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In Mourning // Clouds // Antarktis // Ars onirica @Monk, Roma 06.05.2018

8 maggio 2018

Non vi preoccupate e non disperatevi: la mia puntualità è durata solo un concerto (l’ultimo, quello dei Soviet Soviet). Già alla A Night of Doom and Death in Rome organizzata dalla Dark Veil Productions sono arrivato in leggero ritardo, sempre per i miei problemi con la lettura delle informazioni e delle discussioni degli eventi Facebook. Quindi, purtroppo, mi sono perso gli Ars onirica, unica band italiana della serata, la quale ha all’attivo un solo demo del 2004. Il chitarrista Alessandro Sforza ha però deciso di riesumare il progetto questo stesso anno e immagino che questo concerto sia uno dei primi passi verso la ripresa delle attività musicali. Aspettiamo con ansia di ascoltare il primo full-length per sentire il loro mix di black, death e doom in salsa scandinava.

Per fortuna riesco a non perdermi gli Antarktis, di cui ho scoperto l’esistenza solo grazie a questo concerto. Avendo pubblicato solo un album, Ildlaante, sono riuscito ad ascoltarli prima della serata e le mie aspettative erano molto alte. Il post-metal è un genere che apprezzo sempre e che, secondo me, dal vivo riesce a dare una carica ancora maggiore di quella che dà su disco. Gli Antarktis sono stati fondati da due chitarristi degli In Mourning, uno dei quali è Tobias Netzell, lo stesso che ha collaborato con gli October Tide su A Thin Shell. Ad ogni modo, le loro sonorità si rifanno molto a quelle dei Cult of Luna e dei primi Neurosis, ai quali aggiungono però un senso per la melodia che sembra impossibile non avere se vieni dalla Svezia. La loro esibizione inoltre è pressoché perfetta, con un’ottima equalizzazione nonostante il muro sonoro che creano e le tre voci che si alternano. 

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Non si può dire la stessa cosa, loro malgrado, dei Clouds, formazione che riunisce musicisti più o meno da tutta Europa: il volume della voce era troppo alto e quello della chitarra solista troppo basso. La loro musica è una sorta di gothic metal o death doom molto atmosferico, solo che manca di quella dinamicità che avevano per esempio i pionieri inglesi del genere ed è tanto lento da essere quasi funeral. E qua riconfermo più o meno quello che ho pensato dopo l’ultima edizione del Romaobscura: il funeral doom non è un genere veramente adatto ad essere fruito dal vivo. È un’esperienza da fare, questo sì, anche solo per raccontarla ai nipoti in caso riuscissi a convertirli al verbo del Metallo, ma con moderazione.

La cosa veramente assurda e di cui non mi capacito è che il pubblico era molto più numeroso durante il concerto dei Clouds che durante quello successivo degli In Mourning. Il gruppo svedese non sarà certo un nome grosso del genere, ma a giudicare dagli umori generali della critica online mi era sembrato che tutto sommato fossero stati apprezzati. C’è da dire che forse pagano la poca costanza in studio – i primi tre album a distanza di due anni l’uno dall’altro fino a The Weight of Oceans nel 2012, dopodiché solo Afterglow nel 2016 – ma ciò non riesce comunque a spiegare come un gruppo internazionale e giovane quale i Clouds (e che in quanto tale avrà sicuramente una risicata attività live) sia riuscito a riempire maggiormente la sala del Monk. Fatto sta che così almeno sono riuscito ad arrivare in seconda fila e mi sono esaltato quando ho visto Daniel Liljekvist (batterista dei Katatonia fino a Dead End Kings e Dethroned & Uncrowned e ora negli In Mourning) indossare una maglia dei Junius come me – sarà anche per lui un ricordo dal tour col gruppo di Boston. Per quanto riguarda la musica posso dirvi che, nonostante la scenografia lo facesse sembrare un tour di supporto ad Afterglow, in realtà l’album più rappresentato nella scaletta è stato The Weight of Oceans, con l’aggiunta di due canzoni a testa da Monolith (loro album che preferisco) e Shrouded Divine. L’equalizzazione e il sound non sono ai livelli degli Antarktis, vera sorpresa della serata, ma un po’ di caos è anche comprensibile con tre chitarre che a volte suonano tre giri diversi e con altrettante voci che si alternano. Ciononostante credo che, se potessi, li rivedrei anche domani. (Edoardo Giardina)

Scaletta In Mourning:

The Call to Orion
The Smoke
Below Rise to the Above
A Vow to Conquer the Ocean
Sirens
Voyage of a Wavering Mind
Amnesia
From a Tidal Sleep
Fire and Ocean
Wity You Came Silence
The Black Lodge
Colossus

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