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WITCHERY – “Witchkrieg” (Century Media)

2 agosto 2010

Ve lo dico subito: la principale ragione per la quale non relego la trattazione di questo quinto full-lenght della band svedese alla prossima recensione multipla è la presenza di Kerry King come ospite nella title-track, canzone per la quale è stato girato anche un simpatico video (che trovate in calce alla recensione) dove si può ammirare il chitarrista degli Slayer sparare un assolo dei suoi e fare le facce cattive tra uno stormo di Messerschmitt e l’altro. Cercate di capirmi, io darei spazio anche a un documentario sulla mondatura del cotone in Arkansas se ad un certo punto spuntasse Kerry King che fa un assolo. Sfilata di special guest a parte (ci sollazzano con incursioni alle sei corde anche Hank Shermann dei Mercyful Fate, Jim Durkin dei Dark Angel, Andy LaRocque della band di King Diamond e la coppia d’asce degli Exodus Gary Holt/Lee Altus), di veri motivi di interesse ce ne sono infatti pochini. Sia chiaro, i Witchery sono sempre stati un gruppo cazzeggione e senza pretese, e nessuno si aspetta da loro nulla che non sia del ruvido death/thrash alla svedese con il quale scapocciare in allegria con la birra in mano e le cornine al cielo. Il problema, quindi, non è tanto che le canzoni siano risapute e che questo genere, con gli anni, sia diventato così inflazionato da risultare quasi insopportabile, bensì che “Witchkrieg” non funzioni a dovere nemmeno come divertissement. Troppo precisi i suoni, troppo pulita la produzione, laddove un sovrappiù di ignoranza e di pompa avrebbero sicuramente giovato. Un paio di brani colpiscono nel segno (la sulfurea e cadenzata “The God Who Fell From Earth”, la stessa title-track), ma in altri casi sembra quasi che il chitarrista dei The Haunted Patrik Jensen (tra i membri fondatori superstiti insieme al bassista-prezzemolino Sharlee D’Angelo) abbia voluto riciclare dei brani rimasti fuori dalle sessioni di registrazione della sua band principale. Non male, anche se un po’ troppo monocorde, la prestazione dell’ex Marduk Erik “Legion” Hagstedt, new entry dietro al microfono. Tirando le somme, la questione è semplice: queste sonorità mi hanno stancato già da parecchi anni, e “Witchkrieg” non ha nessun merito particolare perché possa fare un’eccezione; se a voi, invece, questa roba aggrada ancora, sappiate che i Witchery la fanno pur sempre meglio di molti altri.

Ma ora bando alle ciance e godiamoci le boccacce di Legion con le corna di plastica in testa. (Ciccio Russo)

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