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SLEEP // A STORM OF LIGHT @Circolo degli Artisti, Roma, 16.05.2012

23 Mag 2012

Premessa: questo live report esce così tardi perché si dovevano mettere insieme i tempi e le volontà delle quattro persone che lo hanno scritto. La motivazione dietro alla scelta di farne un lavoro sinottico di gruppo è stata fondamentalmente perché sì.

Stefano Greco: Fino a pochi giorni prima della data ero convinto che andare a rivedere gli Sleep a poche settimane di distanza da una delle prestazioni della vita si sarebbe rivelato un errore. Mi erano piaciuti in maniera esagerata e quindi  temevo una qualche delusione, un ragionamento solo apparentemente sensato. È come dire che non torneresti al tuo ristorante preferito perché i ravioli sono troppo buoni, o come rinunciare a una scopata con Jennifer Lopez perché te la sei già fatta una volta. Un’assurdità completa. Archiviata la pippa mentale non ho potuto che presentarmi puntuale all’appuntamento con la messa del riff. E del volume. Già, perché poi alla fine di tutto quello che temevo davvero è che il suono fosse inadeguato, perché il volume basso è il più grande insulto al rock’n’roll. Cisneros & Pike sono lo Yin & Yang del metal, il mistico e il marcio, elementi opposti e complementari.  Dopesmoker ha aperto e chiuso il concerto, il volume era a palla. Non mi pare ci sia altro da aggiungere.

Ciccio Russo: Stava più male Rich Mullins dei KTB all’Acid Fest o Al Cisneros stasera? Un po’ come chiedersi se sia più forte Hulk o la Cosa. É uno dei due interrogativi cosmici che ci poniamo una volta seguito il fumo e apertesi di fronte a noi le ampie distese desertiche della riff filled land. Ma per far ciò l’ineluttabile presupposto è drop out of life with bong in hand e si arriva quindi troppo tardi per l’esibizione degli A Storm Of Light. Dopodiché ci si pone l’altro interrogativo cosmico. Dove cazzo è Fabrizio Socci? Ci aveva detto che forse sarebbe venuto. Io non lo vedo da una vecchia data degli Spiritual Front, sempre qua al Circolo. Ma lo sentiamo subito nell’aria, anche solo come presenza extracorporea (magari è uscito dalle sue spoglie mortali e negli ultimi mesi ha trovato comunque modo di collegarsi a un pc), quando parte Dopesmoker. La suonano quasi tutta per poi lasciar posto a esattamente tutti i brani che avreste voluto sentire a un concerto degli Sleep e riservarci la conclusione per il finale, prima di congedarci lasciandoci in balia di destabilizzanti feedback. I volumi sono insensati, ed è giusto così. Alla batteria c’è Jason Roader dei Neurosis, che fine abbia fatto Chris Hakius, che avrebbe mollato pure gli Om, non si è capito bene. Cisneros sta veramente a pezzi. É il nostro sciamano narcotico. Matt Pike, che a fine serata sarà visto trascinarsi una tizia nel tourbus con la grazia di un uomo delle caverne, ha un’aria meno rilassata e più psicotica. A un certo punto appare Socci. Mi giro un attimo e sta lì, ore 10, un metro. Lo abbracciamo increduli. Si era materializzato in quel momento, le vibrazioni doom alla loro massima espressione lo avevano evocato dal nulla. Del resto è un periodo nel quale si stanno accumulando tante di quelle coincidenze allucinanti che mi sembra di vivere nella seconda serie di Lost, vuoi non incontrare Socci al concerto degli Sleep? Let there be er Doom.

Roberto ‘Trainspotting’ Bargone: Vorrei specificare che non è che di colpo mi è venuta la fissa per il doom, lo stoner e in generale la musica da fattanza, è semplicemente che prende bene dal vivo e poi riesco a entrare facilmente nello spirito, diciamo. Quindi -a parte gli Sleep e altri più noti tipo i Karma To Burn- mi faccio tutti sti concerti senza conoscere neanche una nota dei gruppi che suonano; e  mi sto facendo una cultura sulla scena italiana che levati. Uno degli scopi principali è comunque beccare il Socci, ché non lo vedo da tre anni; e più ascolto sta musica più non riesco a capire come faccia il sempre lucidissimo e sobrissimo Socci ad ascoltarla tutto il giorno, tutti i giorni. Questa cosa, associata al fatto che ormai è seriamente sparito dalla circolazione (non che prima fosse un vitellone, ma un giretto ogni tanto ci usciva), ha generato una serie di teorie interessanti su cosa stia facendo il Socci adesso: si è suicidato? è entrato in una banda di motociclisti? è asceso al cielo? si è affiliato alla Sacra Corona Unita? Perché il Socci ormai è una categoria dello spirito; un genius loci dei concerti doom che si manifesta solo nelle occasioni in cui la folla inneggia ai sudari e alle tombe scoperchiate. Se gli mandi un sms, difficilmente risponde. Un messaggio su facebook magari è più rapido, ma hai sempre il dubbio che ci sia un bot che manda risposte in automatico: sì, no, non credo che riesco a venire, purtroppo quel giorno ho da fare, nun me va tanto de uscì oggi etc. A maggior ragione, quando spontaneamente ci ha detto che oggi sarebbe venuto, vedere il Socci è stato l’obiettivo principale della serata. Quindi arrivo al Circolo e gli mando un sms; lui risponde (!) io sono già qui; e io gli dico siamo vicini al mixer, dietro; e lui non risponde più. Puf, sparito, andato. Ci rimango di merda perché pensavo di bere una birra in allegria col Socci e Stefano Greco; quest’ultimo era in forse e poi non ci siamo più sentiti; e il Socci figurati se si riesce a beccare. Boh vabbè, comunque non si sta affatto male: il concerto è spettacolare, gli Sleep spaccano e nessuno dei tre membri della band sembra avere la minima idea di dove si trovi in questo momento. Il pubblico pure sta abbastanza di sotto, c’è un odore tipo tribù di indiani che fanno i segnali di fumo con la marijuana e parecchia gente strana in giro. Tipo persone di mezza età che ondeggiano allucinate manco fossero a Woodstock a guardare i Grateful Dead. Come fa il Socci ad ascoltare sta roba? Il Socci mantiene un grado di lucidità posseduto solo dagli elettori di Formigoni, come fa ad ascoltare doom per drogati? Lo cerchiamo nella folla, ma niente. Però c’è: lo ha scritto nel messaggio. Ma forse c’è nel senso che si è manifestato, aleggia su di noi traendo linfa vitale dal riverbero esasperato e dalla voglia di morire, forse Socci è con noi ogni volta che mettiamo su gli Electric Wizard; e probabilmente il Socci che abbiamo conosciuto era solo un avatar, una manifestazione immanente del santo patrono delle pietre tombali e delle cartine. Oppure Socci è il maestro dei cinque picchi. Non so se guardavate I cavalieri dello zodiaco. Il maestro dei cinque picchi era, in sintesi, un saggio signore con la barba e i baffi che stava sempre fermo seduto davanti a una cascata e a cui il cuore batteva solo una volta al giorno. Sì, dev’essere senz’altro così: Socci è il maestro dei cinque picchi. Certo però, a sapere che non avrei beccato il Socci sarei venuto con più calma.
Poi a un certo punto  compare tra la folla, lucido e sobrio come un bambino di cinque anni, muovendo la testa avanti e dietro. Mi chiede cosa ne penso del concerto; e io già non sono un esperto del genere, poi in questo momento ho i processi mentali parecchio lenti, quindi lo guardo e gli dico  solo ‘fico, fico‘. Incontriamo anche Max dei Kurnalcool in trasferta. Stefano Greco niente invece, chissà che cazzo di fine avrà fatto.

Fabrizio ‘Doom’ Socci: Se ci seguite dai tempi del cartaceo ricorderete sicuramente quanto mi sperticassi in lodi verso gli allora sciolti Sleep, band seminale in ambito stoner/doom acido e lisergico ancor più degli immensi Electric Wizard. Neanche nelle mie più sfrenate fantasie all’epoca avrei immaginato che nel 2012 sarei riuscito a colmare la lacuna di non averli mai visti dal vivo, del resto le reunion non erano di moda e il buon successo degli High on Fire di Pike mi pareva un ostacolo insormontabile per il loro ritorno. Invece, il Dio dello stoner doom ha concesso un’altra possibilità e di questo gli siamo grati e sempre lo saremo. Per quanto validi sia su disco che dal vivo, il gruppo di apertura A Storm Of Light (band del visual artist dei Neurosis Josh Graham) è soltanto un buon antipasto e quando sul palco salgono gli Sleep e attaccano Dopesmoker… beh, lì finiscono le parole e inizia la storia. Speravo la facessero tutta di un fiato (per chi non lo sapesse dura un’ora) ma dopo una ventina di minuti hanno interrotto e alternato pezzi da altri album, e la palma del disco che meglio rende dal vivo va a Holy Mountain (titletrack su tutte). Per il resto mi riesce difficile parlare di una leggenda di questo calibro, capace di creare atmosfere da trip (in tutti i sensi) rimanendo nell’ambito della musica (molto) pesante, con capacità anche tecniche superiori a molti gruppi del genere. A differenza del 90% delle band dell’epoca (che abbiano effettuato reunion o non si siano mai sciolte poco importa) un loro concerto non ti fa rimpiangere di non averli visti anni prima quando erano in forma, ma ti fa dimenticare per un paio d’ore che sia passato tutto questo tempo. É senza dubbio il miglior complimento che si possa fare a questi giganti.

25 commenti leave one →
  1. Nunzio Lamonaca permalink
    23 Mag 2012 16:16

    “…le vibrazioni doom alla loro massima espressione lo avevano evocato dal nulla…”

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    • Charles permalink
      23 Mag 2012 16:40

      “…aleggia su di noi traendo linfa vitale dal riverbero esasperato e dalla voglia di morire…”

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  2. chippy_bones permalink
    23 Mag 2012 16:23

    io stavo, come di consueto, sotto alle casse.

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  3. sergente kabukiman permalink
    23 Mag 2012 19:35

    li ho visti a cortemaggiore..nel locale c’era odre di sesso musicale e di altre sostanza erbacee.il mio cervello era tumefatto.ma avrei pagato per vederli a roma con affianco le glorie di metal skunk

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  4. 23 Mag 2012 23:07

    temo che il mitico Socci non ne abbia memoria ma una volta ebbi l’onore di stringergli la mano…comunque il formidabile sproloquio di Barg mi ha riportato alla mente una vecchia shock mail dove si parlava del Socci che comprava “due copie di un oscuro 7″ che avrebbe fatto grattare le palle anche ad un gatto nero”..e nel frattempo mighi romani girava con le sue “due usuali magliette degli emperor una sopra all’altra”(o qualcosa di simile…)…

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  5. 24 Mag 2012 11:09

    Il riferimento al maestro dei 5 picchi mi ha steso, mi ha proprio steso.

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