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Il super-gruppo (di WhatsApp): SOEN – Lykaia

2 marzo 2017

soenlykaiacdAgli albori della loro carriera i Soen avevano creato un’eccitazione assurda. Almeno per quanto riguarda il sottoscritto: un bassista metallaro che di Steve Di Giorgio si sarebbe ascoltato qualsiasi cosa, anche le bestemmie dei messaggi vocali inviati nel gruppo WhatsApp per organizzare le partite di calcetto. In realtà WhatsApp non esisteva, ma MySpace non aveva un piede nella fossa e i gruppi come i Soen lo usavano ancora come trampolino di lancio.

Passando ad un altro sito, su Wikipedia c’è pure chi si ostina a chiamarli super-gruppo. Probabilmente neanche la compresenza sul debutto del super-bassista americano e dell’ex Opeth e Amon Amarth Martin Lopez poteva giustificare tale definizione. Oltretutto Di Giorgio ha abbandonato quasi subito, e su Lykaia l’unico musicista veramente famoso rimane il batterista svedese. Ad ogni modo, la sostanza cambia poco e i riferimenti dell’ultimo album rimangono sempre i già citati Opeth e i Tool. Probabilmente di recente il gruppo di Åkerfeldt ha assunto più peso rispetto a quello di Maynard Keenan. Fatto sta, comunque, che già solo alla prima canzone si può sentire prima un’introduzione molto opethiana, seguita da una strofa tooliana, per poi ripartire con un ritornello che potrebbe essere tranquillamente uscito da Still Life. E Sectarian è comunque una delle migliori tracce dell’album. Per il resto si alternano momenti in cui le influenze sono lampanti ma tutto sommato piacevoli, a canzoni come Lucidity, verosimilmente uno degli scarti di My Arms, Your Hearse. A costo di risultare pedante, dopo essermi beccato del fine arabista da Ciccio non posso non fare una breve chiosa su Jinn, canzone dalle atmosfere rallentate e decadenti. I jinn (che dovrebbero aver dato il titolo anche a Djinn dei Melechesh) rappresentano nella cultura araba delle specie di diavoletti solitamente malefici. Solo in questo modo riesco a spiegarmi le melodie orientaleggianti, altrimenti totalmente fuori contesto. O forse è semplicemente perché fanno figo.

Dopo l’inspiegabile sold out al Traffic – soprattutto considerando il modestissimo Tellurian – i Soen non potevano esimersi dal pubblicare un altro album mediocre e derivativo. Gli svedesi sono così passati dall’essere il miglior ripiego per chi aspettava il nuovo album dei Tool, a essere epigoni degli Opeth. Ovviamente si intende del periodo precedente a quando loro stessi si sarebbero trasformati in epigoni del prog rock anni ’70. Che poi le migliori canzoni che i Soen sono riusciti a tirare fuori sono proprio quelle in cui uniscono meglio queste due influenze. E se magari cominciassero a farlo con costanza ne potrebbe anche uscire qualcosa di interessante; ma non è ancora questo l’album.

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