Devianze romane: intervista a Giorgio Maria Condemi (Spiritual Front)

"Guarda Anna, un tratto culturale!"

Il mio professore di Sociologia diceva sempre: <<Un uovo deposto dalla gallina è natura, cotto in padella è cultura>>. Non ho mai capito se dietro questa frase ci fosse un doppio senso o se semplicemente volesse prenderci per il culo, a noi studenti. Resta il fatto che presi trenta per aver ripetuto la frase coll’espressione di quello che aveva capito come girava il fumo a questo mondo. Se mi leggesse ora penserebbe sicuramente che faccio schifo e che ho comprato la pergamena di laurea all’Ikea. Per di più ogni tanto se ne usciva con la fatidica domanda a cui nessuno era in grado di rispondere: cosa è un “tratto culturale”? Non chiedetemelo vi prego perché quando lo faceva il prof ci mostrava sempre una penna con fare minaccioso e non ho mai capito se quel gesto implicava che la penna fosse un tratto culturale o che l’avrebbe infilata in dar posto a colui che non avesse saputo rispondere. ‘Sta cosa della penna mi ha segnato per anni. Comunque, grazie a questo trauma psicologico oggi posso dire con semi-certezza che un cd sia un tratto culturale e con certezza quasi assoluta che un cd degli Spiritual Front sia più culturale di un altro. Sì perché gli SF alle note riescono ad affiancare, con grande naturalezza (mò ci vuole), poesie ed immagini di un cinema alto senza che la proposta risulti cervellotica, piuttosto che distaccata dalla realtà in cui vivono, la realtà di quella Roma <<un po’ romantica e un po’ puttana>> che anche noi sentiamo di amare e disprezzare con la stessa contraddittoria intensità. È con questa premessa che vi riportiamo un’intervista con l’uomo alle chitarre, Giorgio Maria Condemi, al quale è toccato di rispondere alle mie domande.

Chi o cosa dobbiamo ringraziare per quel capolavoro di Rotten Roma Casinò?

Beh, prima di tutto ti ringrazio io. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato l’album. Un lavoro tutt’altro che facile, sia per come è stato concepito sia per il quando. La lavorazione è durata molto per questioni interne al gruppo (cambio di line-up, innesto del basso, problemi di logistica in genere) e poi per il peso dell’Armageddon Gigolò, un disco amatissimo le cui vette a mio parere rimangono davvero alte. In ogni caso, i lavori fruttano bene quando c’è un buon gioco di squadra. Penso che questo sia stato anche il caso di RRC. Alla base ci sono sempre le fondamenta del pensiero nihilst-pop di Simone Salvatori, una formula comunque geniale e seminale, poi il lavoro immane fatto da tutta la band, con forte dedizione e consapevolezza. Poi ancora alcuni ingredienti magici come il quartetto d’archi del Maestro Ennio Morricone, sapientemente arrangiati dall’ex pianista Piergiorgio Ambrosi, e la supervisione del nostro sound eng. di fiducia: Fabio Colucci presso l’Herzog studio. Quindi in definitiva ti risponderei che devi ringraziare gli Spiritual Front…

RRC è a cavallo tra folk mitteleuropeo, pop e western americano. Trovo Odete assolutamente commovente mentre Black Dogs Of Mexico e The Days of Anger mi fanno pensare ad un Clint Eastwood che mastica tabacco…
Concordo. Questa in fondo è diventata la formula “chiave” del gruppo. Un processo gia iniziato nel precedente disco e che continua in questo. I pezzi che hai citato sono tra i miei preferiti, quelli dove esce di più l’anima polverosa (insieme a Bare Knukle Boy e Song for Johnny), sporca e western, nel senso cinematografico “italiano” del termine. 
Grazie anche agli archi che citavi prima la vostra proposta musicale è molto raffinata ma in contraddizione alle tematiche “sporche” che trattate in alcuni testi. Una contraddizione ricercata o spontanea?
Ti direi che mai come in SF la contraddizione è un elemento totalmente insito. A partire soprattutto da Simone Salvatori, personaggio dalle mille sfaccettature, autentico Pigmalione innamorato della sua creatura, istrionico, senz’altro una personalità con carattere e genialità da vendere. Che odi o ami. Senza mezzi termini.
Il micetto triste e nichilista che suona la fisarmonica (splendido lavoro di Chris Askew) perché piange?
Beh su questo possiamo starci una settimana. Ognuno dica la propria. I tempi non sono facili. Dico pure che Roma, dea ispiratrice del disco, è una città di lacrime. Lacrime di gioia, di amarezza o di disperazione. Fa lo stesso. Ecco, per rifarmi alla domanda precedente, hai mai conosciuto una città più contraddittoria di questa?
Starlette, caso Marrazzo, feste con minorenni arriviste. In quale momento la nostra ironia sarcastica su queste vicende rischia di diventare complicità e connivenza?
La nostra società, l’Italia in generale, ha la classe politica che si merita. E’ da 20 anni quasi che la politica ha preso questa piega. Non è stato fatto niente. Quindi siamo complici. Siamo tutti bravi a lamentarci, poi se abbiamo la possibilità di godere di un po’ di potere diventiamo come gli altri. Se abbiamo la possibilità di usufruire di una raccomandazione ce ne freghiamo della “meritocrazia”.  Nessun paese è perfetto, certo, ma credo che tutti uscendo dai confini italiani ci siamo confrontati (e sconfortati) con realtà tanto più civili della nostra. L’Italia è un grande teatrino anarchico che, se ti dice culo, te la godi alla grande. Se ti dice male ti devi arrangiare. E in questo non abbiamo pari al mondo…
A giugno scorso avete suonato nuovamente al Wave Gotik Treffen di Lipsia. Tra l’altro cadeva anche il ventennale del mitico evento. Raccontaci del clima e dell’atmosfera.
Meraviglioso. Per me è stata la prima volta. Grande organizzazione. Grande calore. La location (auditorium Felsenkeller) gremita. Del resto in Germania Spiritual Front gioca in casa. Mi ricordo una sorta di assalto al merchandising dopo il concerto. Speriamo di tornarci presto.
Citazioni ed immagini: Fassbinder, Bergman, Visconti, Valeri. Le proiezioni di Mamma Roma durante i concerti. Siete dei cinefili. Hai visto l’ultimo film di Sorrentino? Ti è piaciuto il tratteggio del personaggio di Cheyenne? E David Byrne che interpreta se stesso?
Comincio da Byrne: 5 minuti di cameo che valgono il primo tempo del film. Per il resto, mi è piaciuta molto l’interpretazione di Sean Penn, il suo viaggio verso la maturità da star annoiata e mai cresciuta grazie al compimento della missione lasciata a metà dal padre. I fotogrammi della provincia americana e il tema delle conseguenze inaspettate e tragiche che la musica puo avere su personalità fragili. Poi la musica, che nei film di Sorrentino ha sempre un grande ruolo e un certo spessore. Il classico film che riesci ad apprezzare giorni e giorni dopo averlo visto.
Siete tra coloro che parteciparono al tribute album a Pasolini, Songs For A Child. Come è nata e si è sviluppata tutta la faccenda?
Non saprei risponderti in merito al “come”. Di queste cose se ne occupa direttamente Simone. Di certo, per il ruolo che SF ha nella scena dark rock folk all’estero, mi sembrava inevitabile. Noi siamo associati e in un certo senso ambasciatori di quell’immaginario cinematografico che Pasolini ha cosi ben vissuto e descritto. L’etica e l’estetica musicale di SF è intrisa di Pasolini. La nostra presenza nel tribute album era imprescindibile.
Come è iniziata la collaborazione con Fabiano Lioi?
Potrei davvero raccontarti quella che per un paio d’anni a questa parte è stata “la storia” da raccontare, in merito alla rocambolesca collaborazione con Fabiano. Il nostro primo incontro fu per girare il video di Kiss the girls and make them die. Un video che non solo non fu mai girato, ma che finì in una tragicomica storia di agghiaccianti coincidenze, tra vampiri, esorcisti, alti prelati del Vaticano e denunce penali… Una storia che poteva finire male, ma che grazie al cielo si è poi conclusa in una risata. Da allora comunque rimase la voglia di collaborare. Di fatti Fabiano compare nel DVD di RRC e credo farà sicuramente parte di qualche nuovo video da qui a venire.
State lavorando a qualcosa di nuovo?
Sì, è in dirittura d’arrivo una ristampa del vecchio Nihilist Cocktails, che poi ristampa non è poichè i pezzi sono stati tutti risuonati e cantati con la formazione e i suoni di oggi, più un paio di inediti e bonus tracks. Un lavoro molto ben fatto che traccia una grande linea di congiunzione tra quello che SF era e quello che è ora.
Un’ultima tua osservazione a chiosa finale. Personalmente penso che letteratura, musica e cinema contribuiscano a dare senso alla vita. Nel film dei Monty Python il sergente maggiore invita le reclute che dissentano dal suo <<progettino di marciare avanti e indietro per il cortile>> ad andarsene. Chi va a leggere un libro, chi ad esercitarsi al pianoforte, gli altri al cinema…
Su questo potremmo starci mesi! Certo concordo in pieno. Le tre arti che hai citato (aggiungerei anche danza, pittura, scultura ma in generale qualsiasi forma di arte capace di andare oltre il descrivere) sono portatrici della ricchezza più preziosa e salvifica per chi sa esercitarle e per chi sa fruirne. La sensibilità dell’uomo ha bisogno di stimoli per crescere e più siamo aperti più siamo terreno fertile per crescere ancora. Capire il senso della vita è difficile ma di sicuro -per fare una facile citazione ma mai banale- “fatti non foste a viver come bruti”. E se c’è una cosa di cui il mondo può davvero morire è di ignoranza. Perchè l’ignoranza porta egoismo, povertà di stimoli, appagamento di bisogni essenziali e assoluta mancanza di rispetto e amore per tutto ciò che è “altro”.
E noi che consideriamo la nostra semenza continueremo ad ascoltarvi per seguir virtute e canoscenza. (Charles)

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