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Manowar are made of steel

26 giugno 2012
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Quando leggi un libro di fantascienza, Bradbury, Dick oppure un Asimov a caso, i cui racconti proiettati in un futuro remoto si sviluppano secondo connotati così familiari alla nostra linea temporale, o anche quando ti avvicini a storie fantasy ed epiche, ambientate in un passato mai esistito, ti sei mai chiesto dove nasce la brama di immergerti in una dimensione immaginaria? Quali che siano le tue motivazioni immanenti, fidati che sei mosso da un unico recondito desiderio: la voglia di sognare. E non ti verrebbe mai in testa di chiederti come è possibile che Palmer Eldritch sia tormentato dalle stesse identiche perverse ambizioni dell’essere umano, come la smania di asservire, conquistare, fare soldi e spacciare droga. E nemmeno ti chiedi come è possibile concepire un robot così umano troppo umano come R. Daneel Olivaw. Amico mio, tu l’hai capito, questa cosa si chiama sospensione dell’incredulità ed è un fatto normale e sei tranquillo perché sai di non essere pazzo. Pazzi invece sono quelli che si chiedono se Tom Bombadil in realtà sia gay; o quelli che non si fanno capaci di come abbia fatto Capitan America a tornare in vita dopo aver trascorso tanti anni in un cubetto di ghiaccio; o quelli che, pensando alla nota proporzione tra lunghezza dei piedi e lunghezza del pene, ritengono che gli hobbit siano superdotati. Per non parlare delle leggi di gravitazione universale costantemente eluse in qualsiasi film di fantascienza. Dov’è il problema?

un Manowarrior non si giudica dall’altezza

Per i Manowar il discorso è esattamente lo stesso. Infrangono la forza di gravità e qualsiasi altra forza universale valga la pena di infrangere ogni singola volta che li ascolti. Non ha senso evitare di affrontare il vero discorso cercando di guadagnare tempo con giudizi afferenti l’ambito musicale. Si sta parlando dei Manowar, non di qualcosa di tangibile. DeMaio & Co. non sono dei musicisti qualsiasi: loro sono un racconto vivente, un film che passa nel tuo stereo ogni volta che vuoi. Non sono persone normali come me e te, loro incarnano un modo di essere ed uno spirito che prima non esisteva e che ora puoi definire con una sola parola: Manowar. Non ci si affanni a parlarne bene o male perché non ha alcun senso. Sarebbe come provare a sostenere che quel tale racconto di fantasia è troppo o troppo poco realistico. O chiedersi come fa il cavallo a sei zampe di Odino a non incespicare. La musica dei Manowar sconfigge la tua parte razionale. I testi poi, sono convinto che infilano in un bussolotto le 30/40 principali parole che valga la pena inserire in un brano dei Manowar e con quello che ne viene fuori ci fanno un titolo tipo Kings of Metal, Heart of Steel, Gods of War, The Lord of Steel, Hail Kill and Die (qui ne trovi più o meno il 90%). Dov’è il problema? Tu mi capisci, amico mio, e lo sai perché? Perché ogni volta non stai lì a chiederti come facciano le navi spaziali a bruciare nel vuoto cosmico. 

Quando Eric ti dice We come from different countries/With metal and with might/We drink a lot of beers/And play our metal loud at night non fa altro che sfondare la quarta parete per mettersi in contatto diretto con te e tu lo accetti allo stesso identico modo in cui annuivi quando ti diceva Battle Hymns did sound the call/you came to our side/You heard true metal, Into Glory Ride. L’ateo puro non esiste (e se anche esistesse sarebbe una persona molto triste). Ciò che ci resta allora è un minimo di fede, quello stesso tipo di fede che si ripone in un autore di romanzi, un personaggio, una storia, un film, e che tu riponi in Eric, Joey, Scott, Ross e in chiunque altro vuoi faccia parte di questo grande, meraviglioso Valhalla. Credici con maggiore o minore intensità; fa’ come vuoi, alza i pugni in aria, solleva un calice in loro onore ogni volta che ascolti Manowarriors, ma soprattutto condividi tutto ciò con chi, come te, ha ancora una fervida immaginazione e prende dannatamente sul serio le cose “frivole” e dannatamente a ridere le cose “serie”. Fa’ ciò che ti fa sentire vivo e continua ad ascoltare i Manowar, con una birra in una mano ed una spada nell’altra e abbi fede, amico mio, che tutto andrà bene. E se non hai una spada va bene anche una mazza di scopa, ma non smettere mai di sognare. For as long as we’re together then, forever carry on! (Charles)

25 commenti leave one →
  1. VAGO permalink
    26 giugno 2012 13:46

    La prima cosa che guardo appena sveglio è il poster di “Warriors of the World” e ogni fottuto giorno prego il Manowarrior di proteggere e benedire la mia giornata cosicché tutto possa andare per il meglio

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  2. 26 giugno 2012 13:57

    Questa e’ una delle cose piu’ meravigliose che abbia mai letto. Carry On brother and Hail to Manowar!

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  3. max von g. permalink
    26 giugno 2012 15:20

    sono d’accordo su tutto, sono lo stomaco e il cuore (of steel..) che ci guidano, altrimento ascolteremmo altro..

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  4. Cimi permalink
    27 giugno 2012 09:00

    Bell’articolo.

    Ma secondo me fino a The Triumph of steel i testi dei Manowar non erano male.

    E’ negli ultimi album che usano sempre le stesse parole..

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  5. Certain Death permalink
    27 giugno 2012 12:23

    è bellissimo, non c’è un cazzo da dire, io mi sveglio ogni mattina con questo disco e mi sento una persona migliore. L’unica scelta incomprensibile è la produzione, giustificata solo dal fatto che – spero – quello che ho ascoltato sia un rough mix.

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  6. 27 giugno 2012 22:20

    leggo letteratura fantasy da anni ed all’alba dei miei 35 anni non riesco a leggere neanche un capitolo senza un disco dei manowar!!!

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  7. 29 giugno 2012 15:17

    album da ascoltare in macchina a volumi da decollo d’aereo, attraversando centri abitati e tangenziali… In The Power And Glory Of Steel.

    p.s
    Il suono del basso mi fa godere come una bestia.

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  8. Tiz permalink
    29 novembre 2012 19:27

    Hail to Charles

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