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PALLBEARER @Circolo Magnolia, Milano 23.07.2018

24 luglio 2018


Spesso si dice che a Milano è pieno di concerti. Non è esattamente così, perché la maggior parte degli eventi si svolge tra le province di Brescia, Bergamo e Pavia, o in Brianza, e quindi troppe volte finisco per perdermeli perché l’idea di farmi un’ora di strada si abbatte sulla mia fisiologica stanchezza serale. Ci si era persi anche i Primordial l’altro giorno, che suonavano nell’Oltrepò pavese: è stata una scelta sofferta, ma l’istinto di sopravvivenza dopo una giornata di lavoro (e prima di un’altra giornata di lavoro) mi ha consigliato che era meglio rimanere a casa a guardare l’ultima saga di Bleach.

Capirete dunque che i Pallbearer al Magnolia non potevo perdermeli, anche perché già me li ero lasciati scappare quando vennero di spalla ai Paradise Lost. Mi sono venute in mente le stesse considerazioni che mi spinsero ad andare ad un concerto dei Blind Guardian anni fa, un giorno che non mi reggevo in piedi per gli stessi motivi. L’istinto di sopravvivenza deve stare al suo posto in certe circostanze: i Pallbearer non li avevo mai visti, e al Magnolia in una ventina di minuti scarsi ci si arriva. Peraltro i Pallbearer me li fece sentire Ciccio al debutto: all’epoca vivevamo insieme in due stanze eterosessualmente separate, e quando tornavamo dal lavoro ci mettevamo sul divano e passavamo le serate ad ascoltare musica e a disfarci fisicamente per entrare nello spirito della band, diciamo così. Sorrow and Extinction arrivò durante una di queste serate, e mi colpì talmente tanto che non ascoltai altro per un bel po’ di tempo, durante il quale andavo in giro a dire cose tipo “i Pallbearer sono il miglior gruppo del pianeta” e analoghe amenità. Quindi niente storie: sono distrutto e vorrei rimanere a casa a vedere se Kurosaki Ichigo ritroverà finalmente i suoi poteri da shinigami, ma stavolta devo fare il supremo sforzo. Devo farlo per il metallo, per il Valhalla ma soprattutto per me stesso. 

Che poi se c’è un posto dove ci si può godere tranquillamente un concerto è proprio il Magnolia. Palco estivo all’aperto, posti per sedersi sparpagliati ovunque, aria fresca e tanto verde. Non ci ero mai stato, ma è diventato rapidamente uno dei miei posti preferiti. La devono pensare così anche le zanzare, che affollano a sciami la pineta fiondandosi a colpire le nostre epidermidi scoperte come Stuka tedeschi in picchiata su Belgrado. La prima cosa che vedo appena arrivo al botteghino sono due tizi che chiedono lo spray antizanzare grattandosi ovunque. La seconda è grossomodo l’inizio del concerto dei Pallbearer, perché purtroppo mi perdo i Rise Above Dead in apertura e per qualche motivo il quartetto dell’Arkansas comincia con qualche minuto d’anticipo. C’è pochissima gente, giusto qualche decina di persone, e, nonostante loro si meriterebbero di suonare negli stadi pieni con le file di groupie che premono alle porte dei loro camerini come gli zombi di Romero nel centro commerciale, la cosa fa assumere all’evento un carattere di rimpatriata tra vecchi amici.

Un elemento straniante è che non sento odore di marijuana, cosa che non avrei mai immaginato in un concerto all’aperto di un gruppo del genere. Evidentemente sono tutti molto ligi alle regole, a Milano: ma capirete che con simili presupposti è normale che non si sviluppi una scena stoner/doom consistente. C’è un tizio che somiglia molto a Stefano Greco, o quantomeno ad un suo ipotetico cugino grasso; mi viene la tentazione di avvicinarmici e farci amicizia: dato che non posso andare ai concerti con Stefano, potrei quantomeno rimediare con la sua brutta copia. Poi dovrei andare alla ricerca dei sosia di Ciccio, Charles etc, così poi se arriviamo a cinque sosia possiamo organizzare una partita di calcetto tra controfigure.

Non ho ancora parlato del concerto perché è stato fantastico. Suonano un’oretta e mezza prendendo da tutti e tre i dischi, e trovano anche il tempo per Dropout, l’inedito uscito qualche mese fa. I lacrimoni sono stati trattenuti a fatica soprattutto per Foreigner e Given to the Grave, ma è stato tutto molto intenso, e tutto ancora più rallentato rispetto alle versioni su disco. Ho fatto bene a venire. Poi stasera ci sarà tutto il tempo di scoprire se Ichigo ritornerà shinigami o meno. (barg)

5 commenti leave one →
  1. Supermariolino permalink
    24 luglio 2018 22:49

    Ho preso Foundations e ho provato ad ascoltarlo tutto, mi ci sono anche messo d’impegno ma non sono mai arrivato alla fine: solo io li trovo pesi… ehm?

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  2. vito permalink
    25 luglio 2018 07:24

    caro Barg. e’ scientificamente provato che l’ efficenza sul lavoro dura 4/5 ore ( lo verifico tutti i giorni ) quindi nella mia societa’ utopica ci sarebbe tempo e modo per concerti e tanto altro !

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  3. Snaghi permalink
    27 luglio 2018 10:38

    Te l’hanno detto che finisce male e in fretta Bleach vero?

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    • 30 luglio 2018 11:49

      se ti riferisci alla fine della saga degli arrancar, me ne sono accorto, con grande profusione di bestemmie. ora sto guardando l’ultima saga, quella dei fullbring, ma mi sa tanto di riempitivo buttato lì giusto per allungare il brodo.

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      • Snaghi permalink
        31 luglio 2018 23:20

        No dopo i fullbringer (saga mediocre) ne inizia una nuova che inizialmente ti prende un sacco bene e che da delle spiegazioni apparentemente logiche a tanti eventi passati che sembravano non avere senso, poi però a un certo punto chiudono baracca e burattini in tipo 2 volumi così, ammerda, rovinando tutta la buona ripresa che c era stata… cazzo di giapponesi

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