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GHOST – Meliora (Loma Vista)

10 dicembre 2015

ghost-melioraI Ghost sono probabilmente l’unico gruppo uscito negli ultimi cinque anni che possiamo immaginare headliner a un festival grosso tra tre o quattro lustri. Per quanto deprimente possa essere questa constatazione, così è. Sebbene le ultime due annate siano state piuttosto mosce, io non sono uno di quei soloni che sostengono che l’heavy metal sia ormai stecchito. A livello underground esce ancora parecchia roba interessante. A livello underground, però. Quello che non c’è più – e che rischia di condannare la nostra scena a una progressiva marginalizzazione, una volta che i grandi vecchi che ora riempiono i cartelloni del Wacken o dell’Hellfest si saranno ritirati per motivi anagrafici – sono le giovani band che si impongono nelle classifiche e trascinano una nuova generazione al metallo, come possono essere stati i Sepultura per me o gli Slipknot per gli adolescenti degli anni zero. Non ho bisogno di spiegarvi quanto e perché ciò sia preoccupante. Nel frattempo ci accontentiamo del relativo successo commerciale dei Ghost, sui quali non avevo mai avuto un’opinione troppo strutturata fino all’uscita di questo loro terzo disco. Il titolo suona presuntuoso ma ci prende: Meliora è il lavoro più maturo degli svedesi, se non il più riuscito e basta. Meno pulito, leccato e tastieroso di Infestissumam (che a me non aveva fatto impazzire), più compiuto e ragionato del comunque suggestivo debutto. Se la già sottile vena doom degli esordi è pressoché svanita, le chitarre di Mummy dust giustificano quell’evocazione dei Mercyful Fate che in passato aveva soprattutto una valenza estetica. La vera anima dei Ghost è, però, un’altra.

Papa Emeritus e i suoi ghoul senza nome sono riusciti a raggiungere determinati traguardi, anche giusto a livello di esposizione, non solo per l’attitudine esoterica da supermercato (che a noi piace tanto) e la gimmick dei travestimenti (che aiuta ma non regge se non c’è sostanza dietro). I Ghost di buono hanno il parziale recupero di quella filosofia artistica che aveva reso gli anni ’90 un periodo così creativo per la nostra musica: l’evoluzione attraverso la contaminazione, con una dose supplementare di paraculaggine. C’è un vago retroterra heavy metal ma c’è anche tutto quello che è successo nel rock di area alternativa dal 2000 in poi: la new wave rediviva, il post rock meno ossessivo, l’indie-pop alla Kent. È questo il segreto del loro botto, oltre, ovviamente, all’immediatezza e all’accessibilità estrema dei loro pezzi, tra ritornelli che ti si piantano nel cervello (Deus in absentia, l’irresistibile He is, tra rock radiofonico americano e power ballad ottantiana) e giri stupidissimi ed elementari che, in un contesto così piacione, finiscono tuttavia per funzionare alla grande. Insomma, li puoi mettere di sottofondo anche con la fidanzata o gli amici non adepti a cena. Alla lunga continuo a trovarli un po’ stucchevoli ma comprendo benissimo perché piacciano a così tanta gente. (Ciccio Russo)

15 commenti leave one →
  1. Pesso permalink
    10 dicembre 2015 11:42

    I primi due dischi non hanno mai detto niente, ma questo terzo mi ha piacevolmente stupito. Speriamo continuino così

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  2. yukluk permalink
    10 dicembre 2015 13:15

    Non mi hanno mai detto molto.. ma questo pezzo è gradevole.. sempre meglio questo che essere condannati in futuro a cloni di gigi D’Alessio…

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  3. weareblind permalink
    10 dicembre 2015 16:43

    Mai ascoltati. Ho una barriera all’ingresso. Voglio morire quando morire anche l’underground metal, tanto mia figlia si sarà sistemata e mia moglie cazzi suoi. Anche perché ascolta roba orecchiabile anni ’80.

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  4. Snaghi permalink
    11 dicembre 2015 00:02

    Io li trovo meravigliosi e quest’album è di gran lunga il loro miglior lavoro per me (già Infestissumam mi piaceva più del primo). Giovani gruppi che vendono e fanno avvicinare i giovani al metallo ci metterei gli Avenged Sevenfold (so che qui non sono graditi, ma è una realtà, che poi non ho mai capito tutto sto ostracismo… ma va beh sti cazzi) e i Five Finger Death Punch… certo non saranno gli Iron, ma non prendiamoci per il culo, manco Slipknot e Sepultura, per quanto mi piacciano, erano gli Iron.

    PS caro Ciccio, mi sono da poco trasferito a Sassari dal Piemonte, so che tu non sei di qua ma sicuramente sei meglio informato di me, ho speranze di veder qualcosa che sia metalloso dal vivo? Grazie

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    • 11 dicembre 2015 10:21

      A me i Five Finger Death Punch piacciono pure ma sia loro che gli Avenged Sevenfold sono comunque legati a suoni che non vanno più di moda come anni fa, laddove i Ghost una loro originalità ce l’hanno. Poi può essere che abbia sottovalutato la loro affermazione presso i più giovani, chiaro.

      PS Gruppi stranieri medio-grossi ne passano solo a Cagliari ogni tanto ma a Sassari uno straccio di giro c’è, anche perché non sta sul mare quindi l’offerta localara “commerciale” di quella zona orbita soprattutto intorno ad Alghero. Al The Hor fanno concerti punk-hc-stoner tutte le settimane e qualcosa di carino passa pure all’Abetone (che è più su indie, folk, cantautori, etc.). Poi ci sono altri 3 o 4 locali più piccoli che fanno cover, serate acustiche e così via. Se ti piace il blues, a Porto Torres c’è il Green House che è un bel locale, in macchina da Sassari ci arrivi in 20 minuti.

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      • Snaghi permalink
        11 dicembre 2015 21:21

        Grazie mille per le dritte!

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    • weareblind permalink
      11 dicembre 2015 12:31

      Già ti odio per invidia

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  5. sergente kabukiman permalink
    12 dicembre 2015 10:45

    ogni volta che mi chiedono “ti piacciono i ghost?” il mio cervello lascia la scatola cranica come quello di homer simpson durante uno sproloquio di ned flanders, il primo mi sembrava carino ma poi hanno cominciato ad essere troppo stucchevoli per me, fondamentalmente per tutto il carrozzone che si portano dietro, carrozzone che culmina con l’idiozia del fantomatico cambio di papa. Hai ragione a dire che non starebbero dove stanno se non ci fosse la sostanza, ma per me il fumo li appesantisce un po’ troppo.

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