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Il ritorno di gente in cui non ho mai creduto: WITCHERY – I Am Legion

17 dicembre 2017

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Penso di essere uno dei pochi a conoscere un autentico die-hard fan dei Witchery. Questo mio vecchio amico si incazzava come una bestia se glieli toccavi, e naturalmente io lo facevo apposta, smontandoli come se avessero semplicemente sbagliato tutto. A dire il vero li ho sempre trovati buffi, genuini ma anche un po’ superflui, e nella triade che inaugurava la loro discografia era forse l’album di cover quello che, con un classico degli Accept in apertura, avevo ascoltato più a lungo. Il che la dice lunga. Poi gli è successo qualcosa, nel senso che invecchiare non è per forza di cose un male, anche se il costo da pagare è andare parzialmente contro le proprie origini: se inizialmente alcuni di loro avevano rimesso insieme i cocci uscendo da una band – i Satanic Slaughter – prendendosi però alla leggera e mixando speed metal con cose ancor più classiche, a partire da Symphony For The Devil i suoni si erano fatti più corposi, la voce più cupa e i toni decisamente seriosi rispetto agli esordi scanzonati (in cui erano comunque inferiori rispetto ai sottovalutati Nocturnal Breed che, rispetto a loro, non si avviavano verso la firma con Century Media). Sensazione accentuata man mano che si andava avanti, specie mettendo al microfono Legion – sì, proprio quello dei Marduk – in occasione di Witchkrieg. Ma soprattutto, il gruppo aveva dimostrato di saperci fare anche rallentando i tempi.

Poi all’ improvviso, fra una lunga pausa e un’altra – poiché qua dentro ci sono persone che suonano con gli Arch Enemy e i The Haunted, e non gente che non fa un cazzo dalla mattina alla sera – lo scorso anno se ne sono ritornati con quello che definirei senza troppi problemi il loro miglior disco, In His Infernal Majesty’s Service (che suona come una ditta che ripara caldaie aperta di recente da Ville Valo per potersi permettere di pagare la cena a qualche zoccola). Forse lo metto a pari merito con Dead, Hot And Ready ma insomma, siamo lì. 

Il lavoro del 2016 liberava i Witchery dal downtuning e da quella pesantezza a tutti i costi di cui si erano addobbati inappropriatamente nel corso degli anni, e cazzo se suonava bene – sostituendo pure l’attuale batterista degli Opeth con un tizio che francamente non conoscevo, ma che è passato dai Carnal Forge risultando decisamente più idoneo alla situazione. Una volta che hai tracciato la linea guida dovresti scomparire per altri sei anni e poi tornare per far vedere che hai fatto i compiti per casa, e invece no: travolti dall’entusiasmo, i Witchery compongono subito qualcosa di inedito e stravolgono di nuovo le carte in tavola. Se nel passato lavoro Zoroast rappresentava la tipica canzone rockeggiante, e The Burning Of Salem il modello slayeriano da non trascurare, qua si vira nettamente su un impianto più estremo ed in cui i mid-tempo fanno da padrone. Sentire True North per credere: lo spirito leggero della band è scomparso e nelle parti veloci si intravede addirittura l’hardcore di Amun-Ra. A Faustian Deal è messa lì come per farci credere che i Satyricon di oggi siano un modello da seguire, ma è grazie alla violenta Seraphic Terror e alla conclusiva The Alchemist che, giocando in casa, vengono battuti i colpi migliori.

Tralasciando la pletora di guest che compaiono anche qua sopra, per il resto i Witchery tendono ad assomigliare sempre di più ad gruppo di black metal moderno, per intenderci di quello che fino alla comparsa di un chitarrista come Blasphemer – di cui abbiamo già parlato di recente – era difficile anche solo accennare; quindi dissonanze e cenni di thrash e death metal, senza che si esca definitivamente dai ranghi e che la velocità risulti del tutto necessaria. Se li preferivate all’acqua di rose e devoti agli anni ’80, tenetevi alla larga da I Am Legion… altrimenti avrete a che fare con un album discreto. Ma se vedete in giro il mio amico Sciadi, ditegli pure che è una merda e che i Goatwhore vincono a occhi chiusi. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    17 dicembre 2017 17:44

    In His Infernal Majesty’s Service (che suona come una ditta che ripara caldaie aperta di recente da Ville Valo per potersi permettere di pagare la cena a qualche zoccola).
    Belardi, o, scrivi proprio bene.

    Mi piace

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  1. Side-project che nel 1999 funzionarono come la DeLorean | Metal Skunk

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