Vai al contenuto

Frattaglie in saldo #37: speciale Spikerot Records

20 ottobre 2018

Siccome organizzare quelli che sono attualmente i due migliori festival italiani (il Frantic e il Tube Cult, altrimenti noto come il Roadburn sull’Adriatico) non gli bastava, l’eroe degli Abruzzi Davide Straccione ha messo su una casa discografica, la Spikerot Records, che si dedicherà inoltre alla riedizione di colonne sonore horror. Le prime quattro release sono però ristampe in vinile di dischi decisamente siderurgici. Ovvero:

BIRDFLESH – Night of the Ultimate Mosh (2002)

Presenza fissa all’Obscene Extreme (prima o poi devo riuscire ad andarci), noti per le liriche demenziali e i loro show a base di travestimenti e goliardate varie, i Birdflesh sono uno dei gruppi più celebri e amati della generazione grindcore venuta fuori a cavallo del nuovo millennio, che proprio in Svezia trovò alcuni dei suoi interpreti migliori. Night of the Ultimate Mosh, classe 2002, è il secondo – e forse migliore – lp di una discografia, come da tradizione, parca di full length e zeppa di ep e split con altri degenerati par loro.Ventitré fulminanti schegge di follia che vedono il trio di Växjö in una veste più cruda e primordiale di quella che indosseranno nei lavori futuri, quando la componente thrashcore prenderà il sopravvento. Qua l’ombra dei vecchi maestri, Napalm Death in primis, è invece ancora piuttosto pesante, al netto di marchi di fabbrica già presenti come i sintetizzatori. Carina la nuova copertina fumettistica, che rimpiazza quella fin troppo do it yourself della versione originale.

DEVANGELIC – Resurrection Denied (2014)

Quando è partita Eucharistic Savagery, sono saltato dalla sedia e sono corso a cercare informazioni su questa band della quale, colpevolmente, non avevo mai sentito nulla. Appena ho scoperto che sono di Roma, non solo mi sono domandato perché diavolo non li conoscessi ma anche perché non li abbia mai beccati dal vivo, giacché vivo nell’Urbe da quasi vent’anni. Suppongo che i Devangelic mi perdoneranno se rimedio affermando che, arrivato a metà dell’ascolto di questo loro debutto (che ha avuto un seguito lo scorso anno con Phlegeton), li avevo già inserito nel pantheon dei miei gruppi brutal death italiani favoriti accanto ai Bloodtruth. Siamo dalle parti di quei gruppi di fine anni ’90-primi 2000 che estremizzarono la lezione dei capostipiti della scena Usa senza ancora arrivare agli eccessi gratuiti di quello che i giovani d’oggi chiamano slam. Grande attenzione per le dinamiche, un growl espressivo e, soprattutto, un tiro pazzesco che mi ha ricordato i migliori Gorgasm. Resurrection Denied non stanca mai: se, come me, non lo avevate mai ascoltato, questa è l’occasione per recuperare.

GUINEAPIG – Bacteria (2014)

E non ho mai visto dal vivo, sebbene siano anch’essi (in parte) romani, nemmeno i Guineapig, dove ritroviamo un paio di ex membri dei Bestial Devastation. Bacteria, pure risalente al 2014, è il loro primo e unico full, dopo il quale è uscito solo uno split ep con i Rompeprop tre anni dopo. Sarà che non è proprio il mio genere ma devo confessare che il dischetto non mi ha fatto impazzire. Goregrind a tema batteriologico, con adorabili titoli quali Pathogen StimulatorDefoliation Bacilli Bomb, e dall’approccio piuttosto moderno, Non siamo lontani da certe produzioni Relapse dello scorso decennio, con i frequenti stacchi in mid-tempo, spesso un po’ troppo simili l’uno all’altro, che ricordano un po’ certi Dying Fetus e un po’ il post-hardcore più ruvido e contiguo al death. Troppo monolitico per i miei gusti ma, se apprezzate queste sonorità, potreste ricavarne un’impressione diversa.

ZIPPO – Ode to Maximum (2006)

Riedizione rimasterizzata con un artwork nuovo di zecca per l’esordio della band dello stesso Straccione (che più tardi ritroveremo al microfono anche negli Shores of Null), allora dedita a uno stoner più classico rispetto alla formule maggiormente moderne e complesse di lavori come l’ultimo After Us, uscito un paio d’anni fa. Sebbene fosse ancora forte l’influenza della prima ondata desert rock degli anni ’90, Ode to Maximum era comunque già assai distante dai due accordi e pedalare dei tanti cloni dei Kyuss che già affollavano la scena. La componente psichedelica è sensibile, le sperimentazioni abbondano già dalle prime battute, con la struttura poco ortodossa di Tsunami Dust e l’interludio fusion di S.n.a.p.r.s.t., cantata in italiano, laddove l’impostazione vocale tradisce un vecchio amore per il grunge che fu. Su The Obelisk potete ascoltare lo streaming integrale. (Ciccio Russo)

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: