 18:08

    Un Belardi in ottima forma ! Mi hai strappato delle belle risate.

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  2. weareblind permalink
    9 giugno 2019 18:38

    Cazzo Belardi se stai in forma.

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