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GOD DETHRONED – The World Ablaze

5 giugno 2017

I God Dethroned sono uno dei gruppi più sottovalutati dell’ultimo ventennio. Avevano un’impronta classica e piacevano soprattutto a chi aveva ascolti ortodossi ma sfoggiavano un suono loro, riconoscibilissimo e perfettamente incanalato in quel che era diventato il metal estremo a metà anni ’90; un suono quasi inclassificabile, oltre le etichette death, black e thrash. I God Dethroned erano i God Dethroned e basta, e non so quanto questo abbia contribuito a far sì che non raggiungessero un successo commerciale proporzionato al loro talento. Quanto fosse un capolavoro incompreso The Grand Grimoire lo ha già ricordato Roberto su Avere vent’anni. Capolavoro di una discografia con pochissimi punti deboli e almeno un altro discone memorabile, The Lair of the White Worm, del 2004.

L’addio alle scene arrivò nel 2012, dopo nove full, tutti dal “carino, dai” al “quasi sovrumano” (già due anni dopo gli olandesi avrebbero tuttavia ricominciato a fare qualche data ai festival, senza impegno). The World Ablaze, primo album della reunion, appartiene alla categoria del “carino, dai”. Perde il confronto con Under the Sign of the Iron Cross, ultimo lp prima dello scioglimento. I pezzi sono in prevalenza mid-tempo con aperture soliste alla scandinava e meno ritornelli acchiapponi del solito. Non è solo per l’immaginario bellico che un paio di canzoni potrebbero essere descritte come dei Bolt Thrower in salsa svedese. Ora, non è che mi aspettassi un nuovo Bloody Blasphemy, anzi, i God Dethroned hanno scritto cose stupende giocando sui ritmi lenti e la melodia. Qua però la mancanza di qualche brano più tirato e cattivo che faccia salire la tensione si sente. Giusto On the wrong side of the wire riesce a far muovere la testa. Forse non giova che, intorno al lìder maximo Henri Sattler, ci sono ancora una volta ragazzi nuovi al basso e alla seconda chitarra. Il batterista è quello che aveva esordito su Under the Sign of the Iron Cross. Nei gruppi incentrati su un unico membro originale ogni tanto si crea un problema di amalgama. Pensate ai Vader.

Lasciano un minimo il segno anche la title-track e l’iniziale Annihilation crusade, efficace miscellanea dei tanti volti del loro sound. Alcuni dei quali, a ‘sto giro, sono stati sacrificati troppo. Chi, come me, ci era rimasto male dopo lo split ed è ora allietato dalla possibilità di rivedere i God Dethroned dal vivo, lo ascolti comunque. Qualche sussulto della vecchia magia resiste ancora. (Ciccio Russo)

4 commenti leave one →
  1. Crisuommolo permalink
    5 giugno 2017 18:12

    Ciccio, a me piacciono molto anche “Unholy blasphemy” e “Ravenous”. A te?

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  2. fredrik permalink
    5 giugno 2017 23:10

    Non so, a me è piaciuto e l’ho trovato pure più ispirato di Under the Sign of the Iron Cross.
    Molto probabilmente nella mia top 2017.

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