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IN MOURNING – The Weight of Oceans (Spinefarm)

29 Mag 2012

Il tipico gruppo che o lo ami o lo odi. A uno che adora le derivazioni dai generi principali The Weight of Oceans piacerà moltissimo. È limpido come le cristalline acque di un ruscello montano che pur essendo  il tutto molto pretenzioso ci troviamo di fronte ad un signor disco ma appare anche torbido come quelle del biondo Tevere l’obiettivo di tanta ricercata astrusità che non sia il semplice “tirarsela a bestia”. Mi sentirei in dovere di fare una più estesa e ponderosa RAGIUNATA sul death svedese, sulle sue origini, evoluzione e finalità; qualche tempo fa avevate animato una conversazione a dir poco interessante e da allora puntualmente mi riprometto di provare a tirare le fila del discorso solo che ogni volta che mi cimento nell’impresa mi prende lo sconforto per le troppe cose che vi sarebbero da dire, scrivo tre pagine e poi le cestino. Dunque mi limiterò ad un commento sui qui presenti In Mourning. Il terzo capitolo degli svedesi è doppiamente derivativo; primo perché è fortemente e dichiaratamente progressive; secondo è anacronistico. Ora detto questo, se non vi garbavano certe sperimentazioni e pensavate che gli Opeth non fossero nient’altro che un “vorrei-ma-non-posso” lasciate perdere perché TWoO non vi farà che incazzare ulteriormente. Se invece avete amato e lodato questo sotto-genere musicale in tutte le sue forme e manifestazioni vi andrà giù anche la pesante impronta proggy con tutte le sue contraddizioni in termini e divagazioni apparentemente insensate ma che acquisiscono molto senso invece se le si contestualizza al di fuori del death metal che, in quanto tale, non ha una bella ceppa da concettualizzare se non il diritto/dovere di spaccare e basta senza tante pippe mentali. Ecco infine trovata la giusta chiave di lettura: la pippa mentale. Se dunque quest’ultimo concetto vi è familiare allora e solo allora riuscirete ad apprezzare il disco per quello che è. Poco growl e distorsione, pochissime sfuriate di efferatezza death in senso stretto, molte chitarre e voci pulite, melodie anche soft ma che mai scadono nelle classiche ballatone svenevoli, momenti di profondo intimismo, ineluttabili accenni doomy, ponti e passaggi intellettualistici e dalle spallucce vittimiste tipicamente progressive, suoni volutamente freddi, distaccati e poco coinvolgenti; insomma una invidiabile, sana ed incondizionata spocchia. È vero, tutti questi se e distinguo da soli bastano a capire cosa ci si trova di fronte. Ad ogni modo questi ultimi In Mourning andranno di lusso a quei metallari raffinati che negli anni ’90 si trastullavano con roba tipo gli Edge Of Sanity e che a tutt’oggi non sono ancora stati capaci di elaborare il lutto del death svedese. Vecchi bavosi e nostalgici inconsolabili, la prossima volta che andrete al cinema Nuovo Sacher a guardare l’ennesimo lungometraggio slovacco in bianco e nero coi sottotitoli in francese potrete farlo ostentando sotto al braccio, in alternativa alla solita copia del Manifesto, una copia di The Weight of Oceans. Ovviamente in vinile. Premio della critica per la copertina più bella del 2012. (Charles)

22 commenti leave one →
  1. 29 Mag 2012 19:35

    Ehhh ma gli Edge Of Sanity erano veramente una gran cosa.. io continuo ancora a versare lacrime di gioia per dischi tipo ‘The Spectral Sorrows’.

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    • fredrik permalink
      29 Mag 2012 23:24

      mi sa che è proprio roba per me.
      io trasudo miasmi invece per purgatory afterglow (e degli opeth solamente orchid: va bene la spocchia, ma a tutto c’è un limite!)

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  2. 30 Mag 2012 00:01

    Secondo me invece l’ultimo dei Barren Earth ha trovato un buon concorrente per il premio copertina-pattume! :D

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  3. 30 Mag 2012 00:04

    cazzo qual’era quel racconto terrificante di Lovecraft dove la cosa, la forza, non so che, trascinava tutti a fondo del mare senza che si potesse farci niente e il protagonista racconta di come le vittime si giravano spettrali e in preda all’orrore mentre impotenti andavano incontro alla morte certa? la copertina con quella specie di Cthulhu che spunta dal mare me lo ha fatto tornare alla mente ma chissà che fine ha fatto il libro…

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    • 30 Mag 2012 02:31

      oddio, non è ‘la maschera di innsmouth’?

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      • 30 Mag 2012 08:37

        trovato!! no, Barg era una cosa più corta ma mi ricordo che mi fece un’impressione la prima volta allucinante:

        http://www.isidarap.com/2011/10/30/h-p-lovecraft-lorrore-di-martins-beach/

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      • 30 Mag 2012 12:49

        bisogna che mi rilegga tutto lovecraft daccapo, una volta ogni 7-8 anni va fatto.

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      • 30 Mag 2012 13:58

        Dannazione, lo avevo rimosso, era tra quelli scritti in collaborazione, che comunque comprendono perle assolute come ‘La maledizione di Yig’ e ‘Il tumulo’. Ogni 7-8 anni tutto Lovecraft va riletto sì…

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      • 30 Mag 2012 14:12

        Io sono in procinto di comprare il Mammuth che raccoglie TUTTO, ma proprio tutto di Lovecraft. Anche perché recuperarlo è difficile, sia le edizioni Mondadori che quelle Newton-Compton sono incomplete o comunque vai a spendere un bordello di soldi dietro a mille libri, il Mammuth invece raccoglie tutto e il costo è alla fine irrisorio. L’ho fatto già per Poe e vi consiglio di fare lo stesso per Lovecraft.

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      • 30 Mag 2012 14:57

        io odio i mammuth. non te li puoi portare in giro, sono scomodi, pesantissimi, si sfaldano come nulla. io ho il vecchio cofanetto della newton compton, 24.500 lire, i libri si sfaldano uguale ma almeno te li puoi portare in metro.

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      • 30 Mag 2012 14:26

        Il Mammuth della Newton? Eh, quelli sì che sono oggetti di culto. Io ho l’edizione in quattro tomi della Mondadori ma mi sono dovuto comprare uno dei 5 volumi della Newton perché c’erano i ‘Fungi from Yuggoth’. Sulla completezza o incompletezza il dibattito è un po’ complesso perché si basa sull’attribuzione o meno a Lovecraft di determinati racconti scritti in collaborazione. Ad esempio, ‘La finestra sulla soffitta’, se non erro, è considerato da S.T.Joshi scritto al 100% da August Derleth, nell’edizione Newton c’è, in quella Mondadori no

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  4. 30 Mag 2012 17:58

    Eh lo so, sulla portabilità del Mammuth hai pienamente ragione, è scomodo da portare in giro, però dai non si sfaldano così facilmente come quella famosa edizione di Le cronache del ghiaccio e del fuoco, quella si che è una merda totale. Però conta che io Poe me lo sono portato a casa con 12 euro (tutti i racconti, le poesie, Gordon Pymm e pure la tragedia incompleta su Poliziano). Qua comunque c’è una bella panoramica delle due edizioni http://www.francescobrandoli.eu/Lovecraft.htm, se ti fai due conti sicuro vai a spendere di più dei 24 euro del Mammuth, perdo di comodità ma recupero soldi che posso investire in 1) le ristampe dell’opera omnia di Philip K. Dick 2) le costosissime edizioni Adelphi dei libri di Burroughs (ancora non ho capito perché costano tanto) 3) Tutto quello che riesco a reperire di Douglas Adams. Scusate la parentesi.

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  5. 30 Mag 2012 23:12

    più che altro Lovecraft aveva una idea un pò tutta sua di “revisionare i testi” e questo crea un pò di casini con l’attribuzione di alcune cose…sui vecchi Newton & Compton c’era sempre l’intoduzione di Gianni Pilo che diceva qualcosina su come era nato qualcosa di un pò dubbio e più o meno mi sono sempre fidato per due motivi:-non conoscevo altre edizioni-i Newton costavano tre soldi tre e li trovavo dovunque, addirittura “…Kadath” e “Le montagne della follia” li comprai ad un supermercato vicino la metro S.Paolo…effettivamente prima o poi un opera omnia in libreria ci vorrebbe, chissà che in lingua originale non esista qualcosa (vabbè che con il mio inglese da terza media non so quanto durerei…). Qualcuno ha mai letto il saggio di Michel Houellebecq sul Solitario? Com’è?

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  6. G.L. permalink
    31 Mag 2012 12:34

    Mondadori ha ristampato i 4 volumi lovecraftiani da poco, si dovrebbero trovare facilmente. E sono i migliori, se non altro per il discorso dell’attribuzione.

    Il saggio di Houellebecq… beh… è interessante. Parla di Houellebecq però che con la scusa di parlare di HPL parla di… Houellebecq :-)

    Ftgah!

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  7. MorphineChild permalink
    31 Mag 2012 21:09

    l’edizione newton compton in cofanetto mi venne regalata ad un compleanno, e sto ancora ringraziando i miei amici.

    la rilettura è d’obbligo, ma non scorderò mai la prima. il senso di inquietudine e di orrore cosmico non mi fece chiudere occhio quella notte. principale colpevole fu “Colui che sussurrava nelle tenebre”, ma anche “Il colore venuto dallo spazio”… sublime!

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  8. Nervi permalink
    1 giugno 2012 19:12

    Effettivamente il Mammuth di HPL è scomodissimo, sopratutto per chi come me legge la maggior parte dei libri al cesso (ma questo non lo dico a chi presto e a chi mi presta i libri :) ) o a letto.

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