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Bonus cd cantati dai cani: ALESTORM – No Grave But The Sea

24 giugno 2017

Il primo impatto era stato quasi disastroso. Pure il secondo, in realtà. Poi, a furia di ascoltarlo per farmene un’opinione, i pezzi che canticchio sovrappensiero hanno iniziato a diventare tre o quattro. Il problema di base, però, resta lo stesso: Christopher Bowes è rimasto l’unico membro originale e si sente. Ok, chiaro, Christopher Bowes è l’idolo del millennio. Però quando non c’è più un blocco storico compatto ad attutire i tuoi guizzi più balzani e la tua band si trasforma in un progetto solista, crollano quegli argini che, anche se sei leader indiscusso, ti contengono quando ti viene di calcare un po’ troppo la mano. Ad esempio, se ti salta in mente di allegare un bonus cd con tutte le canzoni cantate da dei cani.

Scusate, mi correggo. L’idea del bonus cd cantato dai cani è un’operazione artistica elevatissima, tra dadaismo e situazionismo. Certo, c’erano già stati i Caninus. Tuttavia Christopher ha portato il gioco a un livello superiore.

L’inevitabile parallelismo è con i Sabaton. Anche lì il frontman istrionico ha assistito all’esodo della line-up con la quale aveva inciso i lavori migliori e parecchio è andato perduto in termini di amalgama, identità e spunti creativi, una questione abbastanza ovvia che anche chi abbia suonato nella più sordida cover band da bar periferico capisce benissimo. Un parallelismo che serve giusto a dare l’idea. The Last Stand dei Sabaton è un’imbarazzante rottura di coglioni, moscia e pomposa, che non sentirò mai più manco per sbaglio. No Grave But The Sea è un lavoro dignitosissimo, coerente con il ruolo che stanno rivestendo gli Alestorm nella scena: gruppo d’entrata cazzeggione in grado di fomentare pure noi vegliardi, in grado di garantirsi un posto in alto nella scaletta dei festival e perfetto per funzionare su internet (anche qua stesso discorso dei Sabaton: sia Bowes che Brodén sono tra i personaggi più “memizzabili” prodotti dal metal). Come abbiamo lamentato plurime volte, la penuria di gruppi d’entrata attuale è assai preoccupante. Anche per questo mi fomentai così tanto con gli Alestorm, quando uscirono. Captain Morgan’s Revenge era un capolavoro, perdio.

Il mio è un punto di vista parziale e poco oggettivo. A Roberto il disco non è spiaciuto e sono sicuro che la maggior parte di voi condividerà il suo parere. Forse sono io che mi aspettavo troppo perché, per me, gli Alestorm sono sul serio uno dei gruppi più importanti degli ultimi dieci anni. Sunset On The Golden Age restava su livelli piuttosto alti. C’era ancora il chitarrista nano ciccione barbuto, la cui dipartita ha lasciato un vuoto enorme, quantomeno a livello scenico. Io ero un grande fan del nano ciccione degli Alestorm, quando se ne andò ci rimasi davvero malissimo.

Le tastiere bombardone dominano il campo di battaglia e la chitarra è ormai ancillare. I riempitivi sono più del solito ma gli Alestorm sanno ancora scrivere una melodia da coma etilico sulla quale ondeggiare. E, seppure meno ispirato del solito, Bowes continua a tirare fuori di quei suoi ritornelli contagiosissimi che poi ti ritrovi a declamare tra te e te nei contesti sociali meno appropriati. Prendete la meravigliosa Fucked with an anchor, che sapevo già a memoria dopo il primo ascolto. Pegleg potion e Man the pumps spaccano, smaltita la delusione iniziale. E pure Treasure Island è carina ma, del resto, se avessero sbagliato una canzone con quel titolo, avrebbero davvero meritato il giro di chiglia. L’epos stevensoniano alla Running Wild che ammantava ancora i primi lavori è però scomparso del tutto; la componente da cartone animato, da musica da videogioco anni ’80 non ha più limiti; si è incrinato quel fragile equilibrio che aveva reso gli Alestorm così unici. Forse è solo un problema mio. Mo’ vi saluto che torno ad ascoltarmi Mexico cantata dai cani.  (Ciccio Russo)

6 commenti leave one →
  1. ignis permalink
    24 giugno 2017 13:31

    Quello sui Caninus è uno dei miei articoli preferiti!

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  2. weareblind permalink
    24 giugno 2017 16:16

    Il bonus coi cani è na merda. Sono molto d’accordo con la recensione, discreto disco che non ha la freschezza dei precedenti – per me Sunset è MEGLIO dei precedenti – ma che non posso imputare all’amalgama. Guardate gli anni di permanenza dell’attuale line-up.
    https://en.wikipedia.org/wiki/Alestorm
    Peccato mortale per Dani Evans.

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  3. 24 giugno 2017 21:59

    Si capisce benissimo che, alla meglio, è un disco di passaggio, di cui ci ricorderemo soltanto per la sua mediocrità. Senza intensità e piuttosto noioso, anche: mancano quegli spunti ben dosati che si trovavano prima, che so un po’ di thrashcore (come in Black Sails), qualche ritornello che possa prendere realmente, qualche idea sorprendente (come l’intermezzo black di Terrorsquid).
    Poi il cd bonus oltre ad essere cantato dai cani è anche FATTO DA cani: le voci degli animali (che non hanno colpa alcuna, intendiamoci bene) sono campionate e risuonate a tastiera, quindi che senso ha? Che idea è? Ma in casi come questi è inutile farsi troppe domande: è così e non ci possiamo fare niente. Speriamo nel prossimo.

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  4. 24 giugno 2017 22:17

    ho visto su youtube la copertina di questo cd e l’ho collegata con questa recensione…..che il mare li sommerga: https://www.youtube.com/watch?v=eOUXrBuUQ-0

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  5. cattivone permalink
    26 giugno 2017 10:10

    Prova, magari in futuro, a dare un’altra chance all’ultimo dei Sabaton. Non é il loro disco migliore, ma dopo qualche ascolto gira con piacere. Poi magari sono io il fanboy che continuerebbe ad apprezzarli anche se incidessero un disco strumentale usando come unici strumenti scorregge e unghie sulla lavagna.
    Questo degli Alestorm devo ancora recuperarlo. Il disco bonus sembra la classica goliardata che ti aspetteresti da Bowes, ma forse qui é andato un po’ troppo oltre.

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  6. sergente kabukiman permalink
    26 giugno 2017 17:43

    premettendo che questo gruppo l’ho conosciuto e amato proprio grazie a MS( che poi è l’unico in un genere che mi fa abbastanza cacare), devo dire che i pezzi belli ci sono, non tutti ma una manciata ce ne stanno, la pecca più grossa per me è la ripetitività delle strutture, per esempio i singoli hanno praticamente la stessa forma-canzone,e dopo un po’ la cosa diventa pesantuccioa. dani evans da queste parti lo rimpiangiamo più di blackmore nei deep purple mi sa, anche perchè blackmore non suona con la maglietta di evil dead addosso quindi perde a prescindere.

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