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Pipponi: OPETH – Sorceress

28 settembre 2016

opethsorceressfinalcdPer un breve periodo gli Opeth rientravano tra i gruppi preferiti di molti metallari. Poi c’è stato un lungo periodo nel quale piacevano perlopiù alle lolitas col piercing al labbro, agli emo-froci di Piazza del Popolo, ai giovani fan degli ultimi Metallica e, in generale, a gente che non ci capiva un cazzo di musica, men che meno di metal, ma che si spacciava da fine sommelier della merda dicendo frasi definitive e altisonanti in merito a Deliverance e Damnation e le verità universali in essi serbate. Personalmente gli svedesi non mi hanno mai fatto impazzire, infatti non ho avvertito l’esigenza di dire la mia nemmeno sui primi due dischi, dei quali abbiamo celebrato il ventennale su questi poderosi schermi (qui e qua). Forse giusto My Arms, Your Hearse mi piacque tanto, ma credo più perché coevo al mio reale avvicinamento a loro che per motivi diciamo artistici, dopodiché li ho semplicemente ignorati per moltissimi anni per recuperare quanto fatto molto avanti con l’età e scoprire che non era proprio tutta merda. Infine, e siamo ad oggi, è iniziata la fase finale a partire dalla quale ho iniziato veramente a farmeli piacere, principiando proprio da quell’Heritage che tanti insulti ha ricevuto un po’ da tutti, sia dai primigeni fan metallari, sia dagli emo-imbecilli e restante circo Barnum del disagio post-adolescenziale mai superato. Questa è la fase che alcuni detrattori definiscono ‘del kebab’, per via delle sonorità orientali inserite qui e là, che mi fa sempre tanto ridere ma che non corrisponde a verità. Diciamo, più puntualmente e utilizzando l’appropriata terminologia tennica, che questa è la fase dei pipponi, dei pipponi progressive rock nello specifico.

Con questo termine altamente tecnico non voglio dare alcun giudizio di valore perché, ad esempio, a me piacciono più nella fase dei pipponi che in quelle precedenti, tranne nel caso di Pale Communion in cui Akerfeldt ha perso per un attimo il senso della misura e dai virtuosismi progressive è passato al puro onanismo citazionistico autocompiaciuto, rovesciandosi litri e litri del suo stesso sperma in faccia dicendo uuh quanto è doce, cioè lo stadio finale e più deteriore dei pipponi. Prima che assistiate al solito bailamme di fazioni, da una parte gli eredi dei metallari intolleranti che continueranno a dirvi che si stava meglio quando si stava peggio, dall’altra gli ormai ex-giovini medalz che si lamenteranno perché si è perso il senso del magico, in aggiunta a quelli che fino a due giorni fa sentivano solo Radio Deejay e adesso si definiscono metallari perché fan degli Opeth, prima di tutto ciò e di prendere le vostre brave posizioni di principio, fatevi una semplice domanda: vi piace o meno il rock progressivo degli anni ’70? Se la risposta è sì, allora ascoltatevi Sorceress perché potrebbe piacervi anche questo. Se la risposta è no, il consiglio è di passare molto agilmente ad altro. Pace & bene. (Charles)

11 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    28 settembre 2016 13:12

    mollati dopo orchid senza troppi rimpianti. rock progressivo a piccolissime dosi, come i superalcolici dopo i 40.

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  2. Fanta permalink
    28 settembre 2016 14:19

    Punto di vista rispettabile e argomentato bene, il tuo. Ti dico la mia: diversamente da te ho sempre seguito gli Opeth sin dall’esordio (bellissimo) del ’94, quindi ho comprato in “tempo reale” i loro dischi sino a Watershed o come minchia si chiama. Trovo, trovavo gli Opeth primigeni grandiosi perché entro la loro matrice death svedese (si capiva che facevano parte di un movimento culturale che partiva dagli At the Gates, dagli Edge of Sanity ma anche dall’europeizzazione del death americano) riuscivano a integrare derive progressive molto interessanti. Cazzo erano una bomba di strumentalità al servizio di emozioni. Avevano identità, similitudini nella weltanschauung di un certo nuovo modo di concepire il metal estremo (progressivizzato) ma anche una quota significativa di unicità. Poi sino diventati un’altra cazzo di cosa: un altro campo da gioco, un altro campionato e un altro sport, proprio…Ora, io non ho un cazzo contro chi riparte dagli anni 70 pari pari…ma qui il punto è ci sei arrivato epurando drasticamente tutto l’altro pezzo (importante e integrato) della tua fottuta identità musicale.
    E quello che fai lo fai così così… Perlopiù.
    Beh…fanculo a sto punto mi prendo l’ultimo dei Marillion…che l’identità dopo diciotto dischi l’hanno conservata e quello che fanno è ancora maledettamente bello e accattivante.

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  3. weareblind permalink
    28 settembre 2016 21:05

    Mah, mai sentiti… per fortuna.

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  4. ignis permalink
    29 settembre 2016 13:52

    Se i gruppi cambiassero nome quando cambiano genere, non avremmo certi problemi…

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  5. rain chaos permalink
    29 settembre 2016 22:50

    Cioè hanno iniziato a piacerti quando hanno iniziato a fare dischi di merda? Grandissimo! :-) Punto di vista originale…chi dice che per fortuna non li ha mai sentiti si perde della buona musica, ma che lo dico a fare

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  6. Pepato permalink
    30 settembre 2016 20:34

    Gli Opeth hanno intessuto un capolavoro dopo l’altro (Still Life e Blackwater Park il loro apice). Poi da Watershed in poi sono impazziti, ma non vedere che Heritage è la naturale evoluzione di tutta la loro carriera mi sembra un po’ miope. Non hanno mai fatto un disco uguale all’altro, e questo è un merito che possono vantare solo i più grandi. Poi è ovvio che a chi piacciono i Running Wild questo genere di band è un po’ difficile da digerire, sono gusti, ci mancherebbe… Il loro prog è derivativo e sicuramente meno originale e interessante delle cose fatte prima. Ma è meglio una band che si perde a cercare cose diverse, che una band che si ferma a fare la stessa cosa fino alla nausea (cough cough Iron cough Maiden cough).

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