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Skunk Jukebox: summer of her heart

20 luglio 2016

fish

Cari amici della pesca d’altura, spero di trovarvi già sulle italiche spiagge a crogiolarvi inutilmente al sole, invece che a sudare altrettanto inutilmente sui rispettivi luoghi di lavoro e studio, come fa il sottoscritto. Per me l’estate non arriva ufficialmente col caldo ma quando mi riparte puntuale la fissa per Butterflies, un EP di sei tracce uscito addirittura sedici anni fa, une delle quali, la mia preferita, dà il titolo a questa puntata di Skunk Jukebox. Erano gli anni ’00, andavo all’università (tradotto: non facevo un cazzo dalla mattina alla sera) ed ero ancora in discreta fissa con l’indie, quindi sempre ben disposto verso il rock melodico e sempliciotto. Passai quell’estate e molte delle successive in compagnia di quell’EP, ma anche di Superheat [play], il live per eccellenza dei The Gathering, il cui titolo ispira grandi sudate. Il gruppo in questione si chiamava Diabolique e, forse qualcuno lo ricorderà, era il progetto goticone di Kristian Wåhlin: In july all we would do/ Watch the stars burning too/ She said “this summer my heart belongs to you” e scattava la rivista patinata sotto all’ombrellone, usciva la fetta di cocco e soprattutto sbocciava l’amore estivo per una tizia random [play]. Parlando di Kristian Wåhlin è impossibile non pensare alle centinaia di copertine memorabili uscite dalla sua matita.

dfUna delle sue ultime opere (non ridete, che se non è artista lui non saprei proprio a chi attribuire tale titolo) gli è stata commissionata dai DARK FUNERAL. Ciò che penso riguardo al gruppo l’ho già detto qui, quindi non mi ripeterò; non ero nemmeno intenzionato ad ascoltare Where Shadows Forever Reign date le ben poco emozionanti anteprime. Poi vedo che la copertina è bellissima ed è subito [play]. Poco o nulla mi fregava dell’uscita dalla band del noto latinista Caligula, meno ancora del fatto che il nuovo cantante fosse un certo Heljarmadr, il quale però canta meglio dell’altro e dà a un disco sostanzialmente piatto un minimo di carattere. Che poi, la carenza di carattere è sempre stato il difetto che ho maggiormente riscontrato negli svedesi. Quindi, nel complesso, meh ma neanche troppo. Ps. per i collezionisti di informazioni inutili, si comunica che Necrolord fu anche l’autore della copertina di The Secrets of the Black Arts. E comunque c’è piattume e piattume.

cgAnche l’ultimo dei CIRITH GORGOR, altro gruppazzo black metal che a definirlo marginale non credo si offenderà qualcuno, probabilmente non lo ascolterò mai più in vita mia però a differenza di quei signori sopra, qui si sente Satana. Che poi, il fatto che si senta Satana dovrebbe essere un po’ il cuore di tutta la faccenda, no? Ebbene, in Visions of Exalted Lucifer [play] continuano a pestare come dei fabbri ferrai menando caraccate di rovescio come se non ci fosse un domani con la consueta violenza di sempre, ottemperando a quanto dichiarato nel titolo del disco e chiarendo un po’ a tutti cosa si debba intendere col concetto di ‘prendere una posizione definitiva’.

imGli IN MOURNING dovrebbero prendere lezioni dagli olandesi qui sopra e fare pace col suddetto concetto, perché se hai deciso che il death metal melodico svedese è la tua connotazione principale, il progressive la tua aspirazione, l’immaginario lovecraftiano la tua estetica, ne dovrebbe conseguire: A) una bomba a mano di disco per far minimamente fronte a dei referenti di così alto lignaggio e non deludere le aspettative dei fan; B) una sana spocchia di grillina memoria (intesa come quella del Marchese del Grillo, non dell’altro omonimo) che sennò non ti crede nessuno; C) un gran manico nell’uso degli strumenti appositi; D) mischiare le tre cose invece che perderti dei pezzi per strada perché, forse, nel disco precedente avevi fatto il passo più lungo della gamba e ora i conti non tornano. In Afterglow [play] ho riscontrato solo il 50% di quanto minuziosamente elencato, quindi meh a tutto tondo.

mPassiamo oltre e andiamo a MESSA. Qui l’estetica (bellissima la copertina in bianco e nero del campanile sommerso nel Lago di Resia, nel profondo nord d’Italia), il carattere in Old English Text e il moniker lascerebbero pensare ad un album di black metal primordiale e invece neanche lontanamente. Belfry [play], disco d’esordio dei veneti, è stato giustamente incensato sui siti specializzati e non. L’ambient drone doom strafattone con una donna alla voce è quanto di più confacente ci sia a questo periodo di calore intenso ed ascelle sudicciose. Sinceramente parlando, per quanto lo abbia apprezzato, non ne sono uscito pazzo, ma do la colpa all’offerta che in questo genere è diventata troppo superiore alla domanda, coi relativi risvolti macroeconomici sui gusti. Li terremo sicuramente d’occhio.

misChiudiamo in scioltezza coi norvegesi MISTUR, band che si propone teoricamente ai fan più fedeli del viking metal ma che di fatto può piacere anche a chi il genere non lo bazzica poi tanto. Ne avevo sentito dire benissimo ma spesso le lodi sono ingiustificate. In Memoriam [play] è un album dignitosissimo che però non si piazza nemmeno nel punto più basso della playlist di fine anno a causa di un effetto del già sentito preponderante, che non me li fa inquadrare né tra gli emulatori tout court, né tra gli interpreti di nuove soluzioni. Il disco in sé non fa una grinza, ha un bel ritmo complessivo che non ti cala mai la palpebra, il cantante ha una discreta canna, le chitarre sono maideniane al punto giusto, ma c’è qualcosa che ancora non mi convince. Si pongono in una terra di mezzo circondata da acque tiepidine e, insomma, se proprio mi devo bagnare le chiappe vado a farmi un bagnetto ghiacciato e corroborante insieme ai Moonsorrow [play]. (Charles)

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  1. fredrik permalink
    20 luglio 2016 12:33

    a me il nuovo dark funeral è piaciuto e pure parecchio… meglio dei precedenti senza dubbio. volevo più latino, ma non si può avere tutto.
    comunque l’estate deve portare un disco metaltamarro, tipo i blood stain child di epsilon, i semargl o i deathstars… altrimenti non è estate!

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