C’è da spostare una capra: BELPHEGOR // LUNARSEA // NERODIA // ARMY OF HELVETE @Traffic, Roma 19.09.2013

black metal ist krieg

black metal ist krieg

Non scrivo niente da un po’, lo so, ma è un mondo difficile. Allora per spezzare il digiuno quale migliore occasione di un concerto dei BELPHEGOR, storica pietra miliare dell’insulto all’Onnipotente e a tutti i suoi affiliati? Una conferma arriva anche dal pubblico accorso al Traffic, che ha tutto l’aspetto di una megarimpatriata tra vecchie conoscenze della scena metal romana di dieci anni fa, che ormai ai concerti non vedi quasi più se non in rarissime occasioni. Tipo questa. Perché in fondo puoi pure crescere, maturare, mettere su famiglia, avere un lavoro serio, però se sei metallaro davvero non puoi perdere l’occasione di rendere omaggio al CAPRO e alzare al cielo la birra annacquata nel bicchiere di plastica quando sul palco un tizio sbronzo e semianalfabeta in face painting aizza la folla biascicando qualcosa in screaming, anche (o soprattutto) se l’unica parola che identifichi è Lucifer.

Perciò i capitolini LUNARSEA, ultimo gruppo di supporto (gli altri due ce li siamo persi perché eravamo impegnati a tributare il caprone sull’autobus per arrivare al Traffic), non c’entrano moltissimo con l’atmosfera, suonando un death melodico di stampo soilworkiano ben suonato e ben strutturato. Ci sono piaciuti eh, e pure molto; sono piaciuti anche a Ciccio che sto genere lo schifa; ma non c’entravano moltissimo. Faccio loro i complimenti perché suonano bene, sono ben amalgamati, i pezzi funzionano tutti, hanno una bella presenza di palco eccetera, ma la gente era molto impaziente di gridare bestemmie in screaming e loro non erano proprio adattissimi allo scopo. Comunque promossi.

L’atmosfera si riscalda durante il soundcheck dei Belphegor, lunghissimo, che ti chiedevi ma che cazzo hanno da sistemare l’audio tanto sono dei grezzoni che bestemmiano e poi Baal è pure più contento se non si sente un cazzo e il sonoro è un pastone indefinito in cui non si capisce se quello che senti è la batteria o la voce. Invece i nostri nel frattempo hanno imparato a suonare e quindi forse lo scopo è far sì che le invocazioni al Demonio arrivino più nitide. Non so. Però, dopo una mezz’oretta di check-check one-two-one-two e di growl a capocchia (sì, hanno fatto il soundcheck in growl), un omino porta sul palco due treppiedi coperti da buste di plastica, che si riveleranno essere due mirabili composizioni scultoree con teste di capra, corna di capra e maschere antigas della seconda guerra mondiale, appizzate sul palco così, giusto per fare un piacere all’Avversario. La reazione del pubblico è stata affascinante però: appena le buste sono state tolte e i teschi di capra si sono rivelati, è iniziato un coro di bestemmie gridate fortissime e di divertenti celie sull’importanza del capro nell’ordine cosmico e su fondamentali dogmi del cristianesimo tipo l’immacolata concezione della Vergine Maria. È stato anche divertente vedere come la sola epifania del caprone abbia scatenato la blasfemia nel pubblico; i vincitori sono stati due: quello che ha gridato “C’è da spostare una capra” (chiunque tu sia, avanzi una birra per il titolo) e quell’altro che, probabilmente infastidito per l’insistenza con cui tutti insultavano l’Onnipotente, ha bestemmiato il nome della Sacra Vergine per poi precisare “ci sono le quote rosa“. 

goatmetal

Non so se ricorderete, ma anni fa, su un report del Metalcamp sul Metal Shock cartaceo, avevo raccontato di quando Luca Arioli comprò l’edizione limitata dei primi due dischi dei Belphegor in un tascapane contenente una maschera antigas della seconda guerra mondiale. Questi sono i Belphegor. Ma i Belphegor sono anche quelli il cui leader, Helmuth, ha preso il tifo in Brasile attaccandosi al rubinetto dopo un hangover, dando il colpo di grazia al suo metabolismo martoriato da vent’anni di alcol e droga e finendo cinque settimane in terapia intensiva con tanto di operazione a cuore aperto come ciliegina. Se non li avete mai visti, un concerto dei Belphegor è esattamente quello che ci si aspetta: casino, bestemmie, corna, pogo violentissimo, invocazioni al Demonio e tanta allegria. Perché la gente non sa che si perde a essere metallari e soprattutto non riesce a capire perché i sentimenti principali a loro associati sono STIMA e allegria. Non aspettatevi un track-by-track perché questi hanno fatto una decina di dischi pieni fondamentalmente di casino e bestemmie, quindi vi dirò che gli unici pezzi che ho riconosciuto (perché li ha annunciati lui) sono le due titletrack Necrodaemon Terrorsathan e Lucifer Incestus. Per il resto non so che dirvi. La gente faceva un crowdsurfing ferocissimo senza curarsi di spaccare la faccia delle persone a calci ma stando attentissima a non far cadere i treppiedi coi caproni, perché anche noi abbiamo una scala di valori, che cazzo. Ciccio ha salutato una sua conoscente e quella gli ha detto: “Mi hanno dato un calcio su una tetta“. Chi non è venuto non sa che si è perso. (barg)

ps: una volta, su questo blog, fu raccontato di un membro della “redazione” che anni fa, in condizioni pietose, si mise a quattro zampe a fissare negli occhi un caprone urlandogli contro in screaming. Beh, ero io. Mi sembrava la giusta occasione per rivelarlo.

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