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Avere vent’anni: CURRENT 93 – Soft Black Stars

25 maggio 2018

A Torino, negli anni Novanta, c’era un negozio che si chiamava Officine 23. Era in via Bellezia, una traversa della via Garibaldi dello struscio, ma sufficientemente appartato in quel poco di architettura medievale che la mia città ancora conserva. Era gestito da persone vicini ai Larsen, un gruppo post-rock all’epoca abbastanza rilevante, e vendeva le cose più strambe. Dischi di gruppi mai sentiti, VHS di dubbio gusto e provenienza, libri che al tempo era impensabile trovare in libreria (fu da Officine 23 che comprai, più o meno sedicenne, Lords of Chaos).

Ci finii per caso, e per caso scoprii i Current 93. Ho il netto ricordo di uno scaffale in cui erano esposte, a prezzo decisamente popolare, una serie di musicassette duplicate, con copertine e interni fotocopiati, quando non direttamente colorati a mano. La cosa bizzarra è che quelle cassette contenevano quasi esclusivamente neofolk, rumorismo e mortacci vari, dai Current appunto ai Death in June, Nurse with Wound e un po’ di altri gruppi che al momento non ricordo. La voce che girava è che le cassette fossero prodotte a El Paso, uno storico centro sociale torinese, e se confermate darebbero filo da torcere a chi ancora crede che il neofolk sia un genere più o meno nazista. La cosa sicura è che non costavano davvero niente. Al rimpianto Officine 23, che chiuse qualche anno più tardi, va dato il merito di aver introdotto il sottoscritto e chissà quanti altri ragazzini a un tipo di musica che molto difficilmente avrebbero incontrato altrimenti. Chi c’era si ricorderà dei prezzi stratosferici degli album originali di C93 e DIJ, per via della mania delle edizioni limitate, così come si ricorderà che nessuno dei due gruppi era solito fare concerti. Non esistendo ancora i masterizzatori, almeno a prezzi abbordabili, la divulgazione a prezzo popolare era per noi l’unico mezzo per arrivare a certe idee e certe sonorità. Un commosso grazie fuori tempo massimo è doveroso. 

Da Officine 23 recuperai presto i capitoli principali della discografia dei Current, ma sono sempre rimasto particolarmente legato a Soft Black Stars, probabilmente perché non sono mai riuscito a digerire dischi che suonavano come la catena di montaggio dell’Alfa 33. La difficoltà a reperire informazioni sulla band, l’assenza di testi e libretto aumentavano il mistero di quelle melodie di voce e pianoforte che sì, sembravano parlare d’amore, ma, come il nome della band ti suggeriva, dietro c’era Crowley, con tutto ciò che ne conseguiva. Per anni, pezzi come “A Gothic Love Song”, “Antichrist and Barcodes” e “Chewing on Shadows” (soprattutto la versione acustica) furono una vera e propria ossessione, culminata, nel 2005, in uno degli allora rarissimi concerti dei Current al Teatro Juvarra di Torino, dove avrei potuto andare a piedi da casa, se solo non mi fossi trovato in un altro Paese e avessi deciso di non avere i soldi per un rientro fuori programma. Inutile dire che fu una delle poche cose di cui mi pento ancora oggi, e la registrazione amatoriale che qualche anima pia (o sadica, secondo i punti di vista) mise su Soulseek il giorno dopo il concerto non aiutò le cose.

Vent’anni dopo, mi riesce difficile scrivere qualcosa di nuovo e sensato su questo disco, per la semplice ragione che non ho mai smesso di ascoltarlo, e, per dire una banalità, ci sono cresciuto insieme. Occorre comunque evitare piagnistei, e quindi mi permetto soltanto di suggerire un’operazione artigianale e amatoriale almeno allo stesso livello di Officine 23. Una minuscola casa editrice, l’estone Terentyev Music Publishing, ha recentemente pubblicato lo spartito completo per voce e pianoforte di tutto l’album, corredato da una bella introduzione di David Tibet. A questo link lo trovate in versione digitale, a un prezzo ridicolo a fronte dell’impegno profuso (a quanto ho capito, gli spartiti sono stati tutti trascritti ad orecchio dal disco, dato che l’album fu più o meno frutto di un weekend di improvvisazione). Suonare quei pezzi al pianoforte, finalmente in prima persona, è stato per me il modo più bello per ritrovare Soft Black Stars a vent’anni di distanza.

4 commenti leave one →
  1. vito permalink
    27 maggio 2018 11:40

    era dal 1988 che non sentivo il “fruscio” all’ inizio di un pezzo ! mi piacciono sembrano usciti dritti dall’ appartamento di Andy Warhol.

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  2. ignis permalink
    28 maggio 2018 23:13

    Rammento bene quel mitico negozio, grazie per averlo ricordato! Io ci comprai il libro “Misery and Purity”. E molte altre cose… Sì, le cassette erano ‘prodotte’ da un tizio del giro di El Paso. Una volta, mentre guardavo i vinili, mi girai e trovai il gestore che stava provando una sorta di strumento sado-maso! I Death In June suonarono a Torino (alla Lega dei Furiosi, Murazzi) il 31 maggio 1997. Un gran concerto! Non apprezzai molto il concerto (in verità del 2004) dei C93 di cui parli (e altri concerti torinesi), ma io ho sempre preferito Douglas a Tibet… Forse, in verità, non lo apprezzai perché cercai di entrare senza pagare per gli ultimi due pezzi… Un tizio dell’organizzazione si mise a insultarmi all’uscita, ma venni salvato da un membro degli Ain Soph e da un suo amico… Ci tornai, comunque, nel 2005 per un altro grande concerto torinese: Blood Axis. Grande Giuliano! Torino è sempre stata piena di fermenti underground. Grandi ricordi e grande nostalgia…

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  3. El Baluba permalink
    29 maggio 2018 10:47

    mi cospargo il capo di cenere…ho sempre snobbato per il qualche motivo i C93, preferendone di gran lunga i Death In June. Sono andato a sentirmi questo disco in seguito a questa recensione e me ne sono subito innamorato…veramente fantastico, c’è un mood davvero incredibile…per approfondire la band che altro mi consigliate?

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    • ignis permalink
      29 maggio 2018 15:18

      Ti consiglierei gli album che vedono coinvolto Douglas P. o che, in qualche modo, risentono della sua influenza. Su tutti, forse: Thunder Perfect Mind.

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