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Il cielo sopra R’lyeh: SULPHUR AEON – The Scythe of Cosmic Chaos

12 gennaio 2019

Ci sono due generi di captatio benevolentiae ai quali non posso resistere. Il primo sono i gruppi che parlano di animali marini, dai Giant Squid, che non mi è mai capitata l’occasione di recensire, agli Slugdge, che sto ascoltando in questi giorni senza essere ancora riuscito a capire se mi piacciano o meno. Il secondo, più banale, è costituito dalle band a tema lovecraftiano. Attenzione, non quelle che si limitano a piazzare Yog-Sothoth in un titolo o qualche vago riferimento qua e là, ma quelle animate da un’ossessione genuina per l’opera del solitario di Providence e dei suoi proseliti e contemporanei. Quelli insomma che come me, da ragazzi, invece di pensare alla fregna, andavano a caccia di vecchie edizioni tradotte a capocchia degli autori di Weird Tales più oscuri e sfigati e compravano a scatola chiusa qualsiasi tascabile della Newton & Compton recasse in copertina i nomi di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco. Un novero di derelitti al quale di sicuro appartengono anche i Sulphur Aeon, dei quali ci eravamo già invaghiti con il precedente Gateway to the Antisphere.

Se i cultisti di Shub-Niggurath suonassero death metal, probabilmente uscirebbe qualcosa di più simile al caos ingovernabile dei Portal; i Sulphur Aeon, da buoni tedeschi, hanno il difetto di essere sempre fin troppo puliti e precisi, quindi refrattari a quel decontrollo che è necessario se l’intento è scrivere brani ritualistici ed evocativi, contrappuntati da IA! IA! a volontà, che facciano da sottofondo all’evocazione di divinità dimenticate dallo spazio profondo. The Scythe of Cosmic Chaos, da questo punto di vista, è ancora più lineare e compatto del predecessore, il che non è per forza un male, anzi.

Non ci sono quasi più accelerazioni e la solenne lentezza di inni ai Grandi Antichi come la programmatica The Summoning of Nyarlathotep (IA! IA!) e l’avvolgente Yuggothian Spell rimanda più spesso al funeral doom (se non proprio ai Candlemass) che a quel death metal mefitico e cadenzato che, ai tempi dell’esordio, era la fonte di ispirazione principale. Non è necessario aver letto il ciclo dei miti di Cthulhu dieci volte per apprezzare un disco epico e suggestivo, reso accessibile anche ai non adepti da linee melodiche memorabili e insinuanti, che ricordano a volte, complice un sentore black vago ma presente, i capitoli meno aggressivi dei God Dethroned. Sentitevi Veneration of the Lunar Orb, uno dei brani migliori, e capirete cosa intendo. Non fosse uscito a ridosso di Natale, un posticino in playlist The Scythe of Cosmic Chaos se lo sarebbe meritato. Con un pizzico di follia e voglia di osare in più, i Sulphur Aeon sarebbero perfetti. Auguriamo quindi loro di visitare in sogno R’lyeh, spalancare la mente a orrori innominabili e perdere di conseguenza la ragione. IA! IA! (Ciccio Russo)

12 commenti leave one →
  1. ignis permalink
    12 gennaio 2019 11:26

    Le mitiche edizione di Pilo & Fusco…
    Ricordo che, al tempo, vi era anche un Gianni Pilo di Forza Italia che imperversava. Da non confondere!

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    • Piero Tola permalink
      14 gennaio 2019 10:16

      il leggendario sondaggista di Berlusconi! come no! Devo ammettere che quando anche io come Ciccio compravo quei classici tascabili, mi chiedevo sempre se fossero la stessa persona. Una cosa che mi vergognavo di confessare allora e che finalmente riesco a dire oggi grazie a te, caro lettore

      Piace a 1 persona

      • ignis permalink
        14 gennaio 2019 20:48

        Contento di aver fugato ogni tuo dubbio!
        Anche a distanza di anni…
        Però, ne approfitto per introdurre un ulteriore dubbio, a un livello superiore: e se tale sondaggista fosse un seguace di Cthulhu?

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      • 14 gennaio 2019 22:34

        questo spiegherebbe molte cose

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      • ignis permalink
        15 gennaio 2019 14:15

        Quindi questo ci autorizzerebbe a seguire tale partito in quanto espressione del male supremo?

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  2. 12 gennaio 2019 13:22

    Il disco è stato acquistato ieri, e adesso lo aspetto in trepidazione.

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  3. ignis permalink
    12 gennaio 2019 13:54

    E del primo album, cosa pensate?

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    • 16 gennaio 2019 17:34

      Mi piace molto anche il primo, era più vario e tradizionalmente death ma preferisco quest’ultimo, anche se, essendo più uniforme e lineare, è “meno lovecraftiano”.

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  4. guido79 permalink
    12 gennaio 2019 16:06

    gentile redazione,
    il cielo sopra r’lyeh, tecnicamente e allo stato corrente, è il Pacifico Meridionale.
    sentitamente e servilmente saluto
    Fhtagn!

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  5. Cattivone permalink
    12 gennaio 2019 19:36

    Sul filone “Death Metal con influenze lovecraftiane” segnalo anche i nostrani Azrath 11.
    Non mi risulta abbiano fatto dischi di recente, ma non ricordo di averne mai sentito parlare su questo blog, se ti capitano per le mani dagli un ascolto.
    PS: Ia! Cthulu! Ia! Ia! Shub Niggurath!

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  6. 12 gennaio 2019 20:51

    Ignis, personalmente penso che entrambi i dischi fin ora ascoltati dal sottoscritto siano validissimi, uno bello come l’altro, forse nel secondo disco l’effetto sorpresa era svanito, ma il tutto è stato sovrastato dalla capacità dalla band tedesca di sfornare un album che suona fresco e potente. Comunque rispondendo alla tua domanda il primo disco dei Sulphur Aeon lo trovo una bomba, con un’ artwork veramente spettacolare…as the sun breaks through the clouds from the oceans they will rise in pulsating slime reborn from slime reborn torn from blackened feverish dreams

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  7. Crisuommolo permalink
    13 gennaio 2019 15:10

    Segnalo anche i Darkside di “Cognitive dissonance”, se qualcuno li ricorda.

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